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Lo scontro Salvini-Difesa e l’attenzione del Quirinale

di Lina Palmerini

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(ANSA)


2' di lettura

Sembra che Mattarella stia seguendo con attenzione tutta la vicenda tra Salvini e lo Stato Maggiore della Difesa e di certo sarà stato informato prima della nota che è partita dal loro ufficio di comunicazione per chiarire la polemica esplosa sui giornali. In quelle righe si legge che «le Forze Armate sono uno strumento tecnico operativo al servizio del Paese e che ogni attività viene pertanto svolta in aderenza alle indicazioni politiche e secondo la prevista linea gerarchica». Parole chiare e, anche se la Lega ha voluto interpretarle come un sostegno al ministro dell’Interno, in realtà è proprio il contrario. Nel senso che la direttiva di Salvini è sì politica ma non rispetta quella «prevista linea gerarchica» che si riferisce al ministro della Difesa e non a lui. Inoltre, quello che non va nell’ultima direttiva del capo leghista è che contrariamente alle altre che aveva emesso a marzo, in quest’ultima impartisce “ordini” sul caso singolo della Mare Jonio, il che che presuppone un rapporto gerarchico che non è con il Viminale.

Insomma, non un cavillo giuridico ma una questione sostanziale e complessa di cui si stanno occupando – oltre che al Quirinale visto che Mattarella è capo delle Forze Armate – anche a Palazzo Chigi. Il premier Conte, da giurista qual è, non ha potuto lasciare cadere la questione e ha incaricato i suoi uffici di dare la corretta interpretazione, al di là della versione che ha fornito la Lega. Tra l’altro, il chiarimento con il ministro Trenta non ci sarebbe stato, come ha detto lei stessa: «Se ci siamo chiariti? No, io ero impegnata e lui era impegnato...».

Ma il tema vero di cui si discute tra vertici grillini e premier è che i fronti che apre Salvini sono ormai troppi e alcuni creati ad arte, quasi a freddo. Per esempio, questo continuo scavalcare i ministri 5 Stelle – Toninelli o la Trenta – o anche “scaricare” la responsabilità del ritardo dei decreti su Palazzo Chigi diventano gli indizi di un malessere che il vicepremier leghista vuole far trapelare nel suo mondo. «La mia posizione – ha detto ieri il titolare del Viminale – che riporterò al presidente del Consiglio e agli alleati è fare subito. Se continuiamo ad arricchire i testi tra un mese saremo ancora qui a parlarne».

E pure l’aprire a freddo un fuoco su Roma e la Raggi vengono letti come segnali di un’insofferenza non legata solo alla scadenza elettorale delle europee. Che senso avrebbe, del resto, questa marcia contro la Capitale? Ieri il vicepremier ha riunito al Viminale i rappresentanti territoriali della Lega per mettere in campo le proposte su Roma, dai rifiuti ai trasporti. E pure tutto quello che si muove nel centro-destra, tra Toti e la Meloni, o le tensioni in Forza Italia, sarebbero un altro indizio del conto alla rovescia sul Governo. L’unico imbuto per Salvini è come gestirà la questione dell’economia e il passaggio della legge di bilancio. Le difficoltà per lui stanno in quei 25 miliardi che si dovranno trovare per evitare l’aumento dell’Iva più il finanziamento delle spese indifferibili e che rendono incerta l’attuazione della flat tax. Sarà quello il pretesto?

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