CRAC IN GRAN BRETAGNA

Jamie Oliver, fallisce la catena di ristoranti «italian style»

di Food24


Così è fallito lo chef Jamie Oliver: le ragioni del crac

2' di lettura

Collasso economico nel Regno Unito per la catena italian style di Jamie Oliver, 43enne celebrity-chef della tv britannico della tv. Il suo piccolo impero, formato da 23 esercizi della catena Jamie's Italian, più i due ristoranti londinesi Fifteen e Barbecoa, è da oggi in amministrazione controllata sotto la gestione della società di consulenza KPMG.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Oliver: «Sono profondamente dispiaciuto di questo epilogo - ha detto - capisco quanto possa essere difficile ora per lo staff e i fornitori». In ballo ci sono 1300 posti di lavoro: scampati al piano di ristrutturazione del 2018 sfociato nella liquidazione di altri 12 ristoranti dopo
la chiusura dell'anno con perdite da 101 milioni di sterline. Ventitre dei 25 ristoranti chiuderanno subito: salvi per ora solo i due punti vendita all’aeroporto londinese di Gatwick e il Diner a Soho.

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Il crac di Oliver, dopo una storia imprenditoriale di alti e bassi seguita alla fama televisiva, arriva sullo sfondo della crisi strutturale che sta investendo diversi marchi del settore della ristorazione britannica. La catena di Oliver è l'ultima vittima di una concorrenza sempre più agguerrita a Londra e nelle altre città britanniche. A marzo, il Boparan Restaurant Group (BRG) ha dichiarato che intende chiudere più di un terzo dei suoi punti vendita con marchio Giraffe e Easy Diner di Ed, mentre Carluccio (anch’esso specializzato in gastronomia italiana), Prezzo, Strada, e Gourmet Burger Kitchen hanno chiuso le filiali nel 2018.

Tutti azzoppati da problemi che le incertezze della Brexit possono aver contribuito talora ad aggravare, ma che rimontano in effetti a prima: alla deriva di una realtà commerciale prostrata dagli elevati costi d'esercizio - specialmente nella onerosissima Londra - e dalla concorrenza delle vendite online. Solo l'anno scorso circa 10.000 dipendenti hanno perso il lavoro nella grande ristorazione d'oltremanica, secondo dati elaborati dall'agenzia Pa. E a pesare ha contribuito l'impennata della tassazione sulle proprietà commerciali per i ristoranti, schizzata in su dal 2017 in Inghilterra e Galles del 23%, con un aggravio di costi per i gestori calcolato in oltre mezzo miliardo di sterline.

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