IL PERSONAGGIO

Lo scozzese che ha portato il design nei trattori

David Wilkie arriva a Torino a fine anni Ottanta: «Si disegnava per tutto il mondo» -Dal 2014 è responsabile Stile per Cnh Industrial

di Filomena Greco


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David Wilkie prepara uno dei suoi bozzetti

4' di lettura

Una moglie siciliana, un figlio nato in Italia e una grande passione per le auto. David Wilkie è arrivato nella Torino dei grandi carrozzieri nel 1988, in tempo per collaborare con i più importanti nomi del design italiano, da Pininfarina a Nuccio Bertone.

Dal 2014 è il responsabile del design di Cnh Industrial. È frutto del lavoro del suo team ad esempio la linea della nuova generazione di truck a marchio Iveco (S-Way) presentata a luglio scorso in Spagna. Suo anche il concept del primo trattore senza cabina (a marchio Case IH) sviluppato per il Gruppo. E c’è sempre la creatività di Wilkie anche nelle linee dei commerciali Iveco, a cominciare dal blu che contraddistingue i modelli alimentati a metano. Nel team di lavoro che sviluppa le linee dei mezzi commerciali, dei bus, delle macchine agricole e movimentazione terra ci sono 35 designer nelle diverse sedi di Torino, Chicago, Modena e Lione. «Abbiamo da poco assunto a Modena una giovanissima professionista che ha scelto di dedicarsi a questo ambito particolare – racconta Wilkie – segno che nel settore sta crescendo l’attenzione verso il design. Nel comparto Industrial questo periodo è come gli anni Settanta per l’auto, c’è tantissimo da fare, in settori molto diversi tra loro, è un mondo da scoprire, dove ho tanto da imparare dai nostri ingegneri». Nel gruppo di lavoro c’è chi studia i colori dei diversi brand – New Holland, Case, Iveco –, chi lavora sui materiali, chi disegna le linee. «Quando abbiamo sviluppato il concept del trattore per la guida autonoma, ad esempio, abbiamo molto lavorato sul colore, per arrivare ad un rosso profondo ci siamo ispirati alla Dodge Viper di Fca». Wilkie ha firmato poi i concept per un trattore e una pala gommata alimentati a metano.

David Wilkie è scozzese, ha studiato a Glasgow e poi ha iniziato a lavorare con Peugeot in Francia, a Parigi. «Il mio sogno era di riuscire a lavorare nel design in Italia, per me era il massimo» racconta. «Durante un week end con amici e colleghi – ricorda – mi hanno chiesto dove mi sarebbe piaciuto lavorare veramente e io ho risposto: Torino». Pensava a Pininfarina, Wilkie, e all’ingegneria di Cambiano è riuscito ad arrivare, anni dopo, disegnando per loro una piccola cabrio, la Ford StreetKa. «È stata un’esperienza meravigliosa» dice.

A portare Wilkie in Italia è la carrozzeria Ghia, brand successivamente acquisito da Ford che in quegli anni aveva una sede a Torino, in corso Dante. «Oggi è una realtà poco conosciuta ma Ghia ha una storia ricchissima» spiega Wilkie. Gli americani arrivano a Torino negli anni Settanta e prendono il brand fondato nel 1916 da Giacinto Ghia e dalla famiglia di imprenditori dolciari Gariglio per lanciare modelli lusso. Pochi anni prima Alejandro De Tomaso aveva lanciato con Ghia la De Tomaso Pantera. «In Ghia facevo i concept per tutto il mondo Ford» racconta Wilkie: Lincoln, Mercury, Ford, Aston Martin, Jaguar. «C’è stato un momento in cui a Torino si disegnava per tutto il mondo, come succedeva in California, a Detroit o in Germania. Ho lavorato anche ad un modello Jaguar» ricorda David Wilkie. Sfogliando il suo album vengono fuori macchine sportive, la sua passione, e progetti visionari.

David Wilkie ha frequentato la “Glasgow School of Art “ esattamente come suo fratello, «lui è quello veramente bravo in famiglia» scherza. «Durante il mio ultimo anno di scuola – racconta – ho scoperto l’esistenza del design auto, io non sapevo neanche che esistesse questa cosa. A casa si compravano vecchie auto, 100 sterline, da sistemare. Mio padre smontava il motore, io aggiustavo la carrozzeria. Avevo questa grande passione per l’auto ma non pensavo potesse esserci un mestiere legato al design dell’auto». Dopo Glasgow è arrivato il Royal College of Art di Londra e da lì un percorso di formazione focalizzato sul design. Più tardi il lavoro in Peugeot, a Parigi, e il trasferimento in Italia.

«Quegli anni a Torino sono stati meravigliosi e assai impegnativi, ricordo una volta, non riuscivo a finire il progetto per gli interni di una Aston Martin Lagonda Vignale da presentare al Salone di Ginevra, dopo una notte in ospedale per il troppo stress sono rientrato e il battilastra aveva finito il lavoro, aveva fatto tutto lui» racconta.

Pala gommata, la prima al mondo alimentata a gas naturale

In quel periodo Wilkie firma il design della FordStreetKa prodotta nel 2003 da Pininfarina. Quando la Ghia chiude David Wilkie passa in Bertone, dove è diventato responsabile del design: «lì ho trovato una meraviglia» racconta. È al Salone dell’Auto di Parigi che David Wilkie incontra Sergio Marchionne. «Gli ho mostrato la Mia Electric, uno dei miei progetti di electric mobility» ricorda. Nel 2014 arriva la proposta di occuparsi di design per Cnh Industrial. La sfida vera per chi disegna mezzi industriali, dice Wilkie, è integrare le nuove tecnologie nel design, a cominciare dalle future cabine dei trattori, ad esempio: «Chi lavorerà in futuro a bordo di un mezzo agricolo dovrà interagire con i droni, avrà a disposizione uno schermo accanto ai tradizionali comandi di guida». L’intero settore, aggiunge spiega Wilkie «sta cambiando anche più velocemente di quanto stia facendo l’auto perché ha esigenze completamente diverse e all’avanguardia».

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