Interventi

Lo smaltimento delle mascherine tra norme e difficoltà

di Matteo Benozzo

default onloading pic
(AFP)


3' di lettura


In Italia la lotta al coronavirus è finalmente entrata nel vivo della sua seconda fase, il virus rallenta e il Governo comincia ad allentare il lockdown degli ultimi due mesi. Attività manifatturiere, edilizia, vendite all'ingrosso sono riprese insieme a tutte le attività mai sospese e in molti cominciano ad uscire nei primi tentativi di ritorno ad una normalità. Regola comune a tutti, cittadini e comparti produttivi, è la diffusa utilizzazione obbligatoria di mascherine e guanti monouso da sostituire anche più volte al giorno, indispensabili persino per accedere ai mezzi pubblici. Dispositivi di protezione, però, ancora difficili da reperire (soprattutto al prezzo fissato dal Commissario Arcuri) e la cui gestione successiva – dopo l'uso – sarà centrale alla ripresa a pieno regime di tutti i comparti economici e della società.
Nonostante alcune iniziali proposte interpretative - anche un po' fantasiose - che avrebbero voluto una generale gestione di tali rifiuti sempre e comunque come sanitari a rischio infettivo per via degli asintomatici, Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità hanno fornito istruzioni di gestione di mascherine e guanti usati a seconda del contesto e delle situazioni.

Così, da un lato il Ministero della Salute si è occupato delle strutture sanitarie e di quelle imprenditoriali «non sanitarie dove hanno soggiornato casi confermati di COVID–19», indicando la filiera sanitaria dei rifiuti potenzialmente infetti per la gestione di tali dispositivi, dall'altro l'Istituto Superiore di Sanità ha dato istruzioni per gli ambienti domestici, suggerendone sempre la gestione nell'indifferenziata, indipendentemente dalla presenza o meno di casi conclamati ma solo indicando maggiori o minori precauzioni da seguire (come l'uso di più sacchetti uno dentro l'altro, di guanti nelle operazioni di chiusura, evitando di schiacciare e comprimere il contenuto, impedendo ad animali di compagnia di avvicinarsi, liberando gli ambienti domestici quotidianamente).
Varie regioni hanno adottato tali istruzioni per i propri territori ricorrendo alle ordinanze contingibili e urgenti di cui all'art. 191 del Codice dell'ambiente. Così Abruzzo (ordinanza 22 marzo 2020, n.13), Basilicata (ordinanze 21 marzo 2020, n. 8 e 31 marzo 2020, n. 13), Friuli Venezia Giulia (ordinanza 31 marzo 2020, n. 1/2020/AMB), Lazio (ordinanza 25 marzo 2020, n. Z00015), Molise (ordinanza 2 aprile 2020, n. 13), Puglia (ordinanza 11 aprile 2020, n. 206), Sicilia (ordinanza 27 marzo 2020, n. 1), Toscana (ordinanza 16 marzo 2020, n. 13), Umbria (ordinanza 30 marzo 2020, n. 13), hanno fatto proprie le istruzioni dando indicazioni di gestione ai propri enti locali.
In cinque ulteriori regioni (Calabria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) non ci si è però limitati a recepire tali istruzioni, ma si sono fornite anche indicazioni in merito alla gestione di rifiuti da mascherine e guanti da attività economiche operandone l'assimilazione ai rifiuti urbani e, quindi, da conferire nella frazione di rifiuti indifferenziati destinati ai sistemi di gestione locali. Per cui, a parte i rifiuti da mascherine e guanti utilizzati in strutture sanitarie e in strutture non sanitarie in cui abbia soggiornato un Covid-19 conclamato che seguono la filiera speciale dei rifiuti sanitari a rischio infettivo con sanificazione e incenerimento o discarica, in tutti gli altri casi (quando originati in ambienti domestici con o senza infetti Covid, o originati nelle imprese in assenza di infetti e anche con loro presenza nelle regioni Calabria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) il periodo emergenziale si caratterizzerà per una mole aggiuntiva di rifiuti indifferenziati: mascherine e guanti monouso si aggiungeranno ai rifiuti che quotidianamente vengono prodotti da case e imprese di tutti i territori, nonché a tutti quei rifiuti usa e getta ritornati alla ribalta in questa fase.
Se a ciò aggiungiamo che difficilmente avremo un allentamento delle produzioni e il solito svuotamento delle città nel periodo estivo, i sistemi di gestione locali di rifiuti saranno tutti messi a dura prova riportando d'attualità quelle fragilità e quelle inadeguatezze di territori come Roma Capitale, in cui negli ultimi tempi rifiuti e ambiente sono stati uno dei principali nodi.
In altre parole, nella classifica delle emergenze italiane il primo posto è ancora saldamente tenuto dal virus, tallonato dall'economia, dai salari, dal crimine organizzato e, distante, troviamo la questione rifiuti. Speriamo solo che il ritorno a regime dell'Italia non le faccia riscalare la classifica.

partner dello studio legale Pavia & Ansaldo, docente Diritto Ambientale - Università degli Studi di Macerata

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti