Scienza

Lo spazio 60 anni dopo Gagarin. Le celebrazioni e il ricordo

Il 12 aprile di sessant'anni fa divenne il primo a superare l'atmosfera per orbitare attorno alla Terra.

di Emilio Cozzi

4' di lettura

Magellano dell'Universo”. “Colombo dello spazio”. Con soprannomi così è ovvio che a lui siano dedicate, il 12 aprile, la Giornata della Cosmonautica o la rampa di lancio, in Kazakistan, dalla quale sono volati verso le stelle anche Samantha Cristoforetti, Paolo Nespoli e Luca Parmitano. Perché lui, Jurij Gagarin, dalla rampa che oggi porta il suo nome, il 12 aprile di sessant'anni fa divenne il primo a superare l'atmosfera per orbitare attorno alla Terra, il primo cosmonauta a dimostrare quanto fosse vero il motto del “padre dei voli spaziali”, Kostantin Ciolkovskij: “La Terra è la culla dell'umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla”.

Le celebrazioni

Ugualmente poca sorpresa destano le opere celebrative, dalle statue – la più bella a Mosca, nella piazza intitolatagli – ai musei, compreso il suo alloggio al cosmodromo, lasciato come allora e visitabile, fino a film come “Gagarin. Primo nello spazio” diretto da Pavel Parkhomenko nel 2013, un'elegia più che un racconto biografico. A sorprendere, invece, cioè a dimostrare quanto l'Eroe nazionale dell'Unione Sovietica le sia sopravvissuto fino a diventare patrimonio dell'umanità intera, è la quantità di fumetti, serie tv e pure videogiochi con Jurij Gagarin dentro. Sono tutte prove di quanto, decenni dopo il suo unico volo orbitale, il Magellano cosmico rimanga “il più grande eroe della storia”, per dirla con il biografo Lev Danilkin, o almeno l'unica risposta sovietica “all'altezza di Neil Armstrong e Luke Skywalker”.Che Danilkin evochi il cavaliere jedi di “Guerre stellari” è significativo. Perché questo è stato il primo cosmonauta: una figura mitica, di cui nessuna etichetta potrebbe tradurre “la marea di ammirazione” che la travolse dopo il ritorno dallo spazio.

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12 aprile 1961

.Che quel 12 aprile del 1961 Gagarin sia decollato tenente e atterrato eroe, non lo ha dimostrato solo l'onorificenza massima, Eroe dell'Urss appunto, tributata pochi giorni dopo da Nikita Krusciov in persona. Lo testimoniano, oggi, l'immaginario che il suo nome evoca e il numero crescente di segni impressi nella cultura popolare. Infatti, sebbene tutti i suoi record vennero spazzati via in poche settimane, Gagarin divenne «l'angelo che ha permesso all'umanità di vivere un momento fantastico, in cui tutti all'improvviso si sono messi a pensare non ai soldi, al sesso o alla carriera, ma alle stelle come possibile paradiso».Detto altrimenti, da sessant'anni Gagarin è un simbolo, la personificazione del sogno di spingersi oltre i propri confini dell'umanità. Le conferme abbondano: gli omaggi “istituzionali” affiancano poster e magliette con la celebre esclamazione della partenza, “Poyekhali” (andiamo). I fumetti sfoggiano un approccio biografico, come l'inglese “Yuri's Day: the Road to the Stars”, di Andrew King, Pears Bizony e Peter Hodkinson, o riflessioni più profonde, come nell'italiano “Da quassù la Terra è bellissima” di Toni Bruno.

Cinema e tv

C'è anche un film, “Hotel Gagarin” di Simone Spada, che titolo a parte non ha niente a che vedere con il cosmonauta, ennesimo indizio di quanto il suo nome abbia inciso la fantasia. Così, a cercarlo, Gagarin è anche là dove non ti aspetti: è l'emblema dell'eccellenza nemica nella serie “The Right Sfuff – Uomini veri”, su Disney+, il fedele racconto, tratto dal libro “La stoffa giusta” di Tom Wolfe, dei primordi dell'avventura statunitense oltre il cosmo. È invisibile, solo evocato ma altrettanto potente, nella pur distopica “For All Mankind”, la serie prodotta da Apple tv che immagina come sarebbe il mondo se a sbarcare sulla Luna fosse stata, per prima, l'Unione Sovietica.

I videogiochi

È del tutto inaspettato, ma per questo anche più significativo, dentro l'universo digitale di “Elite: Dangerous”, uno dei più avvincenti simulatori spaziali disponibili su Pc e console di gioco, in cui è possibile attraccare al “Gagarin Gate” per fare il pieno di risorse e nuovi obbiettivi. Nello spazio riprodotto dall'architettura procedurale di “Elite” non è peraltro raro trovare personaggi non giocanti o addirittura giocatori veri i cui “gamer tag” evocano il primo cosmonauta o l'eredità del programma spaziale sovietico, fra una “Station Tsiolkovsky Ring” e la “Station Korolev”, dal nome dell'altrettanto leggendario Capo Progettista delle attività extraterrestri dell'Urss.Anche più significativo è che, nel 2016, il primo cosmonauta fosse uno dei personaggi da “cacciare” con una app in realtà aumentata, sulla falsa riga di “Pokémon Go”, usata dal sito Discover Moscow per incentivare il turismo.

L’omaggio interattivo

L'omaggio interattivo più memorabile, però, rimane quello di Orbiter Space Flight Simulation, lo space-sim per antonomasia. Sviluppato e pubblicato nel 2000 da Martin Schweiger, un ricercatore della University College di Londra, il software permette di rivivere con dovizia di dettagli le missioni spaziali. È gratuito, aggiornato con continuità e si basa sull'effettivo comando di navi spaziali reali (come lo Space Shuttle, la Mir e la Sojuz), o fittizie (come il Delta-Glider Mk4).Grazie alle espansioni create dall'utenza, le possibilità di interazione sono costantemente in crescita. Esiste addirittura un archivio, l'Orbit Hangar, dove è possibile scaricare i dati dei lanci che hanno fatto la storia. Ed è grazie a questi che si può decollare come si fosse Gagarin quel 12 aprile di sessant'anni fa, rannicchiati nella propria Vostok in cima a un razzo Semyorka. Perché a prescindere dalla pandemia, da un contesto geopolitico nuovo e da un settore riconfigurato dalla new space economy, il “Magellano dell'Universo” rimarrà per sempre il simbolo dell'umana tensione a superare l'ignoto. Fino a quando, dopo la Luna, toccheremo Marte. E poi oltre.


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