FONDAZIONE NORD EST

Lo sviluppo passa dalla ripresa degli investimenti

di Carlo Carraro

3' di lettura

La percezione che, in questi ultimi anni, un gruppo ristretto di regioni sia il motore dello sviluppo economico italiano è oramai diffusa, soprattutto nel Nord del Paese. In queste regioni si sono concentrate crescita e occupazione, export e servizi di qualità, con un divario accresciuto con il resto d’Italia.

Meno precisa e dettagliata è stata la loro individuazione e l’analisi delle ragioni che stanno dietro i risultati conseguiti. Analisi peraltro indispensabile per capire non solo la dinamica economica e sociale di queste regioni, ma soprattutto il loro futuro, la loro integrazione nel sistema economico europeo, la capacità di far fronte ai tanti cambiamenti che caratterizzeranno il futuro prossimo venturo.

Loading...

Per identificare e analizzare le regioni che trainano l’economia italiana, la Fondazione Nord Est ha costruito un indicatore di sintesi, che abbiamo chiamato Ises (Indice di sviluppo economico e sociale), per tutte le 111 provincie italiane, che aggrega i 15 principali indicatori socio-economici in ciascuna provincia. I risultati mostrano come le venti province con il più elevato valore dell’Ises si trovino tutte in cinque regioni (unica eccezione è la provincia di Firenze): Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Dando vita a una macroregione a forma di Pentagono.

Che cosa caratterizza, da un punto di vista economico-sociale, queste cinque regioni? Il dettaglio dei risultati è contenuto nel Rapporto 2019 della Fondazione Nord Est, scaricabile gratuitamente dal sito http://www.fnordest.it. In sintesi, livelli di reddito pro capite più elevati, minor disoccupazione, maggiore apertura commerciale, minor numero di giovani inattivi (Neet), maggior raccolta differenziata, miglior qualità ambientale etc. Notizie meno positive vengono tuttavia dal fronte istruzione e investimenti. Per queste due variabili, anche il Pentagono soffre del cronico ritardo che caratterizza tutto il Paese e della difficoltà, emersa soprattutto in questi ultimi anni, di invertire la rotta, sia con maggiori investimenti pubblici (in infrastrutture e formazione) sia con maggiori investimenti privati (in innovazione e digitalizzazione).

Il confronto del Pentagono con le altre regioni europee contenuto nel rapporto della Fondazione Nord Est ci restituisce comunque l’immagine di una gruppo di regioni perfettamente integrato con quelle più evolute e dinamiche del Centro Europa. Simili livelli di reddito e di occupazione, economie strettamente integrate da alti livelli di interscambio commerciale. Tuttavia, per quanto riguarda formazione e investimenti, il gap con le regioni europee più performanti risulta essere rilevante e crescente nel tempo.

Quale lezione si può quindi trarre dal Rapporto della Fondazione Nord Est? Serve una ripresa degli investimenti, pubblici e privati. Per costruire i pilastri dello sviluppo economico futuro. La ricetta potrebbe essere riassunta nel modo seguente:

1. Spostare una parte delle risorse pubbliche, regionali e nazionali, dalla spesa corrente agli investimenti (al contrario di quanto fatto negli ultimi anni).

2. Dare vita a una forte semplificazione burocratica e amministrativa, per attirare investimenti sia da imprese italiane che straniere.

3. Introdurre una fiscalità agevolata per gli investimenti, sul modello di Industria 4.0, anche detassando gli utili investiti nella propria impresa o per dar vita a nuove imprese.

4. Indirizzare gli investimenti laddove il ritorno privato si affianca a un rilevante ritorno sociale: formazione e istruzione, ricerca e innovazione, tutela dell’ambiente, economia circolare, energie rinnovabili, trasporti sostenibili, difesa dal cambiamento climatico.

5. Sostenere con partnership pubblico-private gli investimenti più strategici per il Paese, soprattutto quelli in intelligenza artificiale, in bio-ingegneria e nelle tecnologie di riuso della Co2 rimossa dall’atmosfera.

6. Sviluppare le infrastrutture di trasporto, energetiche, formative, culturali necessarie ad attirare investimenti produttivi rilevanti e capitale umano qualificato. Gli investimenti ora descritti sono tra loro sinergici. Gli investimenti in una rete di trasporti che crei un attrattore metropolitano facilitano, ad esempio, la permanenza e l’arrivo di capitale umano qualificato. Questo, a sua volta, è un prerequisito per sviluppare ricerca e innovazione. Che, a sua volta, è la condizione per far crescere settori produttivi e servizi ad alto valore aggiunto, centrati su digitale e nuove tecnologie.

Direttore scientifico della Fondazione Nord Est

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti