fisco e solidarietÀ

Lo Stato dimentica il «suo» 8 per mille

di Valentina Melis


default onloading pic
(FOTOGRAMMA)

3' di lettura

Lo Stato non fa nessuna pubblicità per aggiudicarsi l’otto per mille dell’Irpef con le dichiarazioni dei redditi. E destina a finalità diverse da quelle sociali previste dalla legge oltre il 60 per cento delle risorse ottenute ogni anno, che valgono quasi 180 milioni di euro. Sono le due principali critiche arrivate dalla Corte dei conti nella deliberazione del 29 ottobre scorso sulla scelta dell’8 per mille dell’Irpef da parte dei contribuenti.

La quota dell’otto per mille dell’Irpef vale 1,2 miliardi di euro (con variazioni da un’anno all’altro), per l’81,7% è attribuita alla Chiesa cattolica, per il 14,2% allo Stato e per il resto ad altre 11 confessioni religiose che hanno siglato un’intesa con lo Stato. A esprimere una scelta sono 4 contribuenti su 10 (circa 17 milioni) ma i fondi vengono assegnati comunque in misura integrale, proporzionalmente alle scelte espresse da chi firma, a differenza della quota del cinque per mille dell’Irpef, che viene invece ripartita solo per la quota di imposta corrispondente alle scelte espresse dai contribuenti con la dichiarazione.

Su 40,7 milioni di contribuenti, ben 22 milioni non esprimono alcuna scelta sull’otto per mille. Dei 17 milioni di italiani che invece firmano, 14,4 milioni scelgono di destinarlo alla Chiesa cattolica. Che, dato il meccanismo di ripartizione, riceve quattro quinti dei fondi (un miliardo di euro). La quota dell’otto per mille a gestione statale da distribuire per il 2018 vale 175,6 milioni (erano 181 milioni nel 2017), legati alle opzioni di 2,4 milioni di contribuenti.

LE SCELTE DEI CITTADINI
LE SCELTE DEI CITTADINI
LE SCELTE DEI CITTADINI

In base alla legge 222/1985, lo Stato dovrebbe destinare queste risorse al finanziamento di interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, conservazione di beni culturali e messa in sicurezza delle scuole (quest’ultima finalità è prevista dal 2014).

In realtà, come evidenzia la Corte di conti, 64 interventi normativi dal 1996 al 2015 hanno stabilito che si attingesse ai fondi dell’otto per mille a gestione statale per finanziare altre esigenze dello Stato. Una serie di decurtazioni è diventata permanente. Si tratta cioè di tagli stabiliti da norme che ogni anno “pescano” dai fondi dell’otto per mille per le finalità più diverse: si va dalla gestione della flotta aerea della Protezione civile (che comporta una riduzione di 64 milioni all’anno), alle spese per le pensioni degli iscritti al fondo volo (5 milioni all’anno), all’estensione degli assegni per i nuclei familiari con almeno tre figli minori ai cittadini extra Ue con il permesso di lungo periodo (12 milioni all’anno).

In virtù di queste decurtazioni, il fondo dell’otto per mille a gestione statale, in alcuni anni, è stato praticamente azzerato. Nel 2011 e nel 2012, ad esempio, non è stata fatta alcuna ripartizione per le finalità previste dalla legge 222/1985. Nel 2013 sono stati finanziati solo quattro progetti contro la fame nel mondo, per appena 400mila euro, e nel 2015 i fondi erano così esigui che la Presidenza del Consiglio dei ministri ha stabilito di farli confluire nella ripartizione 2016 (anno nel quale sono stati ripartiti ai progetti “sociali” 8 milioni su una quota totale di 187 milioni).

La legge 163/2016 ha stabilito il divieto di usare i fondi dell’otto e del cinque per mille dell’Ipref per finanziare le leggi che comportano nuovi oneri per lo Stato, ma le decurtazioni continuano comunque a operare per le leggi precedenti.

Per la Corte dei conti, questa “distrazione” dei fondi verso altre finalità determina una disparità di trattamento fra i contribuenti che scelgono di destinare l’otto per mille allo Stato e coloro che firmano invece per una confessione religiosa.

La Corte sottolinea che lo Stato è «l’unico competitore» dell’otto per mille «che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie realizzazioni» e non fa campagne promozionali per sollecitare le firme dei contribuenti, con l’effetto che negli anni c’è stata una «drastica riduzione dei contribuenti a suo favore».

IL DIVARIO
IL DIVARIO
IL DIVARIO
Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...