MOTORI

Livia Cevolini: ingegnere e donna al comando del tempio della moto elettrica

di Ilaria Vesentini

4' di lettura

Pareti e pavimenti bianchi riverberano luce, nell'aria si sente solo il profumo del legno dei pallet pronti per imballare le due moto che i tecnici stanno finendo di assemblare. Nessun rombo di motore riecheggia nella fabbrica di Soliera, florido comune della Bassa Modenese, dove Energica Motor company ha iniziato a scrivere, due anni fa, la storia pionieristica di un nuovo made in Italy, battendo sul tempo i competitor mondiali, con l’avvio della produzione delle prime supersportive elettriche a due ruote omologate da strada.

Gioielli ad alta tecnologia e design – per ora tre modelli – con prezzi che oscillano dai 25mila ai 30mila euro capaci di garantire, nonostante i 280 kg di peso, i brividi di una moto da 150 cavalli, che viaggia a 240 km orari e accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi. Con un’autonomia di 150 chilometri, se non si corre, e un “pieno” a meno di 5 euro con una sosta di soli 30 minuti con la ricarica veloce.

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Alle spalle di Energica c’è mezzo secolo di attività nel cuore della motor valley del gruppo Crp, fornitore di tecnologie meccaniche per la Formula 1, l’automotive e l’aerospaziale, che è al lavoro dal 2008 su progetti di veicoli elettrici ad alte performance, complice il Dna tra il creativo e il visionario che scorre nel sangue della famiglia Cevolini da tre generazioni, da quando il nonno Salvatore brevettò nel dopoguerra la prima macchina da caffè mixando elettromeccanica e idraulica. Si è partiti puntando sulle quattro ruote ma si è invece arrivati a far correre due ruote talmente performanti che Dorna Sports (l’organizzatore del motoGP) ha scelto pochi mesi fa la factory di Soliera come “costruttore unico” di FIM Enel MotoE™ World Cup, la prima competizione mondiale di moto elettriche che inizierà nel 2019.

Anche se i numeri restituiti finora dal mercato sono inferiori al business plan di Energica (il 2017 si è chiuso con appena mezzo milione di euro di vendite, dopo gli 800mila euro del 2016, si stimavano già i sette zeri), l’atmosfera che si respira a Soliera è carica di adrenalina. E il portafoglio ordini dei primi tre mesi dell’anno – in 90 giorni si è raggiunto l’intero ammontare ordini dei 12 mesi precedenti– è la conferma che i centauri globali iniziano a interessarsi alle silenziose moto modenesi, seppur in ritardo rispetto al segmento dell’auto elettrica. Per chi ama le due ruote il tema della mobilità, dello spostamento sostenibile pesa meno nella scelta d’acquisto rispetto al driver della passione per la velocità e per la libertà di arrivare in luoghi remoti (lontani da colonnine di ricarica!).

«Aprire un mercato che ancora non esiste comporta non solo rischi ma l’impossibilità di fare calcoli previsionali precisi. E mancano ancora quasi del tutto anche le infrastrutture per caricare le batterie. Ci vuole molta tenacia e poca paura di farsi male per portare avanti un progetto come Energica», spiega Livia Cevolini, il manager che non ti aspetti di trovare alla guida del primo costruttore mondiale di superbike elettriche: una quarantenne eterea ed elegante «cresciuta a tortellini e motori, e se non fosse che a 18 anni feci un brutto incidente in moto, correrei ancora», precisa la ceo. Che ha iniziato a bazzicare la Crp (fondata dal padre Roberto nel 1970)e le gare di F1 che ancora non sapeva camminare e lavora a tempo pieno nel gruppo dal 2003, dal giorno dopo la laurea in Ingegneria gestionale.

È la tenacia l’ingrediente che ha permesso ai Cevolini di portare Energica in Borsa (è quotata all’Aim da inizio 2016) per raccogliere capitali, dopo i tanti niet degli investitori privati, avendo in mano solo il progetto e neppure ancora la fabbrica dove iniziare a costruire, con un piano di investimenti di decine di milioni, di cui una ventina già messi a terra (8 milioni investiti pre quotazione, seguiti da una raccolta di altri 10 milioni, senza contare l’apporto di tecnologie e prototipazione della casa madre Crp). Quest’anno si punta a raggiungere i 4 milioni di euro di ricavi, di cui un 15% sempre dedicato a R&S, il cuore pulsante di Soliera, che lo scorso anno ha registrato tre brevetti cruciali per l’e-moto (il cervello che monitora l’intera rete elettrica, l’unità che isola le batterie e l’eABS).

«La nostra ambizione – afferma Cevolini – è arrivare a realizzare in questo capannone, nel giro di 5-6 anni, 5mila moto l’anno. Ora siamo attorno alle 500 unità, tutte assemblate a mano partendo da una supply chain concentrata per l’85% nella motor valley “allargata”, sconfinando dalla via Emilia verso Veneto, Lombardia, Toscana. Raddoppiando le attuali linee e assumendo personale (oggi l’azienda ha 50 addetti, oltre a 40 dealer in giro per il mondo, ndr) possiamo arrivare a 2mila pezzi, traguardo che abbiamo posticipato al 2020, anche se pensiamo di raggiungere già nel 2019 il break even, perché i margini sono superiori alle previsioni (avevamo stimato distinte base più alte). E tra due anni potremo pensare di robotizzare il processo per aumentare ulteriormente la produttività».

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