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Livio Seguso: il vetro, la goccia, l’arte

L’esposizione, curata da Chiara Squarcina, è a Murano, Museo del Vetro, fino al 12 aprile

di Silva Menetto


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Livio Seguso, Museo del Vetro, Murano

2' di lettura

Per chi nasce a Murano, imparare l'arte del vetro è un destino segnato. Ma per Livio Seguso, classe 1930, nato in una famiglia legata strettamente alla produzione tradizionale dell'isola, il vetro è stato solo l'inizio. L'inizio di un lungo viaggio verso la sperimentazione, mai soddisfatto dei risultati, alla continua ricerca della perfetta interazione tra arte e materia. E adesso che la sua isola gli rende omaggio, per la prima volta, con una grande antologica al Museo del Vetro di Murano, questa storia di eterna ricerca ci appare chiaramente in tutta la sua potenza.

“In principio era la goccia”: titolo evocativo, perché quella goccia di vetro trasparente sembra proprio il punto di partenza da cui Livio Seguso ha iniziato a percorrere la difficile via della sperimentazione nell'universo del vetro, cercando di superare i limiti della materia per dare forma all'essenza lirica.

Fin dalle prime opere degli anni Settanta, che pure si inseriscono nel solco creativo della tradizione e ricalcano modelli naturalistici, Seguso ha sentito la profonda necessità di conoscere appieno le potenzialità del vetro: quella pasta che nel fuoco si faceva luce e trasparenza, poteva dare origine a qualcos'altro.

La poetica del vetro
“Il vetro ha una sua poetica e la mia ricerca è durata parecchi anni prima che fossi in grado di scoprire la mia vera identità di artista, in modo da agire in perfetta sintonia con il materiale” spiega, mentre si aggira tra le opere esposte nei nuovi spazi che il Museo del Vetro di Murano ha dedicato al contemporaneo.

Livio Seguso, una mostra per l'arte magica dei suoi vetri

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Il vetro dunque è principio e fine, è la materia per eccellenza, ma Livio Seguso vuole evolversi, spogliarsi dei panni dell'homo faber per immergersi nel gesto artistico, nel farsi dell'arte. Ecco quindi che dal figurativo passa lentamente all'astratto, abbandonando ogni tentazione cromatica per dedicarsi esclusivamente alla trasparenza: le opere vivono attraverso la luce, la assorbono e la restituiscono moltiplicata. Dalla massa vetrosa l'artista estrae forme essenziali, il puro cristallo entra in simbiosi con altri materiali e si lega con l'acciaio, il marmo, il legno.
Le sculture di Livio Seguso mescolano così poesia e astrazione fino a quell'utopia a cui l'artista ha dato forma per la Biennale del centenario, nel 1995. “Vegetazione ‘95” (di cui in mostra è esposto il modellino) è un'installazione di 45 elementi in cristallo soffiato simili a “canne” piegate dal vento che Seguso fece uscire dalle acque della laguna come un'epifania.

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