Lo scenario e la prospettiva

Lo sharing spinge i pagamenti digitali

Sono 469 i Comuni che hanno attivato la possibilità di pagare a distanza per almeno un servizio. Le società private stanno allargando sempre più la gamma dei prodotti offerti e le convenzioni con i dipendenti

di Chiara Bussi


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(© Oleksiy Maksymenko/imageBROKER)

3' di lettura

Addio a obliteratrici, tassametri e parcometri. Largo invece ai pagamenti elettronici legati alla mobilità: applicazioni nate per un tipo di servizio che hanno ampliato la gamma della propria offerta, a seconda dei casi, per coprire il costo di parcheggi, biglietti dei mezzi pubblici, taxi, car e bike sharing. Una lista che si allunga mese dopo mese. Nel 2018 questo segmento ha catalizzato 180 milioni di euro, con un balzo del 53% rispetto al 2017 e promette bene anche per gli anni successivi.

Le diverse componenti

Per un ventaglio di servizi legati alla quotidianità dei cittadini la moneta, dunque, non serve più. Secondo la fotografia con il fermo immagine al 2018 scattata dall’Osservatorio mobile payments & commerce del Politecnico di Milano la componente che pesa maggiormente è quella del car e bike sharing con oltre 90 milioni transati e una crescita del 49%. Una performance in forte crescita nonostante la contrazione in termini di numero di città servite (-30%) a causa della dismissione del servizio a postazione fissa in alcuni piccoli centri.

Le convenzioni aziendali che consentono ai dipendenti il rimborso delle spese spingono invece i pagamenti delle corse del taxi da app con un valore di 40 milioni di euro. Mentre il digitale utilizzato per le strisce blu consente di pagare i minuti effettivi di sosta senza passare da un parchimetro. Questo si dimostra il servizio più capillare con 361 Comuni serviti per un valore di operazioni che supera i 35 milioni di euro. E cresce dell’11% il pagamento dei mezzi pubblici da app o con sms, sfiorando quota 15 milioni di euro.

Le aperture dei Comuni

Oggi sono 469 i Comuni che hanno attivato almeno uno di questi servizi, pari al 39% della popolazione. «Le prime sperimentazioni risalgono al 2012. A fare da apripista - spiega il direttore dell’Osservatorio Ivano Asaro - è stata Firenze che ha aperto alla possibilità di pagare il biglietto dei bus con un sms. Poi è stata la volta di Milano, Roma, Torino. Il grande salto è però arrivato con il car e il bike sharing». Così il digitale, simbolo dell’innovazione tecnologica, va a braccetto con la nuova frontiera dell’economia della condivisione.

Nel corso del 2018 alcuni attori hanno arricchito il loro portafoglio con diversi servizi di pagamento via app. Oltre a Telepass (si veda l’articolo sotto), Eni consente ad esempio di pagare la sosta tramite MyCicero utilizzando l’app Eni Station+. Anche Postepay ha introdotto offerte di questo tipo. Mentre Satispay e SisalPay hanno integrato nuove funzioni, tra cui la possibilità di utilizzare la piattaforma PagoPa per le operazioni a favore della pubblica amministrazione.

I protagonisti del 2019 sono stati invece i monopattini elettrici in sharing su cui l’Osservatorio sta completando la ricognizione.

I pagamenti da remoto

I pagamenti elettronici legati alla mobilità sono la componente trainante e più innovativa delle transazioni in remoto che comprendono anche le ricariche telefoniche e le bollette. Nel 2018 i due mercati hanno totalizzato rispettivamente 570 e 130 milioni di euro, in sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente. «Nei prossimi tre anni - dice Asaro - i pagamenti in mobilità in remoto varranno tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro, proprio sulla spinta delle transazioni legate alla mobilità».

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