nuovi separatismi

Lo spettro “Wexit” s’aggira per il Canada

Complottismo, frustrazione e risentimento economico. Alberta e Saskatchewan alzano la voce, nelle province occidentali del Paese è riesplosa la voglia di separatismo

di Marco Dell'Aguzzo

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Complottismo, frustrazione e risentimento economico. Alberta e Saskatchewan alzano la voce, nelle province occidentali del Paese è riesplosa la voglia di separatismo


2' di lettura

The West Wants Out, «l’Ovest vuole andarsene». È uno degli slogan del movimento separatista che sta prendendo piede nelle province occidentali del Canada, soprattutto nell'Alberta. Gli altri due motti sono ancora più evocativi: Make Alberta Great Again e Wexit. Il fondatore della campagna è Peter Downing, estremista di destra noto per diffondere notizie false e complottiste: accusa il primo ministro Justin Trudeau di aver normalizzato la pedofilia e di aver spalancato le frontiere ai terroristi islamici, e crede che la politica migratoria del governo sia finalizzata alla cancellazione della «razza» bianca di discendenza anglosassone. Tutte posizioni che ricordano da vicino la alt-right americana, la “destra alternativa” molto attiva sul web che faceva riferimento a Steve Bannon e a Milo Yiannopoulos.

Il suprematismo bianco, l'islamofobia e l'odio verso i migranti sono parte integrante di Wexit. Ma le radici del movimento sono più complesse e affondano in un profondo sentimento di alienazione: le province occidentali di Alberta e Saskatchewan si sentono culturalmente lontane dal resto del Canada, poco rappresentate a Ottawa e ancora meno capite. Questo senso di diversità è particolarmente forte nell'Alberta, che ricorda un po' il Texas per i grandi pascoli di bovini, i pozzi petroliferi e l'avversione per lo Stato centrale. Il desiderio di un distacco e la convinzione che la provincia starebbe meglio da sola sono presenti da decenni. Wexit sta cercando di incanalare questa frustrazione in un partito politico a tutti gli effetti: un'idea vecchia, ma che ha guadagnato slancio con la rielezione di Justin Trudeau.

Trudeau è infatti estremamente impopolare nell'Ovest per via delle sue politiche ambientaliste: vorrebbe ridurre a zero le emissioni nette di CO2 entro il 2050 e ha imposto una tassa sulle aziende che producono gas serra. Alberta e Saskatchewan si oppongono – il settore energetico è centrale per le loro economie – e attaccano il primo ministro per i ritardi nella costruzione di nuovi oleodotti, fondamentali per le esportazioni di greggio. La produzione petrolifera del Canada è la quarta più grande al mondo e si concentra nell'Alberta, ma è in crisi: un po' per la mancanza di condotte, un po' perché il petrolio è contenuto in giacimenti particolari – le sabbie bituminose – che rendono l'estrazione costosa e soprattutto molto inquinante. Mentre nel resto del Paese le oil sands sono sinonimo di minaccia ambientale, nell'Alberta sono invece fonte di lavoro.

La Western alienation è un grosso problema politico per Trudeau, che non sa bene come contenerlo. Il malcontento popolare non è stato poi raccolto solo dagli estremisti di Wexit, ma anche dalla politica ufficiale: i governi di Alberta e Saskatchewan dicono di volersi rendere più autonomi dal resto della federazione, lamentandosi del sistema fiscale che – a loro dire – sottrae risorse al laborioso Ovest per trasferirle al parassitario Est.

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