oltre i biscotti

Loacker: wafer punto di forza ma faremo nuovi dolci

L'azienda altoatesina ha chiuso il 2019 con un fatturato di 355 milioni di euro e non ha perso giro d’affari nei primi sei mesi di quest’anno. È presente in 118 Paesi del mondo

di Silvia Marzialetti

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Loacker nel mondo

L'azienda altoatesina ha chiuso il 2019 con un fatturato di 355 milioni di euro e non ha perso giro d’affari nei primi sei mesi di quest’anno. È presente in 118 Paesi del mondo


2' di lettura

«I wafer sono la locomotiva del nostro business, ma perché la locomotiva vada alla giusta velocità, occorre una continua innovazione. Per questo dopo essere entrati in altri segmenti come la pasticceria, in Italia ci stiamo aprendo a nuove occasioni di consumo e ad altri canali, come l'horeca e l'e-commerce». Sven Rossi, Business Director Italy di Loacker, brand storico conosciuto in tutto il mondo per i suoi wafer (con una quota di mercato in Italia del 56,5% e una quota di mercato globale del 4,6%), illustra i risultati del 2019. L'azienda altoatesina fondata più di 90 anni fa da Alfons Loacker ha chiuso l'anno con un fatturato di 355 milioni di euro - in crescita del 14% rispetto al 2018 - con 957 milioni di specialità confezionate (tra wafer, pasticceria e dolci al cioccolato) in oltre 118 Paesi del mondo.
«Per i primi sei mesi del 2020 siamo riusciti a mantenere il fatturato dell'anno precedente - prosegue Rossi - Il resto dell'anno è difficile da valutare: tuttavia ci aspettiamo condizioni molto difficili, soprattutto nel contesto internazionale».
L'estero - mercato fiorente, con ricavi superiori al 70% - ha sempre rappresentato la meta. Come spiega Ulrich Zuanelli, presidente del Consiglio di amministrazione «Loacker è leader in Medio Oriente - Arabia Saudita, Emirati Arabi e Israele - e da qualche anno il focus è puntato su Asia e Nord America».
L'azienda rimane fedele alla propria vocazione familiare e non intende aprire all'ingresso nel capitale di soggetti esterni. «Vogliamo concentrarci sui nostri piani per il futuro, cercando di crescere ogni anno attraverso una continua espansione sul mercato internazionale», spiega Wanda Hager, Board Member and Managing Director Agriculture & Procurement.
Dal 1° gennaio di quest'anno Loacker utilizza latte in polvere auto-prodotto nello stabilimento di Vandoies, il primo impianto italiano specializzato nel siero di latte in polvere e latte in polvere. La struttura di 10mila metri quadrati è nata dalla joint venture con l'azienda lattiero-casearia Brimi di Bressanone (Bz) e ha richiesto un investimento di 38 milioni di euro.
«Questa scelta ci consente di dare un importante contributo alla sostenibilità, riducendo in maniera importante le emissioni dovute al trasporto» commenta Hager. Lo stesso principio è alla base di tutto l'approvvigionamento di altre materie prime: vaniglia, cacao, nocciole. Oltre alle tenute di proprietà ubicate nel grossetano, Loacker ha avviato un progetto di filiera in cinque regioni, che prevede il rispetto da parte degli agricoltori di un protocollo agronomico per la fornitura di nocciole a lungo termine (almeno quindici anni).In ogni regione gli agricoltori adottano gli stessi principi di sostenibilità.
Lo scorso anno è stato avviato anche un percorso di verticalizzazione della filiera in Madagascar, per l'approvvigionamento della vaniglia Bourbon. Oltre a garantire l'alta qualità della materia prima, il piano poggia su precisi standard di tracciabilità, sostenibilità ed equità. A fare da testa di ponte con l'azienda altoatesina, una società costituita in loco e gestita da due donne, che oggi supportano l'azienda nell'operatività e nel rapporto diretto con gli agricoltori. Parallelamente Loacker promuove una serie di iniziative a sostegno delle dei villaggi coinvolti, come la messa a dimora di ulteriori piantagioni, la creazione di orti, la costruzione di pozzi d'acqua e di strutture sanitarie.


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