Dopo piano ue e ok Gb a Huawei

Liuzzi (Mise): «Sul 5G tutelare la sicurezza ma senza chiudere la porta a nessuno»

Nel secondo numero del report DigitEconomy.24 elaborato dal Sole 24 Ore-Radiocor in collaborazione con Luiss Business School, parla la sottosegretaria dopo il piano Ue e l'ok della GB a Huawei

di Simona Rossitto

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Mirella Liuzzi, sottosegretaria allo Sviluppo economico

Nel secondo numero del report DigitEconomy.24 elaborato dal Sole 24 Ore-Radiocor in collaborazione con Luiss Business School, parla la sottosegretaria dopo il piano Ue e l'ok della GB a Huawei


6' di lettura

Assicurare i più elevati standard di sicurezza cibernetica ma «senza tener fuori dalla porta nessuno in via preventiva». Dopo la scelta, il 28 gennaio scorso, del Regno Unito di aprire le porte a Huawei per parti di rete 5G e il piano della Ue comunicato ieri che prevede, tra l'altro, controlli per i fornitori ad alto rischio, è questo, secondo la sottosegretaria allo Sviluppo economico, Mirella Liuzzi, l’indirizzo che deve seguire l'Italia in tema di cybersecurity in un momento cruciale per l’espansione delle reti 5G.

«Al di là della questione geopolitica che contrappone i due blocchi tecnologici, l’Italia - afferma nell’intervista a DigitEconomy.24, report elaborato dal Sole 24 Ore-Radiocor in collaborazione con Luiss Business School -, come tutti gli altri Paesi europei, deve in primis tutelare i propri legittimi interessi nazionali. A tal fine, dobbiamo affrontare il tema senza ingenuità e con le precauzioni necessarie. Siamo consapevoli di dar seguito strategico ai nuovi driver di sviluppo e dobbiamo farlo assicurando, al contempo, i più elevati standard di sicurezza cibernetica, senza tener fuori dalla porta nessuno in via preventiva. Proprio per questo ci siamo dotati di una struttura normativa avanzata e all’avanguardia in Europa, la disciplina del Golden power italiano, strumento voluto dal Governo per far fronte a questi rischi e che dovrà orientare le nostre azioni».

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In questo scenario il principio di diversificare i fornitori scelto dalla Ue è «un principio di sicurezza e resilienza delle reti». Riguardo alla rete in banda ultra-larga, necessaria per lo sviluppo del 5G, la sottosegretaria sostiene che si possa «fare di più e meglio» e che serva «uno sforzo corale da parte di tutti i livelli istituzionali coinvolti». In particolare, sulla possibilità in discussione di creare una rete unica (combinando in primis il network di Tim con Open Fiber, ndr), il governo è già stato chiaro: ha compiuto con il decreto fiscale i passi necessari per semplificare e facilitarne la creazione.

Guindani : «Rifinanziare il contratto di espansione nel Milleproroghe»
Proprio per far fronte alla sfida del 5G, Pietro Guindani, presidente dell’associazione di filiera Asstel, avanza a governo e Parlamento un pacchetto di raccomandazioni, tra cui, in vista della ripresa dei lavori in commissione lunedì prossimo, la richiesta di rifinanziare il contratto di espansione che è tra gli emendamenti al Milleproroghe.

Tra le altre richieste si contano la richiesta di velocizzare le autorizzazioni amministrative per la costruzione delle reti 5G e in fibra, di risolvere il tema della banda ultra-larga nelle aree grigie, visto che la fibra è necessaria anche per il 5G, di investire nelle competenze dei lavoratori e di allineare i limiti di campo elettromagnetico a quelli europei per consentire lo sviluppo dei servizi a più alte prestazioni.

Dopo gli esborsi notevoli che gli operatori hanno affrontato nell’asta 5G, Guindani ricorda che il settore è stretto è tra prezzi bassi e investimenti, necessità di assunzioni e personale occupato con età media molto avanzata. Per superare questo impasse, il numero uno di Asstel chiede «l’approvazione nell’ambito del decreto Milleproroghe del contratto di espansione con un finanziamento per il 2020. Occorre poi rendere strutturale, cioè permanente, tale misura». In mancanza degli strumenti necessari che consentano la riconversione professionale, «nel settore – avverte - si rischia l’acuirsi di un problema di esuberi».

Cisl: «Senza misure ad hoc per il settore a rischio migliaia di esuberi»
Sindacato e Asstel si trovano allineati di fronte alla mina degli esuberi e all’esigenza di una cassetta degli attrezzi ad hoc per evitarli . Il 5G, spiega Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl, «rappresenta una grande opportunità per un settore come quello delle telecomunicazioni che soffre da anni per il calo dei ricavi e della marginalità» ma serve «un intervento forte e organico del governo» a sostegno di una filiera come quella delle telecomunicazioni che ha già speso 6,7 miliardi di euro nell’asta per le frequenze.

Aziende come Tim, Vodafone, i call center, ricorda il sindacalista, stanno già utilizzando gli ammortizzatori sociali, ma anche le altre che al momento non lo fanno non sono in una situazione ottimale. In mancanza di interventi ad hoc, che Vitale auspica siano realizzati per la maggior parte proprio attraverso l’approvazione di emendamenti al Milleproroghe, «sono a rischio migliaia di esuberi».

Sulle tecnologie per il 5G anche i fornitori, aggiunge Vitale, «stanno investendo grandissime risorse; tutto il settore va supportato perché altrimenti si rischia di non poter fare gli investimenti e di lasciare il nostro Paese fuori da un contesto globale in cui l’innovazione tecnologica rappresenta un’opportunità imperdibile per la crescita delle imprese, della produttività e del Pil. Quanto ai fornitori, dal punto di vista dell’occupazione, Ericsson ha avuto il maggior contraccolpo per l’ingresso di nuovi competitor che hanno beneficiato di costi più bassi con dipendenti più giovani e meno accordi sindacali. Tuttavia noi non entriamo sulla scelta dei vendor. Teniamo molto, invece, alla tutela dei dati sensibili, condividendo l’impostazione del governo».

Iannetti (ad Ericsson Italia): «per 5G lavorare assieme con Autorità»
Il 5G, d'altronde, «non è più una prospettiva avveniristica ma è realtà». Lo ricorda nel suo intervento l'amministratore deletato di Ericsson Italia, Emanuele Iannetti, spiegando la strategia di uno dei gruppi protagonisti della costruzione delle nuove reti.

«I primi servizi commerciali - prosegue il manager - sono già attivi in molte città del mondo. Le reti mobili sono asset strategici per i Paesi, importanti quanto le autostrade, le reti elettriche, le ferrovie e gli aeroporti. La connettività è la spina dorsale della trasformazione digitale in corso. Investire in tecnologie digitali significa puntare sulla crescita economica, sullo sviluppo e sulla competitività sostenibile e inclusiva delle singole nazioni». L'Italia non può quindi mancare questo appuntamento. Secondo studi dell’Imperial College di Londra, ricorda Iannetti, un aumento del 10% nell’adozione della banda larga mobile corrisponderebbe ad un aumento dello 0,8% del prodotto interno lordo del Paese. Inoltre «il 5G è un abilitatore della Quarta rivoluzione industriale, rappresenta una grande opportunità per la creazione di posti di lavoro, per un migliore accesso alle cure sanitarie, per avere industrie più efficienti e, più in generale, per innalzare la qualità della vita».

Perché l’Italia colga appieno questa opportunità, Iannetti fa un appello affinché si possa lavorare tutti assieme: «è necessario un lavoro di sistema. Il supporto delle Autorità (intese come enti regolatori, istituzioni, governo) per la semplificazione dei processi amministrativi e l’adeguamento dei limiti elettromagnetici - in Italia significativamente più bassi di quelli della maggior parte degli altri Paesi - al livello consigliato dalle linee guida Icnirp e seguito dalle altre nazioni europee, aiuterebbe significativamente una rapida ed efficiente realizzazione delle infrastrutture di rete».

Boccardelli (LBS): «Serve ampia collaborazione tra pubblico e privato»
Sottolinea l'importanza del 5G per l'economia italiana e mondiale anche Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School. Connettività e digitalizzazione, afferma, rappresentano «parole chiave per la ricetta del cambiamento e il 5G ne rappresenta un elemento fondamentale. Il 5G non è infatti soltanto una "nuova versione" di una tecnologia, ma sarà il fattore abilitante di una serie di servizi, pensiamo alla guida autonoma, alla telemedica, alle smart cities, in grado di avere un impatto significativo sulla vita delle persone».

L'Oecd, ricorda Boccardelli, stima che il numero di dispositivi posseduti per famiglia di quattro persone possa essere di circa 50 nel 2022 a fronte degli otto device posseduti nel 2012. Ancora, i dispositivi Internet of things nel mondo potranno superare i 64 miliardi entro il 2025 mentre il 5G sarà in grado di stimolare la crescita reale del pil globale di tre trilioni di dollari cumulativamente dal 2020 al 2035. «Sono dati significativi, questi, che fanno riflettere sotto molteplici aspetti, il più importante dei quali è probabilmente la necessità di un'ampia cooperazione tra il settore pubblico e quello privato, con l'obiettivo di garantire il rapido sviluppo da un lato e la sicurezza delle nuove reti dall'altro».

Il valore economico e sociale della connettività abilitata dal 5G, che il Wef stima possa essere pari a 13,2 trilioni di dollari a livello globale entro il 2035, «richiede quindi che siano individuate soluzioni collaborative ed efficaci».

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