OLTRE LA POESIA

Lo sport metafora di grazia e bellezza

Raccolti gli scritti del poeta Vittorio Sereni che nel calcio e nel ciclismo riconosceva la chiave per esprimere sentimenti e immaginazione

di Maria Luisa Colledani

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Raccolti gli scritti del poeta Vittorio Sereni che nel calcio e nel ciclismo riconosceva la chiave per esprimere sentimenti e immaginazione


3' di lettura

In quest’epoca di fast-sport e di eroi subitanei come stelle cadenti, Il verde è sommerso in nerazzurri è una prelibatezza. Nomos Edizioni, per la cura di Alberto Brambilla, propone gli scritti sportivi di Vittorio Sereni apparsi dal 1947 al 1983 e finora dispersi in remote riviste. Anche la veste grafica, con spazi così geometrici da ricordare i campetti per le formazioni calcistiche, è preziosa. Poesia per gli occhi.

Filologia sportiva

La poesia, naturalmente, è tutta di Vittorio Sereni e di Alberto Brambilla, laureato in Filologia medievale e umanistica, che scava da archeologo delle parole tra i versi e le prose dell’autore di Luino. È un libro da catalogare alla voce filologia sportiva. Sereni frequenta gli stadi, tifa Inter e il “Peppino nazionale” è più di un idolo (gli dedica il racconto Piede freddo), si accende per il Campionissimo Coppi in fuga e scrive, scrive. È l’ennesimo uomo di lettere rapito dall’insondabilità di un gol, di una caduta, di un’impresa senza ragioni. Tanti prima di lui: da Lorenzo de’ Medici a Poliziano, da Leopardi a Saba, da Giovanni Giudici a Dino Buzzati ad Anna Maria Ortese.

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Per lui sport significa grazia e bellezza. Non lo interessa tanto la cronaca, quanto la certezza che lo sport sia chiave per esprimere sentimenti e immaginazione: «Non credo esista un altro spettacolo sportivo capace, come questo, di offrire un riscontro alla verità dell’esistenza, di specchiarla o piuttosto rappresentarla nei suoi andirivieni, nei suoi imprevisti, nei suoi rovesciamenti e contraccolpi; e persino nelle sue stasi e ripetizioni; al limite, nella sua monotonia. La passione che li accompagna muore nelle ceneri di un tardo pomeriggio domenicale e da queste, di domenica in domenica, non si sa come, risorge».

Sugli spalti dell’Arena

Tra i molti testi proposti, la poesia Domenica sportiva - che prende spunto da un incontro fra Ambrosiana-Inter e Juventus - appare e scompare. La gara dell’Arena civica di via Canonica è il pretesto, della partita non c’è quasi nulla, a parte i nerazzurri e le zebre venute di Piemonte, ma il finale tutti ci contiene e ci rappresenta: «A porte chiuse sei silenzio d’echi / nella pioggia che tutto cancella». Forse oggi, in questo sport che divora gare a ritmi folli, buoni per mungere diritti tv e lauti spazi pubblicitari, non si potrebbe più raccontare il calcio con tanta poesia ma quella scrittura, quel cesellare le parole quanto manca perché lo sport diventi davvero storia, in un rapporto simbiotico fra evento sportivo collettivo e riflessi personali. Anche Sereni ne era conscio quando scriveva: «Dai tempi dei giochi olimpici poche cose, come gli atleti colti nel momento delle loro imprese, ci restituiscono incorrotta l’aria dell’antichità».

L’Inter di Herrera

Un altro scritto esemplare del volume è Il fantasma nerazzurro. Siamo nel 1964, l’Inter di Angelo Moratti e del Mago Helenio Herrera ha vinto la prima Coppa dei campioni della sua storia. Il poeta riflette su chi fa il pallone, atleti e tifo: la passione sportiva è bisogno ancestrale, istintivo, ben lontana dalle strumentalizzazioni che ne aveva fatto il fascismo. Il tifo è un vortice dal quale non si scappa: «Diventa una metafora della tua esistenza, la sorte della squadra - senza per questo diventare la tua stessa sorte, che sarebbe davvero troppo - è un possibile diaframma del tuo destino: o, con parole meno solenni, di come vanno o possono andarti, nel bene e nel male, le cose». Ma soprattutto in ogni riga lo sport si fa narrativa, si fa uno di noi, sia che Sereni scriva di calcio, ma anche di ciclismo e Mille Miglia, di Cronache lacustri o per Gli ottant’anni di Alfredo Binda perché certi momenti di sport «sono crepacci subitanei che si aprono nella coscienza, frane silenziose nel paesaggio interiore, presagio di una resa di conti che ti coinvolge oscuramente come rami, arbusti e foglie toccati dalle avvisaglie dell’uragano».

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