Digitale post Covid

Lo smartworking ritrova il pc

Riconquista il ruolo preso dagli smartphone

di Mario Cianflone

Riconquista il ruolo preso dagli smartphone


3' di lettura

Dal click al tap e ritorno. È una sorta di nemesi storica quella del personal computer, prima protagonista della rivoluzione della informatica di massa, poi device (diremmo oggi) d’elezione dell’alba di Internet e della new economy e dopo è stato, più volte, dato per morto. Ma il pc, per quanto in declino rispetto ai fasti del passato è ancora vivo e vegeto, anzi il mercato mondiale è in crescita per la prima volta dopo sette anni di costante calo. Infatti secondo i dati di Gartner le vendite mondiali in sell-in hanno totalizzato 70,6 milioni di unità nel quarto trimestre del 2019, con un aumento del 2,3% rispetto al quarto trimestre del 2018.

Nell’intero 2019, il volume ha superato i 261 milioni di unità, con una crescita dello 0,6% dal 2018. Che cosa è successo nell’ultima decade: il pc, che ormai ha assunto la definitiva forma del notebook, è stato prima schiacciato dall’arrivo dei tablet: nel 2010 nasce l’iPad di Apple ed esplode il fenomeno dei computer a tavoletta che progressivamente conquistarono spazi di mercato ai danni del personal computer. Era entrato in crisi il modello d’uso del pc: uno strumento nato per produrre contenuti e non per fruirli in un web sempre più ricco di video e musica. Lo smartphone all’epoca aveva schermi piccoli: i display dell’iPhone (nato nel 2008) e dei concorrenti, non superavano i 4”. Poi arrivò la rivoluzione: smartphone con display sempre più grandi, fino al punto che si inizio a chiamarli phablet, dalla fusione tra smartphone e tablet. Ora i “telefonini” (li chiamiamo così per nostalgia hi-tech) con schermi jumbo sono la norma e di fatto hanno preso il posto di molti tablet. Che è un mercato in discesa dominato da Apple, inseguita con poca fortuna da Samsung e da una miriade di prodotti Android senza molto senso pratico. Il coronavirus ha cambiato le regole del gioco: l’esigenza di lavorare in remoto (e non lo stare su chat e social vari su un device tascabile o quasi) o studiare a distanza richiedono un form factor diverso: tastiere e schermi grandi con interfacce tipo desktop. Ed è proprio il primato dello smartphone come device d’elezione che giustifica i recenti dati Istat che indicano una carenza di pc nelle famiglie italiane: il 34% famiglie non ha computer ne tablet e al Sud si arriva al 40%. Ma non è una questione di arretratezza digitale, il motivo è solo che il pc era diventato un oggetto pressoché inutile in casa, mente lo smartphone perfetto di fare tutto: scattare foto che non fanno rimpiangere una reflex, vedere un film, ascoltare musica e soprattutto essere connessi con un mondo di relazione a portata di “tap”, di colpo di polpastrello. È probabile che nel dopo Coronavirus il pc riprenda ulteriormente quota perché lo smartworking, ormai sdoganato, diventarà sempre più diffuso, i prezzi sono bassi (al pari delle prestazioni delle loro pessime videocamere integrate) e questo, crisi permettendo dovrebbe favore gli acquisti quelli privati magari per la scuola.

Tuttavia, le performance di uno smartphone di buon livello sono superiori a quelle di un pc, non a caso alcuni device Android possono trasformarsi in personal computer: basta collegarli a un monitor (anche una tv con un cavetto da pochie euro) nonché con tastiera e mouse e si attiva automaticamente una interfaccia desktop, la quale con un applicativo office è abbastanza funzionale per potere lavorare con agio in remoto.

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