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Lo spezzatino di Fiat Chrysler rischia di essere indigesto per l'Italia

di Francesco Zirpoli


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(EPA)

3' di lettura

Difficile prevedere se la vendita di Magneti Marelli a Calsonic Kansei, gruppo giapponese controllato dal fondo americano Kkr, sia il primo atto dello smembramento e vendita del gruppo FCA o se servirà da strumento per il rafforzamento del suo piano industriale 2018-2022 grazie a nuove risorse. Se a prevalere fosse il primo scenario, la cessione di Magneti Marelli rappresenterebbe il primo passo della vendita attraverso il cosiddetto “spezzatino”. Quest'ultimo risponderebbe alla logica secondo la quale la vendita dei singoli brand, o aggregazioni di essi, e dei settori della componentistica produrrebbe per l'azionista FCA un valore complessivamente superiore alla vendita in blocco. Sebbene non ci siano dichiarazioni dell'azionista di maggioranza in tal senso, proveremo a ragionare sulle conseguenza di questa ipotesi.

Partiamo dai brand dell'auto. Nell'attuale scenario industriale, margini e profitti dipendono dalla capacità dei produttori di organizzare lo sviluppo prodotto e la produzione sulla base di “piattaforme”: Jeep Renegade e Fiat 500X, ad esempio, condividono circa il 70% dei componenti, sono state progettate dallo stesso team di ingegneri a Torino e sono prodotte nello stabilimento di Melfi. Azzerate queste sinergie industriali, il valore dei singoli brandè di difficile stima e la loro vendita separata tutt'altro che semplice: a differenza di Jeep, molti dei brand FCA sono deboli sui mercati e risulterebbero poco appetibili.

Veniamo alla vendita dei settori della componentistica. Nel 2017, Magneti Marelli è risultato il 30° componentista al mondo e il 13° in Europa per fatturato, leader in molti settori ad alto potenziale di crescita. Dalla fine degli anni Ottanta, molte delle competenze Fiat sono state spostate in Magneti Marelli, anche attraverso scambi di personale qualificato. Discorso analogo vale per gli altri componentisti nell'orbita FCA, Comau (robotica e automazione industriale), da sempre eccellenza nel mondo della robotica e dell'automazione e Teksid nel settore siderurgico. Nell'ipotesi spezzatino, l'uscita dall'orbita FCA di Magneti Marelli rischia di privare FCA di competenze importanti: se dovesse tramontare l'ipotesi di una partnership con un grande produttore – Ford, GM o Hyundai - che coinvolga tutti i brandFCA, i “pezzi” europei di FCA risulterebbero meno appetibili per un acquirente che attraverso FCA volesse realizzare un upgrading tecnologico, ovvero accedere al know-how che FCA deteneva attraverso Magneti Marelli.

Le rassicurazioni offerte da FCA sull'operatività di Magneti Marelli e sul mantenimento dei livelli occupazionali in Italia, non toccano alcune questioni chiave. Le risorse provenienti dalla vendita di Magneti Marelli potrebbero costituire uno strumento per il rilancio industriale di FCA che, per troppo tempo focalizzata sulla riduzione del debito, ha investito meno dei suoi competitor in nuovi prodotti e tecnologie. Questa situazione ha generato una crisi nelle vendite dei brand colpiti dai tagli e il rischio concreto che la situazione si ribalti sulle scelte di localizzazione produttiva in Italia. La domanda, quindi, è: i 6,2 Miliardi di Euro frutto della vendita della maggiore (e per certi versi unica) multinazionale della componentistica italiana, saranno re-investiti per sviluppare nuovi modelli e tecnologie? In che misura questi investimenti rafforzeranno la posizione di FCA in Italia?

L'unica certezza con cui gli stakeholderitaliani di FCA stanno facendo i conti da ieri è, quindi, l'invitabile spostamento del centro direzionale di Magneti Marelli fuori dall'Italia. Molti analisti, attori della filiera e anche le componenti sindacali consideravano Magneti Marelli come il possibile catalizzatore dello sviluppo di nuovi investimenti dell'intera filiera italiana dell'auto verso le tecnologiche dell'elettrificazione dei propulsori e della guida autonoma. Non è escluso che Magneti Marelli conservi questo ruolo anche nell’orbita di Calsonic Kansei. Tuttavia, affinché l'operazione porti dei benefici reali per la filiera italiana è indispensabile che FCA inizi a sviluppare e produrre le auto e le tecnologie del futuro anche in Italia, contribuendo a rendere la sede italiana di Magneti Marelli centrale nell'universo Calsonic Kansei-Magneti Marelli. Su questo punto, purtroppo, esistono tre ordini di motivi che portano a temere che siamo al primo atto dello “spezzatino” e che questo possa risultare davvero indigesto per l'Italia: (1) la storia recente di FCA, che ha spostato fuori dall'Italia il suo baricentro, (2) il rischio concreto che FCA non utilizzi i capitali frutto della vendita di Magneti Marelli per realizzare investimenti nel nostro paese e (3) il silenzio su questa vicenda, così delicata, delle istituzioni italiane. I margini per agire esistono ma più passa il tempo più questi si restringono.

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