Societa

Lo specchio di Alice, l’innovazione e un cambiamento di epoca

di Piero Bassetti

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(EPA)


3' di lettura

È un pomeriggio di pioggia torrenziale del marzo 2020 e nella mia città, Milano, Covid-19 sta mietendo più vittime dei bombardamenti del 1944.
Ho tempo per pensare. La materia non manca. In televisione Papa Francesco parla a una Piazza San Pietro deserta: «Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre strade e città. Ti imploriamo Dio, non lasciarci in balìa della tempesta». La pandemia, rifletto, fa sembrare quasi laica questa benedizione Urbi et Orbi, perché in balìa della tempesta lo siamo tutti. Ma come è potuto succedere?
Sono nato nel 1928 e di avvenimenti inattesi ne ho visti diversi. Quando, trentenne, scrissi col mio vecchio amico Giacomo Corna Pellegrini, che purtroppo non c'è più, Le
redini del potere, partivamo dal fenomeno fisico più dirompente: la bomba atomica e la considerazione di quali rischi aveva corso il potere decidendo di impiegarla. Nei decenni successivi si sarebbero avvicendate due rivoluzioni industriali e avremmo sequenziato il DNA, conversato con l’intelligenza artificiale, coltivato relazioni via Facebook e minacciato guerre su Twitter, fino a interrogarci finalmente sulle applicazioni della fisica quantistica.
Nonostante tutto, però, siamo ancora qui, a constatare che la bomba rimane emblematica per il problema del potere nel divenire della storia, che sembrava avere nella guerra il suo motore. Un rovello intorno al quale mi sono cimentato nel corso della vita, quando agli interrogativi giovanili si è aggiunta l’esperienza della responsabilità politica e istituzionale: un po' a Milano negli anni Cinquanta, un po' in Lombardia, un po' in Italia, un po' nei circoli internazionali. Ho potuto intuire i contorni di una realtà e ho cercato di coinvolgere altri per vederla meglio.
Più il tempo passava, più mi rendevo conto che la problematica in cui ero immerso,il rapporto tra sapere e potere in un mondo profondamente innovato, stava diventando sempre più critica nella prassi delle istituzioni che ho attraversato. Non era più la vecchia storia, plus ça change, plus c'est la même chose. Stavamo cambiando sul serio; il dibattito, già aperto, non era di quelli consueti: ed ero d’accordo con il Papa quando dice: «Atten- zione, non siamo in un’epoca di cambiamenti bensì in un cambiamento d’epoca».
Greta Thunberg parla all’Onu, migranti annegano in mare, Londra ha scelto la Brexit, la Cina sfida l’America ed entrambe puntano a raggiungere Marte; e poi l’algoritmo, il potere dei social, la rivoluzione nelle scienze della vita e la fisica quantistica obbligano a inforcare lenti nuove. In mezzo a tutta questa confusione, paragonabile forse a ciò che sarà sembrato ai coevi il passaggio dal mondo tolemaico al copernicano, ecco Covid-19, motore e ciliegina sulla torta.
Ma quale torta? Non tanto la storia attorno a me, quanto i miei pensieri, che hanno bisogno di ordinarsi. La classica situazione in cui vien voglia di parlarne.
Quando nel 1959 ci inventammo Le redini del potere; poi quando ho messo su carta i pen- sieri sulla responsabilità nell’innovazione, da cui nel 1994 nacque la Fondazione Giannino Bassetti; o quando, anni dopo, richiesto dall’amico Umberto Colombo di concepire un breve saggio per l’editore Scheiwiller, intitolato Nuova scienza e nuova politica, mi sono avvicinato al concetto ispiratore di questo pamphlet, che parte da Alice e dal suo balzo oltre lo specchio. Il divenire della problematizzazione, allora, era il mio: oggi è quello del mondo. Bella differenza!
C’è di mezzo, secondo me, una realtà che mette in crisi, per effetto di innovazioni radicali, addirittura il rapporto tra sapienza e potenza, per consegnarci un’epoca di affannosa ricerca. Orfani di valori, bulimici nei mezzi, atrofici nei fini.

Pubblichiamo uno stralcio dal nuovo libro di Piero Bassetti, Oltre lo specchio di Alice. Governare l’innovazione nel cambiamento d’epoca, in uscita da Guerini e Associati

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