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Litio, segnali di ripresa dopo il crollo dei prezzi

La Cina rassicura sui sussidi per l’auto elettrica: non bisogna aspettarsi nuovi forti tagli quest’anno. Ma a far correre i titoli dei produttori di litio ci sono anche altre notizie, che riguardano sia la domanda che l’offerta del metallo per batterie

di Sissi Bellomo


Ecco la verità sulle batterie del futuro per auto elettriche

3' di lettura

L’anno nuovo ha portato un’ondata di ottimismo nel settore del litio. Il metallo per le batterie – di cui si è sviluppato un enorme eccesso di offerta – aveva concluso il 2019 su una nota negativa, con prezzi in ribasso di quasi il 40% e sui minimi da 4 anni secondo gli indici di Benchmark Mineral Intelligence (il carbonato di litio vale meno di 8mila dollari per tonnellata, l’idrossido circa 10mila dollari).

Negli ultimi giorni l’umore è cambiato, grazie a una serie di notizie che stanno facendo correre in Borsa i titoli dei maggiori produttori. A Wall Street in due sedute Albermarle ha guadagnato quasi l’8%, spingendosi ai massimi dallo scorso aprile, Livent – che solo pochi giorni fa aveva lanciato un allarme sui conti – è risalita del 7,5%. Per il colosso cileno SQM il rialzo in due sedute sfiora il 13%, mentre le azioni dei due big cinesi – Ganfeng e Tianqi – scambiano ai massimi dall’estate 2018.

Il rally è partito grazie alle rassicurazioni sul destino dei sussidi per l’auto elettrica in Cina. «State tranquilli, non ci sarà un ulteriore taglio», ha dichiarato sabato il ministro dell’Industria Miao Wei, rivolto a una platea di industriali del settore.

Un comunicato emesso nelle ore successive ha smorzato i toni: i sussidi per i Nev (New Energy Vehicles, categoria che include anche ibridi e veicoli a idrogeno) saranno in realtà «mantenuti relativamente stabili quest’anno e non saranno ritirati in modo significativo». Ma anche così – e con la prospettiva, mai smentita, di un ritiro totale nel 2021 – l’industria automobilistica può tirare un sospiro di sollievo.

Ci si attendeva infatti una replica della pesante sforbiciata dello scorso luglio, in seguito alla quale le vendite di auto elettriche in Cina (mercato che finora ha trainato la diffusione nel mondo) sono andate a picco. Nella Repubblica popolare le immatricolazioni di Nev, che nel 2018 erano aumentate del 62%, l’anno scorso sono calate del 4% a 1,24 milioni di unità. A dicembre c’è stato addirittura un crollo del 27,4% su base annua.

Le dichiarazioni da Pechino hanno contribuito a mettere il turbo anche a Tesla , che ha appena consegnato alle concessionarie le prime Model 3 «made in China»: la società di Elon Musk ora è lanciata verso i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione, più di Ford e Gm messe insieme.

A sostegno del mercato del litio sono nel frattempo intervenute anche altre rilevanti novità. Sk Innovation, importante produttore di batterie sudcoreano, che rifornisce anche Volkswagen e Daimler, ha annunciato di voler triplicare la capacità degli impianti entro il 2022, portandola a 60 GWh. Nel 2019 la capacità era quadruplicata.

Il 26 dicembre la sentenza di un tribunale cileno ha messo a rischio i piani di SQM per aumentare la produzione di litio nel deserto Atacama. La corte ambientale di Antofagasta ha accolto il ricorso presentato dalle popolazioni indigene, preoccupate per le risorse idriche dell’area, e ha sospeso il via libera al progetto. La mineraria puntava ad espandere entro il 2021 l’output di carbonato di litio da 70mila a 120mila tonnellate e quello di idrossido di litio da 13.500 a 30mila tonnellate.

Anche Livent potrebbe frenare lo sviluppo dell’offerta di litio. La settimana scorsa la società americana ha annunciato una «revisione» dei programmi di espansione, poiché «le attuali condizioni del mercato rimangono sfidanti, con prezzi in discesa in tutte le regioni geografiche e nella maggior parte dei mercati finali». I ribassi secondo Livent non si arresteranno nel 2020.

Il pessimismo è condiviso da diversi analisti, convinti che il surplus di litio sia troppo grande per riuscire ad essere assorbito in tempi brevi. Secondo S&P Global Platts Analitycs la domanda di batterie per auto elettriche già quest’anno dovrebbe superare 150 GWh, dando luogo a un fabbisogno di litio di 128.736 tonnellate (equivalenti carbonato). SQM lo scorso aprile prevedeva che i consumi totali avrebbero superato 300mila tonnellate già nel 2019. In ogni caso l’offerta di carbonato di litio è ben più ampia:  560mila tonnellate nel 2019, avviate a superare quota 800mila quest’anno, stimano gli analisti di S&P Global Platts.

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