economia internazionale

Lo yuan troppo forte mette sotto pressione l’export della Cina

Le imprese manifatturiere (dal tessile ai motocicli) patiscono una crisi dovuta all’eccessiva rivalutazione del tasso di cambio con il dollaro.

di Rita Fatiguso

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(AFP)

Le imprese manifatturiere (dal tessile ai motocicli) patiscono una crisi dovuta all’eccessiva rivalutazione del tasso di cambio con il dollaro.


2' di lettura

È la nota stonata in un quadro di dati favorevoli per l'economia cinese, dalla produzione industriale alla ripresa degli investimenti esteri.
Lo yuan forte – nel 2020 è cresciuto del 5,7 contro il dollaro - rischia di tagliare fuori dal mercato le piccole e medie imprese che basano le loro fortune sull'export, soprattutto quelle attive nei settori storici dell'economia manifatturiera, dal tessile alla produzione di motocicli.

Una corsa inarrestabile

Guadagnando 169 punti base sul dollaro, la Banca centrale ha fissato ieri la divisa nazionale al più alto livello dal 27 giugno del 2018. Oggi, dopo una corsa durata 29 mesi, lo yuan registra una lieve frenata, quasi a voler riprendere fiato e nonostante che la Banca centrale abbia fissato il tasso di riferimento a 6.5484 per dollaro, più in alto di quello registrato dal mercato. Lo yuan offshore ha chiuso a 6.5628 per dollaro, ieri era a 6.5629, quello onshore è passato da 6.5484 a 6.5593 (+0.17%), quello spot da 6.5667 a 6.559 (-0.12%) con una forchetta dello 0,28% dal fixing della Banca centrale.

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Un potenziale a rischio

La Cina, ovvero il Paese con il più alto potenziale al mondo per l'export – si stima un flusso di 22 trilioni di prodotti nei prossimi dieci anni - deve fare i conti con una moneta che taglia le gambe proprio alle aziende più vocate all'export. Huang Qifan, vice presidente del China Center for International Economic Exchanges e, soprattutto, storico ex sindaco di Chongqing con una forte competenza in campo economico (si era parlato di lui come possibile Governatore della Banca Centrale) ha denunciato i rischi di questo trend per l'intera economia cinese. Se lo yuan forte ha permesso di aprire il mercato cinese all'acquisto di un fiume di dollari, è anche vero che lo sviluppo della pandemia e l'incertezza sullo sviluppo di un vaccino efficace per combatterla stanno favorendo le monete diverse dal dollaro, in primis lo yuan. Non solo. Se la Fed deprezzerà ancora il dollaro, la mossa avrà conseguenze ancora più devastanti per Pechino.

La variabile del rischio cambio

Lo yuan forte mette sotto pressione intanto gli esportatori cinesi che hanno siglato contratti con quotazioni della divisa più bassi e che oggi vedono i profitti decimati da un cambio sfavorevole. Società con spalle più robuste hanno scaricato il rischio cambio sulle banche, ma per le imprese più piccole la situazione è stata peggiore. Un trend che finora non ha influenzato i prezzi dei prodotti, ma questa eventualità non è esclusa se lo yuan mettesse sotto pressione ulteriormente i margini di profitto.

Le prospettive future

Secondo il piano di sviluppo basato sulla dual circulation (sviluppo interno parallelo a quello esterno), la Cina non mirerà più al surplus commerciale espandendo le esportazioni, ma lo farà “in modo appropriato” in vista di un commercio estero equilibrato.Huang Qifan sostiene che «l'espansione delle importazioni darà alla Cina un vantaggio nei futuri colloqui commerciali e promuoverà l'internazionalizzazione dello yuan, nonché il potere di determinazione dei prezzi dello yuan per i pagamenti internazionali. Inoltre - aggiunge - l'enfasi della Cina sul raggiungimento dell'autosufficienza scientifica e tecnologica non solo aiuterà a migliorare le capacità di innovazione, ma aiuterà anche a rafforzare la tecnologia globale e la cooperazione industriale». La Cina, in definitiva, come porto sicuro per gli investimenti globali.

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