la politica industriale di mosca

«Living with Italy», la Russia apre nuove vie per l’arredo

di Antonella Scott


Esposizione di oggetti di design italiano a Exhibitaly, nel complesso archeologico-industriale Krasnij Oktjabr (2012)

3' di lettura

«Living with Italy», c’è un nuovo modo per declinare le possibili trasformazioni del made in Italy che in Russia, con l’avvento dell’era delle sanzioni, è stato chiamato ad adattarsi a una linea di politica economica che privilegia la localizzazione rispetto all’export. Le imprese russe, costrette a sostituire con produzione propria quello che non si può più importare a causa di sanzioni e controsanzioni, avevano già battezzato “made with Italy” l’invito a unire conoscenze e tecnologie italiane alla produzione locale.

Nelle indicazioni del Cremlino, che ha fatto del rilancio dell’industria nazionale una priorità strategica, il modello è andato oltre l’ambito dell’embargo sui prodotti occidentali - circoscritto a diverse categorie di generi alimentari - in modo da accelerare lo sviluppo e la modernizzazione di altre fasce dell’industria. E ora la Zona economica speciale Stupino Quadrat, 73 km a sud di Mosca, ha pensato a un progetto specifico per il settore arredo, con l’obiettivo di creare nella prima ZES russa gestita da privati un centro di produzione di mobili e arredamento realizzati in Russia, ma progettati in Italia.

“Living with Italy” è dunque il nome del progetto che consentirebbe alle imprese italiane del settore di accedere a un mercato locale molto più ampio di quello attualmente raggiungibile, provando a superare la crisi dell’export del mobile in Russia. Mettendo a contatto imprese italiane e selezionate imprese russe, a Stupino stanno partendo altre opportunità di produzione industriale “in conto terzi” per altri settori del “made in Italy”.

Ekaterina Evdokimova, che ama ricordare il motto della ZES che dirige a Stupino - «Attrarre investimenti facendo felici gli investitori» - è tornata a Milano a metà aprile, ospite di Assolombarda con Confindustria Russia, per presentare le opportunità e le facilitazioni offerte da Stupino Quadrat, dove l’approccio “privato” nella fornitura di infrastrutture industriali e sociali, meno burocratico e più sensibile al business, si integra nella cornice legale e nel quadro di agevolazioni fiscali disegnato dal governo russo a sostegno degli investimenti.

Per aiutare gli imprenditori ad affrontare il nuovo modello di cooperazione industriale Italia-Russia, nel 2016 è nato un programma operativo - “Action for Russia” - che riunisce i soggetti istituzionali russi delegati dal governo, ministero dell’Economia e dell’Industria, con le organizzazioni associative italiane, le istituzioni finanziarie, i consulenti e partner delle imprese. «Per avvicinarsi alla Russia - ricorda Alberto Conforti, managing director di Livolsi Conforti & Partners - prima bastava avere un buon prodotto da vendere, e far incontrare l’offerta del fornitore italiano con la domanda del cliente russo. Oggi, invece, l’avvio di un progetto di localizzazione commerciale/produttiva nella Federazione Russa richiede una lunga programmazione, una visione strategica di medio-lungo periodo». In cui un’impresa italiana identifica una potenziale impresa russa per produrre per il mercato locale.

“Action for Russia” accompagna gli investitori nelle tre fasi del programma: analisi preliminare del mercato di interesse (con la valutazione delle opzioni tecnico-economiche del progetto di localizzazione produttiva); studio di fattibilità relativo all’individuazione e verifica del partner industriale o commerciale; proposta di progetto, con la verifica della sua sostenibilità e l’analisi dei possibili strumenti di sostegno economico-finanziario previsti dalla Federazione Russa.

“Action for Russia” è partito nel 2016: è tempo di un primo bilancio per Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, che con Confindustria Russia e i consulenti industriali e finanziari di Livolsi Conforti & Partners ha fatto conoscere il nuovo modello di cooperazione con la Russia. Raggiungendo più di 350 imprese, attive in diversi settori merceologici. Alberto Conforti tira le somme: «Novanta di queste imprese hanno ritenuto perseguibile il modello, richiedendo approfondimenti operativi; trenta di loro hanno avviato attività di analisi e sviluppo di un progetto di localizzazione».

Queste ultime sono attive in particolare nel settore farmaceutico e dispositivi medici, nell’engineering di prodotto e integrazione di sistemi, nelle energie rinnovabili, l’oil & gas, la metallurgia, il design industriale, la cosmesi. Imprese con caratteristiche diverse, spiega Conforti, ma accomunate dalla disponibilità a considerare che i russi «vogliono legami non occasionali nella loro ricerca di partner italiani che contribuiscano a migliorare la qualità, non ottimale, della produzione locale». Tenendo conto che nel passaggio da un accordo di natura commerciale a un progetto industriale «c’è uno spazio che si può coprire bene con i servizi finanziari oggi sul mercato. C’è più offerta di quanto le imprese pensino».

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