Pantaloni

Lo stile jappo e l’export trainano Briglia 1949

Enfasi sul taglio formale e sul rapporto qualità-prezzo: ordini a +30%

di Silvia Pieraccini


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Il nome del marchio è legato alla passione per i cavalli del fondatore

2' di lettura

In sei anni ha conquistato il mercato con un monoprodotto difficile come il pantalone da uomo. Ora il marchio Briglia 1949 – nome legato alla passione per i cavalli della proprietà, l’imprenditore napoletano Michele Carillo, 40 anni, che ha alle spalle la tradizione produttiva nei pantaloni alimentata per tre decenni dal padre (nato nel 1949, la data inserita nel logo) - ha il “problema” di gestire la crescita, che nel 2019 è stata del 25%.

Una crescita che ha spinto il fatturato della Four.ten Industry di San Giuseppe Vesuviano, titolare dei brand Briglia e Four.ten (quest’ultimo dal prezzo più accessibile), a 13 milioni di euro. Gli ordini della primavera-estate hanno segnato un altro +30%.

«Il valore aggiunto del marchio Briglia - spiega il direttore commerciale Vincenzo Picardi - è legato alla qualità, al prezzo e allo stile. Il pantalone non è sartoriale, nel senso che non è cucito a mano, ma si ispira a quella costruzione, ha un prezzo interessante e uno stile moderno, risultato del grande lavoro sul prodotto che il titolare dell’azienda fa con l’apporto di un consulente giapponese. Il Giappone è il nostro principale mercato estero ed è anche il Paese d’ispirazione, quello in cui ci aggiorniamo».

L’export per adesso vale il 35% del fatturato e abbraccia Europa, Giappone, Corea e Canada. Gli Stati Uniti restano in standby, mentre il mercato di prossimo sbarco è la Russia. L’Italia rimane strategica, con 400 clienti plurimarca e una crescita che nel 2019 è stata addirittura del 30%. «Come abbiamo fatto? Aumentando i clienti e incrementando il valore dei singoli ordini grazie ai sellout positivi», dice il direttore commerciale. Tessuti italiani e produzione tutta made in Italy, realizzata nei laboratori campani, sono i capisaldi di Briglia che al Pitti Uomo continua il percorso di ricerca nel mondo maschile presentando due abiti, giacca e pantalone, in cinque diversi tessuti in cui dominano grigio, nero e blu: le giacche sono monopetto e doppiopetto, abbinate a pantaloni con la coulisse e con un fit che guarda al comfort.

Sia i pantaloni che le maniche delle giacche hanno la piega per enfatizzare la dimensione formale dei capi. «La nostra mission resta quella di vendere pantaloni - precisa Picardi - ma il Pitti Uomo è l’unica vetrina importante al mondo e noi vogliamo dare un’immagine completa di forza aziendale».

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