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Lo spread BTp-Bund cade di 20 punti in apertura: ecco i tre motivi

La reazione post-voto è inequivocabile: mentre i mercati finanziari sono in preda alla psicosi del coronavirus, in Italia lo spread scende.

di Morya Longo


Il voto batte il coronavirus e abbassa lo spread

3' di lettura

Se si guardano solo i primi scambi della giornata sui mercati. quelli che indicano la reazione a “caldo” a una notizia specifica prima che altri fattori vadano a “sporcare” le quotazioni, il messaggio è inequivocabile: il mercato tira un sospiro di sollievo dopo le elezioni in Emilia-Romagna e in Calabria. Lo spread tra BTp e Bund in apertura risulta infatti in calo di circa 20 punti base (da 157 a un minimo di 138) e la Borsa di Milano - pur aprendo in calo con il fantasma del coronavirus cinese - è ben più tonica di tutte le altre d’Europa.

Le elezioni regionali, che erano così “cariche” di significato politico, hanno infatti dato tre messaggi politici (pur parziali dato che si tratta di sole due Regioni) agli investitori: il fantasma delle elezioni anticipate viene allontanato, il sovranismo della Lega non sfonda nella Regione “rossa”, il populismo del Movimento 5 Stelle viene ridimensionato. Un mix che permette ai mercati di tirare un sospiro di sollievo. Forse momentaneo, ma chiaro. Sul mondo incombe infatti la paura del coronavirus, che sta causando una fuga verso porti sicuri. E i BTp non sono tra questi.

Andamento dello spread Btp / Bund

Elezioni più lontane
La grande incognita che teneva i mercati col fiato sospeso era legata al rischio di elezioni anticipate. In realtà questo era un rischio che già alla vigilia del voto gli analisti non consideravano così consistente: tra gli investitori prevaleva infatti l’idea che il Governo Conte avrebbe retto anche in caso di vittoria leghista in Emilia, perché le forze che lo compongono difficilmente avrebbero mollato la presa. Ma comunque l’incertezza c’era. Ed era palpabile. «La politica è incertezza, non si può escludere la caduta del Governo e nuove elezioni», commentava qualche giorno fa la strategist di una grande banca internazionale.

In ogni caso ora il pericolo di elezioni anticipate è stato ridimensionato. O, nel breve, addirittura annullato. Così lo spauracchio di una campagna elettorale infuocata e imminente svanisce. «Il rischio - affermava qualche giorno fa la strategist - è di un ritorno ad un approccio duro con l’Unione europea, che peserebbe sullo spread». Ebbene: questo rischio per ora è allontanato. Morale: lo spread BTp-Bund ne beneficia.

Sovranismo e forze antisistema
L’altro elemento che sostiene lo spread è legato al ridimensionamento del la forza del sovranismo in Italia, che non riesce ad espugnare la roccaforte Rossa in Emilia. Il sovranismo crea turbolenza sui mercati per un motivo ben preciso: per la retorica no-euro. Chi acquista BTp presta infatti euro allo Stato italiano e confida nel fatto che alla scadenza dei BTp gli vengano restituiti gli stessi euro investiti: anche la sola vaga ipotesi che gli possano essere restituite lire (ovviamente svalutate) fa paura agli investitori. Questo in passato ha causato l’aumento dello spread BTp-Bund. Gli investitori non fanno calcoli politici, ma solo calcoli nei loro portafogli: Italexit li danneggerebbe, per cui questa è un’ipotesi che li spaventa.

Ultimamente questo rischio di “ridenominazione” del debito sui mercati è stato quasi del tutto eliminato. Da un lato perché il Governo Conte 2 è europeista, dall’altro perché la stessa Lega ha ridotto la retorica no-euro. O almeno così è percepito sui mercati. Ma il timore era che - in caso di vittoria anche in Emilia - questa retorica potesse riaffiorare in vista di elezioni anticipate. Questo avrebbe pesato sullo spread BTp-Bund, che sarebbe tornato a “prezzare” un rischio di ridenominazione. Cioè di Italexit.

Infine anche il ridimensionamento del Movimento 5 Stelle potrebbe aver contribuito in mattinata a rilassare il mercato, più tranquillo quando deve valutare forze politiche più tradizionali e prevedibili.

Un sostegno tecnico
C’è poi anche un motivo tecnico che aiuta i nostri BTp: il fatto che a febbraio scadono molti titoli di Stato. Questo è positivo per il debito pubblico italiano perché gli investitori che vedono scadere BTp solitamente tendono a reinvestire i soldi incassati in nuovi BTp: questo assicura una certa domanda per i titoli di Stato. E anticipa un febbraio potenzialmente più sereno. Ovviamente una rondine non fa primavera, e dunque un calo dello spread non fa un trend. Ma, in un Paese super-indebitato, dà un certo potenziale sollievo.

Riproduzione riservata ©
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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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