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Loccioni, fabbrica scuola che testa i progetti dei big per il futuro

Dalle auto elettriche all'aerospazio l'azienda è un centro
di competenze che crea un ponte tra ricerca e esigenze dei mercati innovativi

di Michele Romano

Formazione. Un gruppo di ragazzi della convergenza scuola-lavoro che in Loccioni hanno creato un sistema robotico di collaudo

4' di lettura

«Non ho mai trovato così tante competenze in così poco spazio». Le parole di Sandro De Poli, presidente di Avio Aero, sintetizzano perfettamente cos’è e cosa rappresenta oggi Loccioni. La missione principale è di trasformare i dati in valore, per il benessere della persona e del pianeta e la misura che attua questa trasformazione è la competenza: «Misurare è la base per il miglioramento continuo della qualità, della sicurezza e della sostenibilità dei prodotti e processi dei nostri clienti» spiega Enrico Loccioni, che nel 1968 fondò l’azienda con il contributo fondamentale di Graziella Rebichini, sua moglie, e che oggi ha accanto a sé i figli Claudio e Maria Cristina.

Quella di Loccioni è una storia fantastica di un imprenditore che si è fatto da sé: nasce sopra una stalla, in una casa in campagna dove non c’erano elettricità e acqua corrente. La prima commessa gli arrivò a 15 anni: integrare una pompa elettrica in un sistema per portare l’acqua e far abbeverare le mucche nella stalla di casa, la tecnologia per risolvere un problema che impattava la qualità della vita. «Mio padre non mi ha mai pagato per quel lavoro, ma ha fatto da agente commerciale presso i contadini vicini» ricorda. E questo è rimasto l’archetipo dei progetti sviluppati negli anni a seguire: il primo sistema di collaudo automatico della lavatrice Margherita della Merloni per risolvere vari problemi di difettosità, poi esportati in tutte le fabbriche mondiali di elettrodomestici; dal primo banco di test per i carburatori della Weber di Bologna (oggi Marelli) ai progetti con le più importanti case automobilistiche del mondo per il collaudo delle auto elettriche e del loro tassello fondamentale, il microchip di potenza; la piattaforma Apoteca, ad oggi è la farmacia più innovativa del mondo per la preparazione sicura e controllata dei farmaci personalizzati realizzata in collaborazione con l’azienda universitaria Ospedali Riuniti di Ancona.

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Ogni giorno nei laboratori a impatto zero sulle due sponde del fiume Esino, immersi nel verde della campagna marchigiana di Angeli di Rosora, arrivano clienti da ogni parte del mondo e dai più disparati settori: sono i responsabili tecnici dello sviluppo di automobili, di componenti aerospaziali, di elettrodomestici, di centrali elettriche e farmacie ospedaliere. Vanno in Loccioni per trovare soluzioni di miglioramento tecnologico e ispirazioni per innovare. Per tutti loro, Loccioni è un centro di competenza, che crea un ponte tra la ricerca accademica e le esigenze di mercati innovativi in continua evoluzione, «un luogo dove la ricerca accade e si fa concreta, a beneficio comune».

È così che intorno al sistema di controllo delle fuel cell a idrogeno in costruzione per Audi, lavorano insieme tecnici tedeschi e ungheresi, ingegneri, professori, studenti di chimica e ingegneri interni, che contribuiscono a questa innovazione assoluta. In un altro laboratorio c'è un nuovissimo motore di elicottero: il team aerospace Loccioni sta aiutando il produttore a mettere a punto il sistema di collaudo finale. Oggi si lavora a Nomadic Labs, punto di incontro e sperimentazione di due mondi, la mobilità e l’energia, e concept rivoluzionario di sale prova per i nuovi componenti dell’auto elettrica e per la realizzazione di storage stazionari utilizzando le batterie second life.

«Lavorare con i big player significa raccogliere sfide sempre nuove e diverse» racconta l’imprenditore. «Per questo - aggiunge - i nostri clienti trovano ogni volta qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo che può far nascere idee e ulteriori innovazioni». Come in una bottega rinascimentale, dove si realizzano opere uniche e su misura per ciascun cliente, capolavori tecnologici destinati a settori con un forte impatto sulla vita delle persone: la mobilità, per garantire la sicurezza nello spostarsi in auto, treno, aereo, e ridurre l’impatto che questo genera sull’ambiente; l’energia, per arrivare all’autonomia in edifici sempre più efficienti e connessi; l’ambiente, per rimediare ai guasti di processi inquinanti; il benessere, in casa, (con elettrodomestici di qualità), nei campi (con cibo proveniente da filiere rigenerative), in ospedale (con la qualità e la sicurezza dei processi di cura). Sono oltre 200 le commesse che si sviluppano ogni anno, per 120 milioni di fatturato, e 450 i collaboratori (intra-prenditori li chiama, con una età media di 32 anni) che, dalle 9 sedi di Loccioni nel mondo, raccolgono le sfide di clienti leader mondiali che vengono realizzate nei laboratori marchigiani, attraverso l’integrazione tra collaboratori, clienti, fornitori, «che diventa formazione continua per i più giovani e patrimonio di conoscenza nel territorio».

Di questa rete di competenze sono parte integrante gli oltre 100 spin off, ex collaboratori Loccioni, che hanno deciso di avviare la loro impresa e che rappresentano una risorsa preziosa per tutto il territorio. Il territorio e i giovani: l’impegno quotidiano di Enrico Loccioni. Li ha ingaggiati per il progetto Smart Land, che punta alla rivitalizzazione e valorizzazione di tutta la valle di San Clemente, la sua terra madre. E poi c’è Situm, che vede connesse le università di Ancona, Perugia e L’Aquila per offrire competenze finalizzate al lavoro futuro dei giovani. Per l’imprenditore marchigiano sono progetti di ritornanza: «Mi piacerebbe riportare a casa tutti quei ragazzi umbri o marchigiani che si sono spostati a Nord, inseguendo un lavoro bello, innovativo, internazionale. Li invitiamo a visitarci e magari rimarranno sorpresi del livello tecnologico, della qualità delle relazioni internazionali, della bellezza che ci circonda». Una logica inclusiva che fa di Loccioni non una fabbrica ma una vera e propria impresa.

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