Funivie di Savona

Lo Stato non versa i fondi per la teleferica sostenibile

di Raoul de Forcade

Trasporto. Carrelli della teleferica

2' di lettura

La transizione ecologica ha un costo. Ne è ben conscio il ministro preposto a perseguirla, Roberto Cingolani; eppure l’indirizzo professato dal Governo italiano, e da molti Stati nel mondo, sembra essere quello di volerla ugualmente sposare. Almeno a parole. Perché nella pratica tutto cambia; e può succedere che un’attività industriale ambientalmente compatibile, svolta in concessione statale, sovvenzionata e normata come trasporto pubblico locale, una volta messa fuori uso da un’alluvione, non riesca più a ripartire perché lo Stato stesso non sembra intenzionato a versare i 4 milioni di euro l’anno che permetterebbero di farla ripartire. È il singolare caso di Funivie di Savona, cioè l’impianto che trasportava dallo scalo di Savona all’Italiana coke di Cairo Montenotte tonnellate di carbone (600mila l’anno) e altre rinfuse (150mila), movimentate prima su nastro in un tunnel sottomarino e poi sui carrelli, via fune e senza emissioni dannose, a Cairo. Questo fino a quando l’alluvione del 2019 ha provocato la caduta di alcuni tralicci della funivia e interrotto il servizio; che ora viene fatto con camion e incremento dell’inquinamento. Da allora l’impianto è fermo e Paolo Cervetti, ad sia di Italiana coke sia di Funivie, per quest’ultima ha risolto la convenzione con il Mims e si appresta a liquidare la società. «Abbiamo risolto - dice - perché con le linee ferme e nessun ricavo non si può raggiungere l’oggetto sociale. Se non si trova una soluzione entro il 15 novembre, l’azienda va in liquidazione e si apre la strada del licenziamento collettivo per i 67 lavoratori di Funivie. Eppure, versando 4 milioni di euro l’anno, lo Stato consentirebbe a questo trasporto ambientalmente compatibile, ma costoso il doppio dello stesso viaggio col camion, di rimanere in vita». Uno studio di Deloitte ha anche messo in risalto come, portando il carbone e le rinfuse dal porto verso Italiana coke e le aree di deposito a Cairo, con la funivia in salita e facendo riscendere i materiali con treni gestiti dalle stesse Funivie, si creerebbe un’espansione del business che permetterebbe anche di ridurre gli oneri in capo allo Stato. Una soluzione che piace anche ai sindacati. Certo, bisogna prima ripristinare i piloni caduti. Per quello, il decreto Cura Italia ha stanziato 4 milioni; ma, secondo l’iter fin qui avviato dal Provveditorato alle opere pubbliche, per procedere ci vogliono due gare Ue, con tempi di circa 20 mesi. Nei giorni scorsi , la Regione Liguria ha annunciato di aver avviato, puntando a sveltire i tempi, il percorso per un’intesa Stato-Regione .

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