Commercialisti

Lo studio aggregato vince anche se è virtuale

Un’integrazione a distanza basata sul digitale assicura i vantaggi del lavoro di squadra, tra cui redditi più alti

di Antonello Cherchi


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(Fotolia)

3' di lettura

Tra Stp (società tra professionisti) e associazioni professionali, le classiche formule giuridiche per consentire ai lavoratori autonomi di fare fronte comune, c’è una terza via. La propone il Consiglio nazionale e la Fondazione dei commercialisti: si tratta di mettersi insieme in modo “virtuale”, continuando cioè a lavorare ognuno nel proprio studio, ma riuscendo a condividere conoscenze, competenze, clienti. Tutto grazie alle nuove tecnologie. Un modello di aggregazione che si può mettere in pratica in cinque mosse senza per forza di cose formalizzare la collaborazione attraverso gli strumenti conosciuti e finora utilizzati. «Che tra l’altro - sottolinea Maurizio Grosso, consigliere nazionale dei commercialisti con delega all’It e curatore del documento sulle nuove forme di aggregazione - presentano limiti statutari e normativi».

La solitudine non paga

Poco più del 61% degli oltre 118mila commercialisti ha uno studio individuale e nel 71% dei casi quello studio non supera i 5 addetti. Solo un professionista su 5 è associato. Prevale, dunque, il modello atomistico e questo nonostante il fatto che chi fa squadra venga premiato anche da un punto di vista economico: chi sceglie la forma associata societaria (totale o parziale) ha un reddito medio di 125mila euro (con un volume di affari di 245mila euro), contro i 49mila euro medi di chi preferisce stare da solo (volume d’affari di 80mila euro). «Non solo. Aggregarsi - aggiunge Grosso - è anche una soluzione per far fronte a competenze professionali sempre più volatili e alla richiesta sempre maggiore di specializzazione».

Da qui l’esigenza del Consiglio nazionale dei commercialisti di spingere sulla collaborazione tra gli studi e di farlo prefigurando nuovi modelli “leggeri”, il cui presupposto è unicamente una buona conoscenza delle nuove tecnologie (si veda lo schema a lato).

«Si tratta di soluzioni - sottolinea Grosso - che salvaguardano alcuni aspetti del modello atomistico. Capisco i colleghi che possono avere difficoltà ad aggregarsi nella maniera più “tradizionale”, perché si impone un forte cambiamento culturale e anche di abitudini. Il modello digitale proposto, invece, è quello di un’aggregazione virtuale, che lascia inalterati alcuni elementi che per il professionista possono essere fondamentali: il proprio spazio, i collaboratori, i settori di lavoro presidiati».

La cultura del confronto

Anche l’aggregazione digitale richiede, però, un atteggiamento mentale di profonda apertura. «L’esigenza del confronto - si legge nel documento del Consiglio nazionale - deve trovare origine, a sua volta, nella consapevolezza che ciascun professionista ha propri limiti operativi ed intellettivi, ma nel contempo è fonte inesauribile di idee e soluzioni». La cultura del confronto deve essere accompagnata dalla fiducia nei colleghi che si scelgono come compagni di viaggio.

A questi presupposti se ne aggiunge un altro: la necessità di ripensare lo studio «secondo un modello - aggiunge il documento - che sia in grado di adottare nuovi paradigmi nel creare valore e nell’interagire con la clientela e con i partner, avviando un percorso di evoluzione che faccia leva sui processi di digitalizzazione in atto». E, dunque, attivare soluzioni cloud, di valorizzazione dei dati e di piattaforme di videosharing nei rapporti con i clienti; spingere sull’integrazione tra i diversi software adottati; dotarsi di strumenti che agevolino l’interazione con una pubblica amministrazione sempre di più votata al digitale.

Con queste basi può partire il processo di aggregazione, il cui obiettivo è «offrire a un target di clienti maggiore i propri servizi in cui si è raggiunta una discreta specializzazione, nel rispetto del rapporto con gli altri professionisti e con la consapevolezza di dover, a propria volta, mettere a disposizione i propri clienti per i servizi altrui». Un percorso che, ammonisce il Consiglio nazionale, «non è sempre semplice e deve essere graduale e costante».

«Deve farsi strada la consapevolezza - afferma Grosso - che questa è la prospettiva futura. Consapevolezza che il Consiglio nazionale aiuterà a crescere: l’idea è di organizzare a breve un evento che pubblicizzi il documento messo a punto e nel corso del quale si mettano in luce anche pregi e difetti delle altre forme di aggregazione».

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