British Medical Journal

Lo studio: ecco la lezione della Cina per fronteggiare la pandemia

L’analisi del British Medical Journal: la condivisione dei dati e l'elaborazione di strategie comuni, sulla scorta di “Best Practice” comprovate, potrebbe rivelarsi la ricetta per contrastare in modo più unitario il virus

di Federico Mereta

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(agefotostock / AGF)

L’analisi del British Medical Journal: la condivisione dei dati e l'elaborazione di strategie comuni, sulla scorta di “Best Practice” comprovate, potrebbe rivelarsi la ricetta per contrastare in modo più unitario il virus


3' di lettura

L'unione fa la forza. E deve essere uno sforzo intenso e coordinato, su scala continentale, quello necessario ad attenuare l'impatto che la Covid-19 sta avendo sulle persone, sui sistemi sanitari e sullo stesso tessuto sociale ed economico degli Stati.

La pandemia da coronavirus ha messo in luce le debolezze della capacità di risposta europea a un evento così imponente, come hanno sottolineato nel loro editoriale sul British Medical Journal Michael Anderson, Martin Mckee ed Elias Mossialos.

Per un sistema politico e organizzativo, la sfida non è e sarà semplice. Fondamentale è superare quelle carenze nella reazione che, a detta degli esperti inglesi, stanno contraddistinguendo a macchia di leopardo quanto avviene in Europa, sia pure se in tempi e modi diversi.

L'Italiain questa dinamica, ha avuto e sta avendo un ruolo di “apripista”, almeno in senso temporale. Certo è che la condivisione dei dati e l'elaborazione di strategie comuni, sulla scorta di “Best Practice” comprovate, potrebbe rivelarsi la ricetta per fronteggiare in modo più unitario la pandemia.

In questa logica, probabilmente, può essere utile attingere anche ad alcune delle strategie di contenimento ed approccio infrastrutturale e scientifico applicate in Cina, in un ambito sociale e politico sicuramente diverso dal nostro, che si sono rivelate comunque valide. Lo prova il ritorno alla normalità della vita a Wuhan, epicentro dell'epidemia, testimoniata dai mezzi di comunicazione.

Ed è questa la sintesi di indicazioni, sempre dalle pagine del British Medical Journal, che rilanciano gli esperti dello State Key Laboratory of Trauma, Burns and Combined Injury, di Chongqing e della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, in una proposta a quattro mani che vede come primo firmatario Jie Gao.

Nella loro pubblicazione gli studiosi ripercorrono losforzo organizzativo, scientifico e sociale che è iniziato con il primo caso di Covid-19 registrato a Wuhan, in Cina, e arrivano a proporre una serie di contromisure che, in qualche modo potrebbero rivelarsi valide anche in Europa.

In primo luogo, gli esperti cinesi puntano l'attenzione sull'efficacia delle misure di isolamento domiciliare e di tracciamento dei casi e dei contatti realizzate a Wuhan, oltre che, ovviamente al miglioramento costante negli strumenti di protezione personale. Grazie a queste misure, unite alla quarantena precoce per i casi e per i contatti, si è potuta ottenere una progressiva riduzione della trasmissione del virus da persona a persona.

A fianco di queste misure si sanità pubblica, come tutti ricordano, c'è stata anche la realizzazione di infrastrutture “ad hoc” per il coronavirus. In dieci giorni sono stati realizzati due ospedali a Wuhan, oltre a piccoli centri dedicati e alla riconversione di strutture appositamente dedicate per affrontare l'infezione. Ovviamente si è portata grande attenzione alla disponibilità di personale sanitario.

Secondo quanto riportato sul British Medical Journal dagli esperti cinesi si sono create migliaia di équipe mediche che da province esterne allo Hubei si sono trasferite in fretta nell'area epicentro dell'epidemia. Si parla di oltre 40.000 persone che hanno contribuito a rispondere ai bisogni sanitari di una così imponente mole di pazienti in tempi brevi.

Sul fronte scientifico, poi, la National Health Commission cinese ha promulgato sette tipologie di “linee guida” per la diagnosi ed il trattamento della polmonite da coronavirus, seppur in mancanza di farmaci e vaccini approvati, favorendo la messa a punto di modelli di gestione clinica e approccio su misura e ponendo le basi per lo sviluppo di piani terapeutici mirati basati sulle evidenze.

Oltre a questo, sono stati cruciali i riscontri epidemiologici sulle persone colpite dal virus in termini di incubazione, caratteristiche cliniche e ruolo delle comorbilità, che hanno consentito la diffusione di una cultura medica sull'infezione, oltre ovviamente alla rapida identificazione del patrimonio genetico virale e alla successiva condivisione dei dati laboratoristici, genetici e clinici sulle riviste scientifiche.

Infine, grazie alla racconta dei dati relativi a tutti i pazienti con Covid-19 si è creato un sistema informativo condiviso tra gli operatori con possibilità di monitoraggio nel tempo di chi ha superato la fase riabilitativa e si è disseminata capillarmente la conoscenza delle strategie preventive, a partire dal distanziamento sociale, come del resto sta avvenendo anche in Italia.

E ancora, oltre a potenziare costantemente la produzione di materiale protettivo, dagli indumenti protettivi fino alle mascherine, la Cina ha potuto fruire dell'aiuto di organizzazioni internazionali e di altri Paesi, come del resto deve avvenire e sta avvenendo in un quadro di risposta globale a una pandemia tanto aggressiva.

Insomma: dalla “strategia” cinese, sia pure con le debite variazioni da applicare Paese per Paese, possono arrivare stimoli per affrontare al meglio l'emergenza dell'infezione da Sars2-CoV-2019. Senza dimenticare che la vera sfida sta nella responsabilità e nel coinvolgimento di ogni singola persona: restare a casa, in questa circostanza, è la cosa più utile e importante che ognuno di noi può fare per sé stesso e per gli altri.

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