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Lo stop alle rette dei nidi mette a rischio i servizi per l’infanzia

I Comuni hanno in pratica azzerano i pagamenti da marzo in poi e in alcune città (come Roma o Bari), per le famiglie che avessero già pagato in un’unica soluzione, saranno riconosciuti crediti da spendere l’anno prossimo

di Valentina Melis

(Agf)

5' di lettura

Con la chiusura di scuole e asili nido da fine febbraio per l’epidemia da coronavirus, i Comuni hanno fatto scattare pressoché ovunque lo stop al pagamento delle rette a carico delle famiglie per nidi (pubblici e convenzionati), mense e trasporto scolastico. Le formule adottate dai Comuni cambiano in base all’organizzazione dei servizi e alle modalità della tariffazione, ma sostanzialmente sono stati azzerati i pagamenti da marzo in poi e in alcune città (come Roma o Bari), per le famiglie che avessero già pagato in un’unica soluzione, saranno riconosciuti crediti da spendere l’anno prossimo.

Questo stop ha imposto due problemi. Il primo è la drastica diminuzione delle entrate per i nidi: pubblici, convenzionati e privati. Il sistema dei nidi si poggia fortemente, in tutta Italia, sugli operatori privati: dei 354.641 posti disponibili, solo il 51% sono in strutture pubbliche. Il nido infatti, nel nostro sistema di welfare, non è un servizio essenziale garantito dallo Stato, ma un servizio “a domanda individuale”.

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Il secondo problema è rappresentato dalle minori entrate dei Comuni: un ostacolo ancora più rilevante dove l’ente locale gestisce direttamente la maggior parte degli asili nido, perché si deve far fronte anche alle spese per il personale. A Napoli, ad esempio, la quasi totalità dei 55 asili nido cittadini è comunale. A Bologna, in 50 asili nido e 70 scuole dell’infanzia comunali sono impiegati 1.400 dipendenti.

Per sostenere le strutture, che spesso sono gestite da enti del Terzo settore, i Comuni si stanno avvalendo della strada aperta dal Dl “cura Italia” (Dl 18/2020): l’articolo 48 consente che i servizi svolti in convenzione o in appalto con organizzazioni private possano essere erogati anche a domicilio o a distanza. Così in molti casi i servizi educativi, anche per i bambini più piccoli, si sono trasformati in servizi online, o l’assistenza ai bambini con disabilità è stata organizzata senza la presenza fisica degli educatori.

«Nella prima fase dell’emergenza per l’epidemia da coronavirus - spiega Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze e responsabile scuola dell’Anci - non ci siamo affatto preoccupati di che cosa stesse succedendo ai bambini, ma il tema dei servizi educativi e scolastici ha un ruolo centrale, soprattutto quando si comincia a ragionare sulla ripresa delle attività. Inoltre - aggiunge - è essenziale non mettere in crisi i gestori dei servizi educativi nel territorio, perché senza gli operatori privati il sistema dei servizi per l’infanzia non reggerebbe».

Gli interventi delle Regioni
In attesa di interventi statali, le Regioni hanno già cominciato a muoversi. Il Lazio (che ha 486 nidi, 259 pubblici e 227 privati, con 21.938 posti totali) ha stanziato sei milioni. Per metà saranno destinati ai nidi privati non convenzionati (ma accreditati), che si reggono solo sulle rette delle famiglie e rappresentano circa il 30% dei posti accreditati. Serviranno a riconoscere circa 100 euro al mese per ogni posto accreditato, da marzo a luglio: un aiuto per pagare utenze, affitti, manutenzione e sanificazione dei locali. Gli altri tre milioni saranno destinati ai nidi pubblici e convenzionati, anche per rimodulare i servizi sospesi, come previsto dal decreto cura-Italia.

Il Piemonte ha stanziato 15 milioni : 10 milioni destinati ai servizi per i bambini fino a tre anni, e 5 milioni per la fascia 3-6 anni.

C’è chi ha già calcolato quanto peseranno per i municipi i minori incassi dalle rette: l’assessore all’istruzione del Comune di Torino, Antonietta Di Martino, stima che «considerando le mancate entrate fino a luglio e la sospensione dei centri estivi, l’amministrazione avrà mancati introiti per 13 milioni di euro». Per l’assessora alle politiche educative del Comune di Bari, Paola Romano, «tra i minori incassi e i rimborsi alle famiglie, prevediamo minori entrate tra 650mila e 800 mila euro». Il tutto - fa notare l’assessora all’istruzione del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri - «mentre il Comune ha già sospeso i versamenti fiscali su rifiuti e occupazione del suolo pubblico, e non ha più entrate dall’imposta di soggiorno».

Le richieste dei gestori
Intanto il comitato «Educhiamo», che si è costituito per rappresentare i nidi e le scuole private, chiede al Governo la proroga della cassa integrazione per tutte le settimane di chiusura dei servizi, contributi a fondo perduto per le spese ineludibili e sgravi fiscali.

LE SCELTE NEL TERRITORIO

1. MILANO
Pagamenti rinviati e sconti

È rinviato al 30 aprile il versamento della retta di gennaio dei nidi. I mesi di chiusura per l'emergenza non saranno addebitati. Slittano al 15 maggio i pagamenti delle mense scolstiche (per i servizi fruiti) e le famiglie che hanno versato in anticipo la quota annua saranno rimborsate per il periodo di chiusura.

ROMA
Crediti per chi ha già versato

Per tutto il periodo di sospensione delle attività educative le famiglie saranno esonerate dal versare le quote contributive per i nidi, per le mense e per il trasporto scolastico. Le quote già versate saranno accantonate e usate in compensazione alla ripresa delle attività. Chi non fruirà più dei servizi comunali sarà invece rimborsato.

TORINO
Taglio per i pasti non fruiti

Le famiglie avranno il rimborso delle rette versate per asili nido e mense scolastiche per il 27 e il 28 febbraio. Da marzo in poi, i costi non saranno addebitati, fino alla ripresa del servizio. La refezione scolastica è fatturata alle famiglie in base ai pasti consumati: le quote saranno ridotte in base ai pasti non fruiti.

BOLOGNA
Servizi educativi online

Nelle rette dei nidi comunali non rientreranno le quote relative alle giornate di chiusura del servizio. È così anche per le mense scolastiche, appaltate a una società esterna al Comune, che fattura solo per i servizi erogati. In 50 nidi e 70 scuole dell'infanzia comunali sono occupati 1.400 dipendenti (ci sono servizi educativi online).

NAPOLI
Asili pubblici per il 98%

I 55 asili nido della città sono per il 98% pubblici. Le famiglie pagano un contributo mensile in base all'Isee, da 35 a 290 euro al mese. I pagamenti sono stati azzerati dal 27 febbraio in poi. Per le mense, slitta a maggio il bollettino di gennaio-febbraio e non arriveranno bollettini da marzo.

BARI
Scelta fra crediti e rimborsi

Il Comune ha sospeso le rette di asili nido, mensa e trasporto scolastico. Alla ripresa delle attività eventuali pagamenti già effettuati saranno trasformati in un credito per nuovi servizi o per avere un rimborso. Mancati incassi e rimborsi costeranno tra 650mila e 800mila euro

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