Il graffio del lunedì

Lo scudetto è un affare per quattro, la Juve ritorna grande coi piccoli

di Dario Ceccarelli

(LaPresse)

4' di lettura

Dalle sette sorelle alla banda dei quattro. Questo campionato, a tre turni dalla sosta natalizia, va ormai inquadrato così: quattro squadre (Milan 38, Inter 37, Napoli 36, Atalanta 34), decisamente superiori alle altre, hanno già preso il largo nella corsa per lo scudetto. 

Ma c'è  ancora un tassello da sistemare. È quello della Juventus, finora troppo ondivaga e inaffidabile per essere vera. Questa volta allo Stadium batte il Genoa per 2-0 con una raffinata invenzione balistica  di Quadrado che, direttamente da corner, beffa l’attonito portiere Sirigu. Il raddoppio è firmato da Dybala a una decina di minuti dalla fine. 

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Qualcuno esulta, e pensa che la tramontana sia passata. Dimenticando che non è un grande merito, di questi tempi, battere il tremebondo Genoa con otto giocatori out; come non lo era stato liquidare la Salernitana nel turno precedente. Diciamo che sono due minuscoli segnali di risveglio  da verificare davanti a un prossimo ostacolo più impegnativo. Magari sabato prossimo quando Madama si incrocerà col Venezia, incavolato nero  per essersi fatto rimontare e battere dal Verona con tre gol di vantaggio (3-4). Ebbene, nel caso i bianconeri passassero anche in Laguna, allora le coincidenze sarebbero tre. Abbastanza da essere prese in considerazione, ma forse non abbastanza per rimettere la Juve in corsa per lo scudetto.

Il battibecco tra Allegri e Morata

Comunque, inchiesta plusvalenze a parte, in casa bianconera i nervi restano a fior di pelle. Come è emerso quando Allegri, imbufalito con Morata per essersi fatto inutilmente ammonire, lo ha  pubblicamente “cazziato” nel momento della sostituzione. 

«Gli hai regalato in fallo, stai zitto!» gli ha gridato Max davanti alla reazione stizzita dell’attaccante spagnolo. Il poco elegante battibecco, naturalmente ripreso dalle telecamere e dai social, è diventato l’argomento principe della partita, offuscando il resto. Che in verità è poca cosa anche perchè il Genoa, come ha spiegato il candido Shevchenko, è fragile come un grissino per i troppi infortuni. Alla Juve resta la soddisfazione di avere agganciato al quinto posto (quota 27) la Fiorentina, soddisfatta d’aver battuto il Bologna nel derby dell’Appennino. 

Anche la Roma se la passa male. Dopo la batosta con l’Inter, sta ancora cercando di capire cosa le sia passato sopra. E non l’aiutano certo i criptici slalom verbali del suo Vate, Mourinho, sempre pronto a cercar scuse per non pagare il dazio delle critiche. 

Anche su Zaniolo lo Special One non ci azzecca. Al posto di ripetergli che è vittima del mondo, Mou dovrebbe dirgli che non si vince da soli, che non ci riusciva  neppure Maradona. Figurarsi Zaniolo che è bravo, ma presuntuoso. E che se continua a fare a sportellate con tutti, finirà per buttar via il suo talento rischiando ancora di schiantarsi. Questo dovrebbe ripetere un  buon tecnico, soprattutto dopo 7 sconfitte su 16 partite.  Invece Mourinho, sapendo come siamo fatti noi italiani, preferisce fare  comizi rivolti a nemici immaginari.  Ma gli italiani, soprattutto i romanisti, sono molto volubili. Anche coi marziani. La prima volta ci cascano, la seconda li rimandano a casa. 

Un altro che non brilla per modestia è il comandante Sarri: questa volta con la Samp l'ha sfangata (3-1), grazie a un ottimo primo tempo e  a una doppietta del ritrovato Immobile. Comunque il personale bilancio del Comandante è  deludente. Sarri in panchina dovrebbe portare bellezza e spettacolo, il suo biglietto da  visita. Ma non è così, almeno finora. Con i suoi taccuini sempre più fitti, e i suoi discorsi così gravidi di complicate allusioni, fa solo venire un gran mal di testa. Come con la Bagna cauda, con Sarri ci vuole un digestivo. Abbiamo già tante preoccupazioni, non ce ne aggiunga delle altre. Ci ridia la voglia di vedere una partita o di andare allo stadio. Sarebbe già un gran risultato.

Milano festeggia 

Tornando in cima, là dove si respira aria di scudetto, la prima riflessione è che il calcio milanese festeggia il prossimo Sant’Ambrogio nel migliore dei modi. Il Milan guidando il quartetto, l’Inter, seconda a un punto, dando l’impressione che sia lei, la vera candidata a rivincere lo scudetto. Perchè la squadra di Inzaghi vince con scioltezza, dando sempre l’impressione di non tirare il gas al massimo. Alla quarta vittoria di fila, segna e non subisce. Non si fa male, cosa che invece capita a quasi tutti gli avversari, decimati dagli infortuni. 

Se la meglio attrezzata per la corsa allo scudetto è l’Inter, bisogna non sottovalutare il Napoli e l’Atalanta. La squadra di Spalletti, nonostante tutti gli infortuni, contro i bergamaschi ha giocato con grande coraggio facendo sudare sette camice agli uomini di Gasperini. Che dopo esser stati rimontati, hanno vinto 3-2 rischiando comunque nel finale di essere di nuovo raggiunti. Il Napoli perde per la prima volta la testa della classifica, ma non perde la faccia e la stima.  

La squadra di Gasperini è ormai matura  per puntare allo scudetto. Per fare il grande salto, dovrebbe però uscire dalla sua dimensione di eterna brava provinciale.

L'Atalanta è qualcosa di più, ma dà l'impressione di non crederci troppo. Lo stesso  Gasperin, più preso dalle singole sfide, perde di vista la meta finale. Il campionato è come un Giro d’Italia: per arrivare alla fine in maglia rosa, non è obbligatorio vincere tutte le tappe. 

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