calcio

Liverpool vs Tottenham: il derby di Champions va a caccia di outsider

di Dario Ricci


Champions, Klopp: sarà difficile, giochiamocela e vinciamo

3' di lettura

Firmino, Mané, Salah, Allison, Van Dijk, Allison; e dell'altra parte Son, Dele Ally, Eriksen, Harry Kane (forse, se come sembra recupererà in tempo dall'ennesimo infortunio). Non c'è che dire: alla finale di Champions del Wanda Metropolitano tra Liverpool e Tottenham i protagonisti annunciati non mancano di certo. Motivo in più, allora, per provare ad addentrarsi nelle pieghe delle rose, delle panchine, della partita, per scovare i nomi di quelli che ora sembrerebbero oscuri comprimari, ma che nella notte di Madrid sono pronti a occupare il centro della ribalta.

Erik Lamela (Tottenham) – I piedi fatati del talentuoso argentino stregarono la Roma giallorossa nella breve primavera vissuta da Luis Enrique nella Capitale; poi il trasferimento agli Spurs, in cui i lampi di classe si sono sempre alternati agli infortuni, figli di muscoli di seta e giunture fragili come cristalli di Boemia. Ma se è vero che per decidere una Champions può bastare anche un solo colpo di magia, è proprio dal suo cilindro che potrebbe uscire.

Fabinho (Liverpool) – Al Monaco ha già vinto un campionato e sfiorato la Champions, ha già indossato pure la maglia verdeoro della Selecao, ma davvero il brasiliano classe '93 ha trovato solo nella seconda parte della stagione la sua collocazione stabile nell’undici titolare di Klopp. Merito di visione di gioco, senso della posizione, altezza (con i suoi 188 centimetri è un prezioso baluardo sui palloni alti) che non di rado hanno spinto Klopp a preferirlo a capitan Henderson o Wijnaldum nella tonnara di centrocampo. E finora il ragazzo di Campiinas ha sempre risposto ‘presente!'.

Lucas Moura (Tottenham) – E adesso chi glielo dice di partire dalla panchina, all’eroe della Cruyff Arena? Deve essere questo uno dei pensieri principali per Mauricio Pochettino, in vista della notte del 1 giugno. Con Kane pronto al rientro, Son-Eriksen-Ally demiurghi e a loro volta finalizzatori alle sue spalle, per il brasiliano ex Psg e antico oggetto del desiderio dell’Inter almeno all’inizio non dovrebbe esserci spazio tra i titolari. Dura da mandar giù, dopo aver griffato la storica tripletta che ha infranto i sogni di gloria dei ragazzini aiacidi e lanciato il Tottenham verso la prima finale di Champions della sua storia. Ma il 27enne di San Paolo ha dimostrato di sapersi farsi trovare sempre al punto giusto al momento giusto.

Origi e Wijnaldum (Liverpool) – Se dubbi ne ha Pochettino, figurasi Klopp!! Gli uomini che hanno deciso la clamorosa rimonta in semifinale contro il Barcellona ad Anfield, tutt'altro sono che titolarissimi. E se il centrocampista olandese – che ai catalani ne ha rifilati due – alla maglia da titolare comunque è parecchio abituato, che dire invece dell'attaccante belga (a proposito: sua la firma sull'altra metà del leggendario 4 a 0…), che il più delle volte senza particolare costrutto, durante l'annata, s'è alzato proprio da quella panchina, per giocare spezzoni di match? Ebbene, una volta che – causa i guai di Salah e Firmino – in campo c'è potuto entrare dall'inizio, visto cosa ha combinato, Herr Klopp?

Trippier (Tottenham) – L'approdo in Nazionale nel 2017, quello in una finale Champions due anni dopo, mentre è diventato anche pezzo pregiato del mercato ed oggetto del desiderio di diversi club italiani (Napoli, Inter e Juventus in prima fila): alla soglia dei 30 anni l’esterno basso degli Spurs sta capitalizzando lavoro e sacrifici, ma sa bene che questo è il momento di raccogliere tutto il possibile.
Insomma, la carrelata dei possibili outsider della sfida che vale la Coppa dalla Grandi Orecchie offre l'idea di quanto imprevedibile e aperta sia la sfida di Madrid. E di quanti altri possano essere gli attori secondari, pronti a vestire i panni degli inattesi protagonisti...

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