LE «METROPOLI»

Lo sguardo di Basilico su quei palazzi che parlano da Milano a Beirut

Retrospettiva presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma: l’obiettivo si focalizza sulle declinazioni dal paesaggio antropizzato alle stratificazioni dei centri storici alle trasformazioni delle periferie

di Gerardo Pelosi


Le metropoli di Gabriele Basilico al Palaexpo di Roma

2' di lettura

Che fosse un architetto lo si poteva intuire subito, fin dai primi lavori deli anni ‘60. Ma un architetto molto particolare, il fotografo Gabriele Basilico, interessato a strappare l’anima di case, palazzi, fabbriche attive e dismesse, quartieri vecchi e nuovi di mezzo mondo per portare a galla quelle contraddizioni e sorprese che nessun urbanista o architetto ortodosso sarebbe mai riuscito a fotografare.

C’è questo - e molto di più - in una delle più complete retrospettive (250 opere) di Gabriele Basilico da oggi, sabato 25 gennaio in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale del Comune di Roma e dall’Azienda Speciale Palaexpo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico. I curatori, Giovanna Calvenzi (vedova di Basilico) e Filippo Maggia hanno pensato a un percorso di opere (alcune esposte per la prima volta) che vanno dagli anni Settanta al Duemila e comprendono anche una rivisitazione di alcuni scorci romani di Piranesi e perfino lavori di testimonianza dei lavori di ristrutturazione dello stesso Palazzo delle Esposizioni durante il restauro effettuato circa venti anni fa.

Gabriele Basilico Jerusalem, 2006 © Archivio Gabriele Basilico

Il volto martoriato di Beirut '91 e la rinascita 2011
La metropoli è sempre stata al centro della ricerca di Basilico con tutte le declinazioni dal paesaggio antropizzato alle stratificazioni dei centri storici alle trasformazioni delle periferie. La mostra offre uno sguardo toccante su città come Milano, Roma, Palermo, Napoli, Barcellona, Madrid, Lisbona, Parigi, Berlino, Buenos Aires, Gerusalemme, Londra, Boston, Tel Aviv, Istanbul, Rio de Janeiro, San Francisco, New York, Shanghai. Ci sono le analogie e le differenze. Sguardi dall’alto e dal basso tutti non banali. E poi le città ferite quasi scarnificate dai colpi di mortaio sulle pietre di Beirut nel ’91 ma anche, venti anni dopo, il nuovo volto di una città che nasconde le sue cicatrici dietro intonaci nuovi.

Un viaggio tra le città del mondo in cinque capitoli
Il percorso espositivo si articola in cinque grandi capitoli: “Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980”, il primo importante progetto realizzato da Basilico; le “Sezioni del paesaggio italiano”, un’indagine sul nostro Paese suddiviso in sei itinerari realizzata nel 1996 in collaborazione con Stefano Boeri e presentata alla Biennale Architettura di Venezia; “Beirut”, due campagne fotografiche per la prima volta esposte insieme, realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori, la prima alla fine di una lunga guerra durata oltre quindici anni, la seconda per raccontarne la ricostruzione; “Le città del mondo”, un viaggio nel tempo e nei luoghi da Palermo, Bari, Napoli, Genova e Milano sino a Istanbul, Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York, Rio de Janeiro e molte altre ancora; infine “Roma”, la città nella quale Basilico ha lavorato a più riprese, sviluppando progetti sempre diversi fino al 2010, in occasione di una stimolante quanto impegnativa messa a confronto tra la città contemporanea e le settecentesche incisioni di Giovambattista Piranesi.

Della mostra fa parte anche una biografia illustrata che racconta con testi e immagini il percorso artistico e professionale di Basilico e video come quello di Tanino Musso nel 1991 realizzato a Beirut e rimontato da Giacomo Traldi con un’intervista del regista Amos Gitai o l'intervista a Stefano Boeri realizzata da Marina Spada nel 2002.

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