Le donne dello champagne

“Lo stile e la sensibilità femminile contano nel management”. Parola del ceo di Krug

Maggie Henriquez è fra le decane nel mondo delle bollicine. Fermamente convinta che le competenze e l'esperienza vadano messe in relazione e soprattutto condivise.

di Barbara Sgarzi

Maggie Henriquez, presidente e ceo di KRUG (ph. DOMINIQUE SILBERSTEIN).

2' di lettura

Maggie Henriquez, Presidente e Ceo di Krug, è fra le decane delle donne dello Champagne. Fermamente convinta che le competenze e l'esperienza vadano condivise, insieme a otto colleghe, dirigenti e proprietarie di vigne in Champagne, ha fondato La Transmission, per trasmettere appunto i valori di questo terroir unico come i suoi prodotti ( la-transmission-champagne.com ).

Il mondo dello Champagne è pronto ad accogliere pienamente le donne tra le sue fila? In teoria sì. Nella regione dello Champagne sono tutti pronti a riconoscere la parità di genere. In pratica, però, il cambio di cultura richiede tempo e pazienza per compiersi. Devono cambiare quelli che prendono le decisioni, perché razionalmente e a parole sono pronti per l'uguaglianza di genere ma nei fatti, poi, scelgono come manager uomini simili a loro. Per passare dal pensiero all'azione in un ambito così radicato nella cultura serve tempo.

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Esiste un tocco femminile nella creazione dello Champagne e se no, c'è un talento personale che più di altri viene in aiuto? Non lo definirei tocco femminile, ma sicuramente c'è nelle donne una particolare sensibilità che può influenzare la produzione di un vino, soprattutto dal punto di vista del management. È innegabile che lo stile femminile che le donne hanno portato al management è molto più adatto ai bisogni attuali della gestione di un'azienda.

Qual è la qualità o la competenza più importante nel suo lavoro? Definire la visione e la strategia. L'intuizione e il saper bilanciare esecuzione impeccabile, emozioni e razionalità.

Quali sono le innovazioni più importanti che ha apportato alla Maison e quali i principali obiettivi futuri? Ce ne sono parecchi! Ne ricordo alcuni, che partono magari da un periodo difficile, come durante la crisi che Krug ha vissuto negli anni 2008 e 2009. Abbiamo usato quel momento di rallentamento per allungare i tempi di affinamento dei vini e per riflettere e riconnetterci con le nostra radici, i nostri valori.

Nel 2011 abbiamo creato il Krug ID, aggiungendo il numero di edizione all'etichetta della Grande Cuvée. Nel 2013 abbiamo iniziato a lavorare con la musica, invitando musicisti a degustare e poi comporre pezzi connessi alle sensazioni olfattive e gustative evocate dagli assaggi (in una sinestesia, quella sì, molto femminile). Nel 2015 abbiamo creato una Fondazione per esplorare le connessioni tra la degustazione e l'ascolto di musica e abbiamo collaborato con l'IRCAM (Institut de recherche et coordination acoustique/musique) per creare dieci tracce musicali ispirate dai tre principali vitigni dello Champagne (chardonnay, pinot noir e meunier) e farne comprendere le differenze anche tramite le note. Stiamo anche lavorando molto nell'ambito della sostenibilità, ormai imprescindibile. E poi c'è il lavoro con La Transmission il gruppo di donne produttrici che è ormai parte della mia vita.

La sua bottiglia del cuore? Krug Grande Cuvée. È la vera essenza della Maison e un tributo alla regione. Per crearla, ogni anno si degustano per 5 mesi 400 vini delle tre varietà principali (Chardonnay, Pinot Noir e Meunier) comprese le riserve fino a 10 anni prima, per ridurli a una lista di 150 che comporranno la cuvée. Tornando al parallelo con la musica, è come una grande sinfonia, diversa ogni anno. ( Krug.com. La 168ème édition costa circa 185 euro).

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