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Lo spreco alimentare vale 15 miliardi di euro: quasi l’1% del Pil italiano

Secondo l’annuale rapporto dell’osservatorio realizzato da Last Minute Market e SWG il valore del totale del cibo che gettiamo è pari allo 0,88% del Pil. Tre miliardi arrivano dagli sprechi di filiera, tra produzione e distribuzione

di Natascia Ronchetti


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Bologna - Non siamo all’anno zero. Cinque anni fa un italiano su due ammetteva di gettare cibo quasi ogni giorno. L’anno scorso solo l’1% della popolazione dichiarava di farlo. Ma contro lo spreco alimentare c’è ancora molta strada da fare. Basti dire che ciò che gettiamo vale complessivamente, ogni anno, più di 15 miliardi, lo 0,88% del Pil.

Numeri da capogiro dati dalla somma tra lo spreco a livello domestico (12 miliardi) e quello di filiera, tra produzione e distribuzione, stimato in oltre 3 miliardi.

A fare il punto è l’annuale rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher, realizzato da SWG e da Last Minute Market, la società nata da uno spin-off dell’Università di Bologna che sviluppa progetti e servizi contro lo spreco di cibo.

«Da quando si è iniziato a parlare di questo tema, circa dieci anni fa, un miglioramento c’è stato – dice Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market -. Grazie alle campagne di informazione che abbiamo messo in campo è cresciuta la sensibilità. Ma va detto che molto ha fatto la crisi economica: ha avuto l’effetto di ridurre gli acquisti e di aumentare l’attenzione».

Ogni settimana in Italia lo spreco alimentare pro capite è di circa 700 grammi, per un valore di 3,76 euro settimanali e di 196 annuali.

Gli sprechi della distribuzione
Se lo spreco domestico rappresenta i quattro quinti del totale, anche la distribuzione ha i suoi buchi neri: la stima nazionale è di 220mila tonnellate di cibo gettato ogni anno, pari a 18,7 chili di cibo per metro quadrato di superficie di vendita. E tra i prodotti che vengono gettati ci sono, prima di tutto, frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini.

La ricerca di SWG-Last minute Market si è soffermata sull’ambito domestico con una indagine che ha coinvolto 1.500 persone. Gli sprechi si concentrano soprattutto nell’alimentare (64%) e nell’acqua (58%).

Nel caso del cibo, per il 62% ciò è dovuto a confezioni troppo grandi, ma anche (52%) a acquisti superiori alle reali necessità e alla scadenza dei prodotti (43%) indicata sull’etichetta. Per evitare di gettare le eccedenze la stragrande maggioranza degli italiani si ingegna con nuove ricette realizzate utilizzando scarti e avanzi, ma prima di tutto congela gli alimenti e controlla, prima di fare la spesa, cosa serve davvero. Buone pratiche che almeno fino ad ora non hanno portato a risparmi significativi.

Imprese e Comuni virtuosi
Anche per questo, con la campagna Spreco Zero, il ministero dell'Ambiente premia ogni anno Comuni, Regioni, imprese, scuole che si distinguono per l’impegno contro gli sprechi alimentari. Quest’anno (settima edizione), il premio è stato vinto dal Comune di Torino, per i progetti “Spreco zero” messi in atto a 360 gradi, dalla prevenzione e dal recupero degli scarti per arrivare alla sensibilizzazione dei cittadini.

Tra i vincitori, nelle altre categorie, la Federazione italiana pubblici esercizi, l’Associazione Frutticultori estensi di Ferrara, il Comune di Caggiano (Salerno), la catena Natura Sì, la piattaforma pugliese Avanzi Popolo 2.0 Bari (ideata per condividere le eccedenze del cibo tra privati e il recupero di quelle prodotte dalle imprese). Menzioni speciali per la Regione Sardegna e per Eni Servizi.

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