calcio & finanza

Lo slalom infinito di Yonghong Li

di Carlo Festa

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5' di lettura

Siede su una montagna di debiti Yonghong Li, proprietario del Milan, a un anno esatto dall’acquisto del club. Per ora è sempre riuscito a evitare che l’architettura costruita attorno al club rossonero crollasse, ma da qui all’estate il raider cinese sarà chiamato a rispettare ulteriori impegni finanziari che lo costringeranno a trovare altre fonti di sostentamento. La prima scadenza è vicinissima: una tranche di 10 milioni di euro di aumento di capitale da effettuare a favore del Milan all’interno di una manovra più ampia da circa 38 milioni di euro, risorse necessarie al club rossonero entro giugno.

I soldi erano attesi già ieri, ma al momento non sarebbero ancora arrivati sui conti del Milan. Inoltre il club sul suo sito ha fatto sapere proprio nelle ultime ore che l’esercizio del diritto d’opzione dell’aumento di capitale da parte dell’azionista è stato prorogato, formalmente per motivazioni burocratiche, dal 4 aprile al 13 aprile. Nel frattempo il principale creditore di Yonghong Li, il fondo statunitense Elliott, attende al varco l’uomo d’affari cinese: il prestito da 303 milioni di euro (più altri 70 milioni di interessi) dovrà essere onorato in ottobre, in caso contrario scatterebbe l’escussione del pegno sulle azioni del Milan. Ma per contratto il mancato rispetto di alcuni covenant (come ad esempio la mancata realizzazione degli aumenti di capitale) potrebbe far scattare prima del tempo questa opzione a favore di Elliott.

I debiti, si diceva. Non ci sono soltanto i 303 milioni dovuti complessivamente al fondo Usa. Gran parte dei denari di Yonghong Li arrivano da prestiti che hanno origine nei paradisi fiscali delle Isole Vergini Britanniche e che, tramite successivi trasferimenti a Hong Kong e in Lussemburgo, sono finiti in Italia. C’è ad esempio un legame forte verso una società che ha sede alle Isole Cayman, la Teamway International Group Holdings. Lo scorso 28 agosto, Rossoneri Sport Investment Co. Limited, azienda facente parte della galassia rossonera di Yonghong Li, si è fatta prestare circa 8,3 milioni di dollari (65 milioni di dollari di Hong Kong, circa 7 milioni di euro) dalla Teamway. Il prestito, scaduto lo scorso 28 febbraio, è stato prorogato e Yonghong Li ha accettato di pagare interessi del 24%, facendosi addirittura garantire dalla moglie Huang Li. La Teamway International Group Holdings è una società nota alle cronache finanziarie cinesi in quanto tra gli azionisti ci sono stati l’imprenditore cinese Huang Youlong e la moglie Zhao Wei, di professione attrice, regista e cantante pop.

C’è da dire che fino a oggi Yonghong Li è sempre riuscito a ottenere l’appoggio delle banche cinesi nel corso dei suoi raid finanziari. Ma negli ultimi mesi questo stesso appoggio sta cominciando a mancare. Un mese fa il tribunale del popolo di Shenzhen ha ufficialmente dichiarato fallita la Jie Ande, una delle società di Yonghong Li storicamente utilizzata dall’uomo d’affari per comprare pacchetti azionari di società quotate. Sulla società pendeva una richiesta di liquidazione per bancarotta da parte della Banca di Canton. La Jie Ande – con una quota dell’11,4% – è la principale azionista di un’azienda quotata alla Borsa di Shenzhen ed era accreditata all’inizio come una delle garanzie tra quelle indicate dal finanziere cinese al momento dell’acquisto del Milan.

Al momento dell’acquisto del Milan da Fininvest, giusto un anno fa, Yonghong Li, classe 1969, una moglie, due figlie, è del resto comparso dal nulla. Di lui si sapeva poco o niente in Europa prima di questa operazione e anche in Cina le informazioni su di lui sono scarne se si va a investigare nel passato. In effetti, Yonghong Li era, fino all’acquisto del club, imprenditore semi-sconosciuto: fonti a lui vicine dicono invece che è soltanto super riservato. Le uniche informazioni che si riescono ad avere sono quelle relative alla sua intensa attività borsistica di acquisto (e di rivendita) di aziende nel breve periodo. L’altro dettaglio importante è che Yonghong Li non ha operato quasi mai in prima persona nelle società di cui era ed è socio, ma tramite prestanome.

Le società dove è coinvolto non sono quasi mai direttamente attribuibili a lui. È ad esempio proprio il caso della Ses-Sino Europe Sports, che era stata costituita appositamente per l’operazione sul Milan nell’autunno scorso e che faceva capo a un privato, Chen Huashan, sconosciuto a tutti, che fra l’altro aveva aperto come azionista anche altre due holding allo stesso indirizzo della Sino Europe Sports. Chen Huashan, si scoprirà più tardi, è un professionista di cui si serve spesso Mr Li nei suoi raid finanziari.

La stessa holding personale di Yonghong Li, cioè la Jie Ande, salita agli onori delle cronache nell’ultimo mese per il fallimento, farebbe capo a un personaggio sconosciuto, cioè un certo Liu Jhinzhong. Anche in questo caso si dovrebbe trattare di procuratori legali o avvocati. Insomma, Yonghong Li, prima dell’operazione sul Milan, ha sempre utilizzato strutture che potrebbero far pensare a società fiduciarie che schermano gli azionisti.

Si spiega dunque perché a Pechino il suo nome sia abbastanza sconosciuto. Così, prima di salire agli onori della cronaca per il Milan, l’uomo d’affari cinese era noto soprattutto per alcune operazioni di trading in Borsa. Se si guarda ai suoi raid borsistici, una delle operazioni effettuate nel passato è quella sul gruppo Zhong Fu, poi fallito per l’eccessiva tensione finanziaria, transazione dove era coinvolto il private equity internazionale Cvc. Poi c’è un’altra operazione compiuta sul gruppo Duolun, per la quale Yonghong Li ha subito un richiamo e una sanzione dalle autorità di Borsa cinesi per 80mila euro.

Ma come ha fatto dunque Yonghong Li a ottenere la fiducia di Fininvest? Mr Li, al momento della presentazione dell’offerta di acquisto per il club ha consegnato alle banche e alla holding di via Paleocapa una documentazione sulle attività possedute in Cina a proprio nome. Ma alcune delle attività sono anche a nome della moglie Huang Li. Mr Li possiede soprattutto partecipazioni in aziende del packaging, ma anche presunte miniere di fosfati e asset immobiliari in alcune grandi città al di là della Grande Muraglia. Il settore immobiliare sembra una delle attività più rilevanti per il broker, che possiede una quota (il 28% in via indiretta) di un palazzo avveniristico di 48 piani a Guangzhou: il New China Building, un centro commerciale immenso che si estende verso il cielo. La quota nel grattacielo sarebbe posseduta da Mr Li tramite una holding: questa scatola societaria sarebbe stata costituita con Xu Renshuo, cioè il socio d’affari di Mr Li entrato anche nel consiglio di amministrazione del Milan. Il pacchetto azionario dell’edificio varrebbe, dunque, convertito in euro, circa 280 milioni, anche se c’è da dire che la bolla immobiliare ha gonfiato parecchio il settore del real estate in Cina. In ogni caso se si sommano le partecipazioni di Mr Li e della moglie, si arriva a un massimo di 504 milioni di euro di patrimonio personale: un po’ poco visto che il solo Milan è stato valutato 740 milioni di euro compresi i debiti. In ogni caso i soldi verso l’Italia e verso il club stanno continuando per ora ad arrivare. E proprio su alcuni di questi flussi finanziari (soprattutto quelli iniziali per acquistare la squadra) ha acceso i riflettori la Procura di Milano con un’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato né indagati, che punta a far luce sulla provenienza del denaro dopo alcune segnalazioni dell’ufficio apposito di Banca d’Italia.

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