Asia e Oceania

Lo yuan da record rischia di frenare la crescita di Pechino

La divisa schizza ai massimi negli ultimi tre mesi (+4,7%) in una corsa inarrestabile dal luglio del 2018

di Rita Fatiguso

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(REUTERS)

La divisa schizza ai massimi negli ultimi tre mesi (+4,7%) in una corsa inarrestabile dal luglio del 2018


3' di lettura

Uno yuan forte, con una galoppata record da due anni a questa parte, forse spegnerà le critiche del presidente americano Donald Trump alla Banca centrale cinese, accusata in più riprese di manipolare la moneta, deprezzandola, ma mette a rischio la ripresa economica cinese.

Lo yuan ha guadagnato lo 0,25% a 6,6602 contro il dollaro a Shanghai. La Banca popolare cinese aveva fissato in precedenza il suo tasso di riferimento giornaliero a 6,6781, leggermente più debole del previsto. Le quotazioni dello yuan offshore sono cresciute dello 0,5 per cento. Sul fronte esterno alla Cina, dunque, l'apprezzamento dello yuan è ancora più forte.

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Effetto boomerang sull'economia reale

Uno yuan forte pesa, eccome, sulle esportazioni che Pechino sta incentivando in maniera sistematica e anche sui consumi interni, che si stanno rivelando una delle due leve utili a traghettare l'economia cinese fuori dal guado della pandemia (l'altra è il sostegno alle imprese di medio calibro). Una sorta di circolo vizioso: il rally dello yuan è stato aiutato anche dalla ripresa dell'economia dalla pandemia di virus, nel periodo luglio-settembre, quando il prodotto interno lordo è cresciuto del 4,9% rispetto all'anno precedente, con il Governatore Yi Gang che vede una crescita del 2% su base annua.

Anche il boom delle borse cinesi ha fatto la sua parte, ma oggi con simili quotazioni c'è da chiedersi fino a quando la Cina potrà assecondare una crescita così forte anche della sua moneta.

La guerra commerciale di Trump con la Cina lo scorso anno aveva fatto scendere la valuta ai minimi. Ce la farà il sistema, oggi, a sopportare il più alto livello dal luglio 2018?

Ora si può scommettere contro lo yuan

Il 10 ottobre, da pochissimo dunque, appena due settimane fa, la Banca centrale fa ha eliminato le penalizzazioni per chi scommette contro lo yuan introdotte due anni fa, una prova di buona volontà per la divisa della seconda economia mondiale, quella più in risalita dalla pandemia con una crescita del Pil pari al 4,9% .In parallelo, lo yuan è cresciuto del 4,7% negli ultimi tre mesi certo una crescita premiante per chi investe tanto è vero che i rendimenti dei titoli di Stato cinesi a 10 anni sono al 3,20%, portando il divario rispetto al rendimento dei titoli del Tesoro Usa quasi al livello più alto mai registrato.

Oltre alla debolezza del dollaro, lo yuan è sostenuto da un ampio vantaggio competitivo sui tassi di interesse nel resto del mondo. E dalle prospettive di una vittoria di Joe Biden su Donald Trump nelle imminenti elezioni presidenziali statunitensi: per questo la volatilità a un mese dello yuan offshore è salita al 7,3%, vicino al livello più alto da marzo.

Occhi puntati sulla Banca centrale

L'ultima spinta al rialzo mette a fuoco le mosse future della Banca centrale per tenere a freno le speculazioni e rallentare la corsa; la Banca potrebbe anche chiedere alle banche cinesi di acquistare dollari statunitensi.Una delle sue misure preferite è quella fissare il tasso di riferimento giornaliero della valuta - che delimita il movimento al 2% in entrambe le direzioni - a livelli più deboli di quanto si aspettano gli osservatori del mercato.

La Banca centrale ha anche altri strumenti a sua disposizione, come l'allentamento dei controlli sui capitali installati dopo una svalutazione shock cinque anni fa e la mobilitazione delle banche sostenute dallo stato per vendere lo yuan.Una visione unidirezionale della valuta cinese è spesso una strategia pericolosa e qualcosa che i funzionari hanno agito ripetutamente per impedire. Il governo aveva anche permesso agli investitori istituzionali nazionali di acquistare più attività estere a settembre - il che può incoraggiare un certo deflusso di capitali - ma nemmeno questa mossa ha allentato l'ascesa dello yuan.

Lo yuan offshore, le cui mosse non sono limitate dal fixing, fa intuire che gli operatori fuori dalla Cina sono ancora più ottimisti. Il tasso onshore, come si diceva, è ancora più forte. La previsione, intanto, è che lo yuan guadagnerà se i democratici vinceranno le elezioni statunitensi.

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