PARALISI DEL GOVERNO

Lo shutdown ora minaccia anche l’evento Usa dell’anno: il Super Bowl

di Marco Valsania


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L’ingresso dello stadio di Atlanta che ospiterà il Super Bowl il 3 febbraio (Usa Today)

3' di lettura

NEW YORK - Lo shutdown del governo federale non mette più a rischio solo le istituzioni politiche statunitensi; adesso minaccia anche l'istituzione sportiva per eccellenza. Parliamo del Super Bowl, la finale del campionato di football americano. La partita che da sempre domina le classifiche di audience televisiva nazionale, che fa le fortune di aziende e delle loro pubblicità, che si trasforma ogni anno in una kermesse pop-culturale volta a celebra l'identità del Paese quasi quanto la bandiera a stelle e strisce.

Manca ancora oltre una settimana alla data fatidica, il 3 febbraio, dell'incontro-scontro tra i Los Angeles Rams e i New England Patriots. Tra la squadra in ascesa e la Juventus degli Stati Uniti, una in rappresentanza della costa orientale, l'altra occidentale. Che per l'appuntamento voleranno ad Atlanta in Georgia, nel nuovissimo stadio intitolato al suo grande sponsor (ironia della sorte nell'America First di Donald Trump è il Mercedes-Benz Stadium, inaugurato nel 2017 al costo di 1,6 miliardi). Ma il conto alla rovescia verso il Super Bowl numero 53 è ormai cominciato e all'ansia sportiva si è sostituito un crescente nervosismo, nutrito da paure di inedito caos in occasione dell'evento.

Carenza di dipendenti negli aeroporti
Un caos niente affatto ludico, causato al contrario dalla parziale paralisi delle autorità federali: al centro della crisi e delle preoccupazioni per potenziali disastri ad Atlanta è la carenza di lavoratori della sicurezza agli aeroporti, dipendenti federali della Transportation Security Administration che sono tra coloro - 800.000, un quarto del totale del dipendenti pubblici - oggi non pagati e ranghi ridotti a causa della battaglia sul budget che vede Trump rifiutarsi di firmare leggi di finanziamento del governo senza fondi per un muro anti-immigrati al confine con il Messico.

Timori per lo scalo di Atlanta
Paura e caos sono nei numeri della mobilitazione popolare attesa per l'evento sportivo dell'anno: decine di migliaia di spettatori con biglietti sono in arrivo ad Atlanta per la partita. Punta di diamante di oltre un milione di visitatori in quell'intera settimana. E se in andata i “turisti” dovrebbero giungere alla spicciolata, nell'arco di giorni, alla partenza è previsto un esodo di proporzioni bibliche: oltre 120.000 persone dovrebbero lasciare la città nella sola giornata di lunedì 4 febbraio, all'indomani della finale di football. Tutti passando attraverso l'aeroporto, lo Hartfield-Jackson Atlanta International Airport, aggiungendosi al normale andirivieni di una intensa giornata di business. È stato il sindaco di Atlanta, la democratica Keisha Lance Bottoms, a ribattezzare la giornata come “Mass Exodus Monday”.

Quella di Atlanta, fino a pochi mesi or sono, era sembrata una scelta super-sicura per il Super Bowl: gia' da anni, dal 2008, il suo aeroporto è il più trafficato del Paese con oltre 104 milioni di passeggeri l'anno, in media circa 280.000 al giorno. Più del doppio di città quali Miami, che pure ospiterà un prossimo Super Bowl.

Stop ai voli all’aeroporto La Guardia
Invece, complice lo shutdown, la partita organizzativa, oltre a quella sul campo, è più aperta che mai e genera scenario da incubo: Atlanta già risente assieme a Boston dei ritardi maggiori nei voli, nei controlli e nelle attese dei passeggeri, assieme a Boston, 42 minuti in media e in rapido aumento fino a 88 minuti negli ultimi giorni. Proprio venerdì l’Autorità federale dell’aviazione ha sospeso i voli all’aeroporto La Guardia di New York per mancanza di personale. E già adesso i dipendenti della Tsa, chiamati al lavoro senza paga (con compenso retroattivo a shutdown finito) hanno tassi di assenteismo e malattia più che doppi rispetto al passato. Dei 51.000 dipendenti nazionali, il 6,8% non si presenta al lavoro contro il 2,5% abituale e durante il Super Bowl simili “fughe” potrebbero moltiplicarsi.

Nella confusione sono finiti anche piani federali di inviare ad Atlanta squadre che fornissero ulteriore appoggio ai controlli di sicurezza. Mentre ben poco, in assenza di soluzioni dello shutdown o di interventi d'emergenza, potranno fare i 1.800 volontari che la città di Atlanta ha promesso per accogliere l'esercito di turisti e spettatori attirati dal Super Bowl e che potrebbero fare i conti invece con un super caos. Forse però, suggeriscono alcuni osservatori, proprio la prospettiva di un disastro sportivo sotto i riflettori delle telecamere e in diretta nazionale potrebbe alla fine fare più di tanti disastri politici per accelerare un compromesso sullo shutdown.

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