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Lo strano caso della «rivolta» dei francesi contro Draghi

Tutto farebbe pensare che la Francia si stia allontanando dalla politica superespansiva di Mario Draghi e che si stia avvicinando alle posizioni dei falchi tedeschi: Villeroy, Cœuré, Hannoun, de Larosière a sorpresa hanno preso posizione, chi in maniera più forte chi in modo più discreto ma ambiguo, contro il QE2. Ma l’apparenza può ingannare, anche se sembra che il presidente Macron sia furioso, pensando a Lagarde in arrivo.

di Isabella Bufacchi


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4' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE - Strano ma vero? Tutto farebbe pensare che la Francia si stia allontanando dalla politica superespansiva di Mario Draghi e che si stia avvicinando alle posizioni dei falchi tedeschi: il governatore della Banca centrale francese in carica, il membro francese uscente dal Board Bce, un ex-numero uno e un ex-numero due della Banque de France, a sorpresa hanno preso posizione, chi in maniera più forte chi in modo più discreto ma ambiguo, contro il QE2 e questo prima dell'arrivo della francese Christine Lagarde alla presidenza della Banca.

Ma l'apparenza può ingannare: il presidente Emmanuel Macron si dice sia furioso per questa inattesa levata di scudi contro Draghi, una mini rivolta che crea imbarazzo e può mettere in difficoltà Lagarde. Cosa si cela dietro tutti questi “non”?

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La stretta sequenza dei “non” francesi contro Draghi
Il primo “non” francese sul QE2 è arrivato in largo anticipo ed è stato quello del governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau in un'intervista a L'Agefi pubblicata qualche giorno prima della riunione del Consiglio direttivo del 12 settembre che avrebbe discusso e poi votato a larga maggioranza il “pacchetto Draghi” formato da quattro misure di ulteriore stimolo (taglio tassi negativi con tiering, QE2, Tltro III più soft, nuova forward guidance). Villeroy ha tentato di spiegare la propria posizione contraria al QE2 dopo la riunione, ma invece di gettare acqua sul fuoco come avrebbe voluto ha solo riattizzato il focolaio della polemica.

Il 12 settembre stesso è arrivato, in un certo senso inatteso per il presidente, il discreto ma fermo “non” del membro del comitato esecutivo Benoît Cœuré contrario al riavvio del programma di acquisti netti di attività: questa volta però senza seguito, senza alcun commento pubblico sul perché del dissenso che anzi sarebbe minimo, con una posizione più in generale allineata comunque a Draghi. Questo silenzio è infatti stato interpretato come un silenzio assenso, ovvero, una posizione morbida in lieve disallineamento rispetto al QE2 ma non per questo contro l'intero pacchetto Draghi. Ma è difficile che il presidente sia stato contento di perdere tra le fila dei suoi alleati un peso massimo come Cœuré.

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Infine, questa volta clamorosamente, Hervé Hannoun, ex numero due della Banque de France, ha firmato il “Memorandum contro la politica monetaria della Bce” assieme a falchi tedeschi del calibro di Otmar Issing e Jürgen Stark, entrambi ex-membri del Board della Banca centrale europea. E, ancor più sorprendentemente, l'ex governatore dalla Banca di Francia e autorevole Jacques de Larosière ha “appoggiato” il Memorandum in una forma molto ambigua: non lo ha firmato ma ha voluto che il suo nome risultasse tra chi era in linea di principio d'accordo.

Cosa c'è dietro i “non” francesi sulla Bce guidata da Mario Draghi?
Che i tedeschi attacchino con vigore e con un'insistenza a volte sguaiata la politica monetaria ultra-accomodante della Bce, e che per questo si siano lanciati contro l'ultimo “pacchetto” di stimolo voluto fortemente dal presidente Mario Draghi, non sorprende. I tedeschi nel comitato esecutivo e nel consiglio direttivo della Bce esprimono da sempre posizioni da falchi rigorosi, lo hanno fatto durante la presidenza del francese Jean-Claude Trichet e continuano a farlo adesso.

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Quel che invece desta una certa sorpresa è la recente presa di distanza francese dalla linea Draghi. In realtà, i “non” francesi sono molto diversi l'uno dall'altro e sono arrivati in ordine sparso: non sta montando una posizione della Francia contro Draghi, in vista dell'arrivo di Lagarde. Al contrario, dicono fonti bene informate.

La «vendetta» di Villeroy
Il “non” di Villeroy in molti se lo spiegano come una reazione piccata e scortese alla propria sconfitta personale: il governatore della Banque de France ha sperato fino all'ultimo di essere il francese che avrebbe preso il posto di Draghi. Ma ha perso. E ora è più acido del solito. Come ex-banchiere e in difesa dell'establishment finanziario francese, Villeroy potrebbe essersi espresso contro il QE2 perché aumenta i rendimenti negativi dei bond a basso rischio, danneggiando gli investitori istituzionali come fondi pensione e compagnie di assicurazione. Ma non lo ha fatto capire fino a questo punto.

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La posizione di Coeuré
Il “non” di Cœuré è stato molto più discreto (e si capirà meglio giovedì 10 ottobre quando vengono pubblicati i verbali della riunione del 12 settembre). E il membro del comitato esecutivo, il cui mandato scade il prossimo 31 dicembre, potrebbe aver tentato di difendere Lagarde e non di crearle un problema: non vedendo l'emergenza, è possibile che Cœuré abbia pensato che la riapertura del QE2 l'avrebbe potuta decidere la Bce sotto Lagarde. Essendo il QE2 di Draghi “open-ended”, senza scadenza, potrebbe essere a corto di titoli da comprare dopo circa un annetto, consegnando su un piatto d'argento alla Lagarde appena arrivata il problema di avviare la revisione dei requisiti del QE2 che è una vera e propria patata bollente legale.

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In quanto a Hannoun (che ha anche ricoperto un alto incarico nella Bri che non è certo un'istituzione colomba) e in un certo senso a de Larosière, in alcuni ambienti francesi la mossa non ha destato una grande sorpresa perché la Francia e la Banque de France non sono colombe doc, in passato hanno preso posizioni definibili “falcheggianti” e dunque l'attuale politica monetaria accomodante a oltranza della Bce, in tempi di rallentamento economico ma non di recessione, è «normale che non vada giù a tutti in Francia», dice chi stempera la posizione francese sottolineando che non sarebbe affatto contro Draghi.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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