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Lo Champagne in Russia è costretto a rinunciare al suo nome a vantaggio dello Shampanskoe

Denominazioni d’origine sotto attacco: scaduta a inizio 2022 la moratoria che ha permesso di vendere le bottiglie giù esportate, ma ora dovranno essere rietichettate in attesa di un accordo più ampio.

di Giorgio dell'Orefice

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2' di lettura

Tempi duri per le denominazioni d'origine. Come se non bastassero le grane che già coinvolgono il Prosecco a causa della richiesta di riconoscimento della menzione tradizionale croata Prosek e l'Aceto Balsamico minacciato dai tentativi di accaparramento e di banalizzazione del termine balsamico da parte della Slovenia (ma con fronti aperti anche in Germania e in Polonia) a pagare dazio è persino la più importante denominazione d'origine europea: lo Champagne. Marchio che conta poco meno di 300 milioni di bottiglie per un fatturato annuo di quasi 5 miliardi di euro.

Con il primo gennaio 2022 infatti è scaduta la moratoria che era stata concordata a ottobre tra Mosca e Parigi dopo che il presidente russo Putin aveva introdotto nello scorso luglio una nuova normativa in materia di commercio delle bevande alcoliche che riservava il termine champagne (scritto in cirillico, “Shampanskoe”) ai soli vini effervescenti prodotti in Russia imponendo a tutti gli altri, comprese le famosissime bollicine francesi, l'utilizzo del solo termine “spumante”.

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Le autorità di Mosca si sono affrettate a spiegare che il termine “champagne” - scritto in cirillico - è utilizzato da lungo tempo per un prodotto ottenuto, mediante una fermentazione di circa tre settimane, in distillerie russe che non hanno legami con specifiche regioni vinicole.
«Nonostante gli intensi colloqui – ha dovuto ammettere il ministro francese al Commercio estero, Franck Riester – non siamo riusciti a raggiungere un'intesa definitiva. La moratoria è servita in ogni caso a garantire la vendita dei prodotti francesi già presenti o pronti per essere destinati al mercato russo».E in assenza di un nuovo accordo le bottiglie destinate a Mosca dovranno essere ri-etichettate.Il negoziato, infatti, non si è concluso con la moratoria, ma nelle intenzioni delle parti proseguirà anche nei prossimi mesi. Secondo il ministro francese, infatti, anche grazie al sostegno della Commissione europea, «è possibile raggiungere un accordo con Mosca sul riconoscimento e sulla tutela delle denominazioni d'origine della Ue».

Nelle scorse settimane non si sono interrotti i colloqui tra gli operatori economici dei due paesi. «Sia pure a medio termine – ha fatto sapere il presidente del Comitato interprofessionale dello Champagne, Maxime Toubart – i produttori russi potrebbero decidere di ricorrere ad una nuova e diversa indicazione per la produzione interna».Toubart ha anche ricordato che le esportazioni sul mercato russo ammontano in media a circa 1,8 milioni di bottiglie pari a poco meno del 2% dell'export di bollicine francesi che fanno della Russia solo il quindicesimo sbocco per lo Champagne. «Anche se – ha concluso Toubart – va ricordato che il mercato russo, nonostante i numeri ancora limitati, resta tuttavia uno dei più promettenti».

Insomma, un preoccupante precedente per il sistema europeo delle denominazioni che deve dimostrare ora, come i casi Prosecco e “balsamico” insegnano, di riuscire a tutelare senza alcun tentennamento i propri marchi di qualità almeno entro i confini comunitari. Fuori della Ue, infatti, le pressioni per smantellare il sistema sono già da tempo molto forti.


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