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Lo storytelling di qualità di La Prairie

Matteo Guerrini, nuovo country manager del gruppo svizzero, spiega l'importanza del nostro mercato e la centralità del servizio al cliente

di Giulia Crivelli


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Mix. Il flacone dello Skin Caviar Eye Lift, siero per il contorno occhi e prodotto di punta La Prairie, mi scela a ogni dose gli ingredienti base

2' di lettura

Dopo tre anni a Parigi, Matteo Guerrini è molto felice di essere tornato nel suo Paese natale. Non solo grazie alla posizione che è stato chiamato a ricoprire, country manager per l’Italia del gruppo La Prairie. «So bene che esistono problemi irrisolti, ma proprio perché ho viaggiato molto e lavorato all’estero vedo i lati positivi di questa meravigliosa nazione – dice Guerrini –. Nel largo consumo e nella cosmetica in particolare, è una palestra fantastica. Un mercato stimolante, inserito in un ecosistema unico al mondo. Lo sento dire anche da manager che lavorano nella moda e nel lusso: se un prodotto ha successo in Italia, può averlo ovunque». Entusiasmo da felice rimpatrio a parte, Guerrini ha molte ragioni per considerare strategico il mercato italiano per il gruppo La Prairie. «I fatturati sono ottimi, tra i migliori dell’area Emea, e in costante crescita, ma c’è molto di più ed è per questo che i vertici dell’azienda, dalla Svizzera, guardano con grande interesse all’Italia. I cambiamenti nel settore cosmetico sono continui: la spinta viene dalla ricerca e dalle nuove generazioni e qui possiamo testare approcci alla vendita e alla distribuzione diversi, confrontandoli e traendo piccoli e grandi insegnamenti per forgiare le strategie di breve, medio e lungo termine».

Matteo Guerrini

Guerrini spiega che praticamente in ogni altro Paese la distribuzione è sbilanciata verso un canale, mentre in Italia esiste una grande varietà: «Ci sono le “classiche” profumerie, ma anche le catene a libero servizio, insegne come Mazzolari, che a Milano ha costruito un modello da seguire. Le catene inoltre sono sia nazionali sia regionali, alle quali da qualche anno si sono aggiunte le insegne più legate alla gdo. Esistono infine i department store di alta gamma, come Rinascente. La sfida per La Prairie è offrire lo stesso tipo di servizio di qualità ovunque, costruendo partnership e rapporti di fiducia».

Nell’elenco fatto dal country manager dell’azienda svizzera manca l’e-commerce. Non è una svista: «La rivoluzione digitale ha travolto alcuni settori, non il nostro, specie nelle fasce di prodotti più sofisticati. Nella cosmetica lo storytelling è centrale e una macchina non potrà mai farlo – conferma Guerrini –. Gli acquisti sul web sono molto inferiori rispetto a categorie come abbigliamento e accessori. Primo, perché non è possibile apprezzare le qualità tattili e olfattive di un prodotto tramite un pc, uno smartphone, un tablet. Secondo, perché la cura del proprio viso o corpo è una sfera molto intima. Spesso occorre esporsi, parlare delle proprie fragilità – conclude Guerrini –. Servono esseri umani competenti ed empatici perché questo succeda. Persone che si trovano nel negozi fisici alle quali La Prairie dedica da sempre grande attenzione e rispetto, elaborando vari strumenti di formazione, scientifica e non soltanto».

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