La ripresa

Lo scatto di Mta, dal blocco in zona rossa al record di fatturato

Il gruppo di Codogno fu il primo in Italia a finire in lockdown ora è in rotta per superare quota 200 milioni, il massimo dell’era pre-Covid

di Luca Orlando

Acquisizione.

3' di lettura

Quasi settecento addetti. E nessun problema con il Green Pass.

Un esito forse non scontato ma almeno in parte prevedibile.

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Perché proprio qui, alla Mta di Codogno, il Covid ha presentato il primo “conto” diretto all’economia, un lockdown produttivo derivante dall’avvio della prima zona rossa italiana a febbraio 2020, momento originario in cui per la prima volta in Italia si è iniziato a parlare di supply chain, di caduta del Pil, dell’ipotesi disastrosa di un possibile blocco manifatturiero esteso all’intero paese, come poi purtroppo è accaduto.

Mta, tra i componentisti chiave della filiera auto attraverso parti elettroniche e centraline di distribuzione, ha però retto il colpo.

Fermando la produzione solo per un periodo limitato e ripartendo subito dopo a pieno regime, rappresentando in termini simbolici la capacità di ripresa dell’intero Paese.

Già i numeri del 2020 raccontavano molto in termini di reazione. Con ricavi di gruppo scesi di una manciata di punti a 188 milioni, mentre la Spa italiana chiudeva l’anno praticamente in linea con il 2019, a quota 155 milioni di euro. Tenuta del business che ora si trasforma in ripresa, con la possibilità concreta di arrivare ai migliori risultati di sempre.

«Nei primi nove mesi dell’anno - spiega il direttore finanziario di Mta Alessandro Galbarini - abbiamo già quasi raggiunto l’intero volume del 2020. Sulla base di questo trend pensiamo di chiudere l’anno a 220 milioni di ricavi in termini di gruppo, il che significa circa il 10% oltre il nostro record precedente del 2019».

Esito di un percorso di crescita che viene da lontano, con il gruppo intento a sviluppare progressivamente il business dei sistemi di distribuzione di potenza e di protezione, oggetti che finiscono sulle vetture di alcuni dei maggiori costruttori mondiali: da Stellantis a Bmw; da Renault a Jaguar-Land Rover.

«In termini di ordini la domanda resta tonica - aggiunge il manager - anche se proprio nelle ultime settimane osserviamo una riduzione dei “ritiri” da parte dei clienti, segnale di un rallentamento indotto dalla mancanza di alcuni componenti, elettronici in primis».

Effetti di scarsità che al momento non limitano invece in modo evidente la capacità produttiva del gruppo, 1700 addetti nel mondo sparsi tra i siti produttivi italiani di Codogno (il principale, con 670 dipendenti) Rolo (Reggio Emilia), e gli altri sparsi in tutto il mondo.

«La diversificazione geografica è certamente in generale un valore - spiega Galbarini - ma lo è a maggior ragione in una fase come quella attuale, in cui la ripresa dell’economia globale è a macchia di leopardo, con velocità diverse indotte anche dalle diverse fasi in cui la pandemia si trova in ciascuna area».

Domanda mondiale che Mta intercetta mettendo al lavoro una robusta squadra di progettisti, team di 200 persone (la ricerca vale il 14% dei ricavi, il gruppo vanta 22 brevetti) utilizzato anche per sviluppare le centraline del futuro.

«Già oggi operiamo su modelli elettrici - spiega il manager - ma in prospettiva già dal prossimo anno, guardando i progetti dei clienti, pensiamo che il segmento elettrico possa valere anche il 20% delle nostre unità vendute. Se guardiamo i target al 2025 gli obiettivi sono ancora più sfidanti e i nostri prodotti sono ben posizionati per partecipare a questa crescita».

Business delle nuove motorizzazioni che di recente è stato irrobustito attraverso una acquisizione mirata, rilevando la maggioranza delle quote di Edn, Pmi monzese impegnata nei caricabatteria di bordo e convertitori di potenza destinati a veicoli elettrici ed ibridi e per applicazioni gravose.

Azienda di dimensioni ridotte, 30 addetti e sei milioni di ricavi, ma in possesso di tecnologie proprietarie vincenti per quello che è uno dei mercati più promettenti in tutto il mondo.

Se i target di Mta restano in crescita, anche il gruppo di Codogno si deve confrontare con le nuove complessità legate alla supply chain, che vede allo stesso tempo scarsità nell’offerta e impennate dei prezzi. Scenario che al momento tuttavia non impone scelte drastiche in termini produttivi o commerciali.

«Qualche rallentamento c’è stato nel nostro sito di Rolo - spiega Galbarini - ma nel complesso la situazione è gestibile. Sul fronte di prezzi siamo riusciti in parte a mitigare l’impatto con il nostro magazzino, storicamente “alto” per gestire senza difficoltà le oscillazioni della domanda. Sulle plastiche ora la situazione è meno tesa ma certamente per acciaio o rame gli aumenti si fanno sentire. Ad ogni modo siamo proprio ora impegnati nella fase di rinegoziazione dei prezzi a valle con i clienti, nuovi listini che potrebbero essere operativi per la fine dell’anno. Con incrementi comunque non troppo ampi, direi nell’ordine del 5-6%».

La crescita del gruppo in termini di ricavi si accompagna ad un ampliamento dell’organico: prima della crisi gli addetti erano 1550, a fine anno saranno 150 in più.

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