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Coronavirus, lockdown locali: ecco come si può decidere la chiusura di una Regione

Sia lo Stato sia i Governatori possono farlo: il rischio è che nell’attesa che l’altro faccia la prima mossa si determini una situazione di stallo

di An.C.

Coronavirus: bollettino del 30 ottobre - I dati di oggi

Sia lo Stato sia i Governatori possono farlo: il rischio è che nell’attesa che l’altro faccia la prima mossa si determini una situazione di stallo


5' di lettura

Undici regioni classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata di Covid-19 e quattro (Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte) più la provincia di Bolzano sono nello scenario 4.È la fotografia scattata dal monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute. L’Istituto superiore di sanità ha invitato ancora una volta le Regioni a realizzare una rapida analisi del rischio, anche a livello sub-regionale, e di considerare un «tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio».

In questo scenario che si fa con le ore sempre più complesso, la questione che si pone con una certa insistenza è: chi decide se andare o meno al lockdown locale? Sia lo Stato sia le Regioni lo possono fare. Ma la sensazione è che le Regioni aspettino il governo, e il governo le regioni. Ne risulta una situazione di stallo, congelata, poco in linea con l’andamento della curva dei contagi. Sui conflitti tra lo Stato e le Regioni (e le Province autonome di Trento e Bolzano) giudica comunque la Corte costituzionale.

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Ma il quadro attuale è, in un certo senso, “congelato”: da una parte il governo, che continua a chiedere misure territoriali - a partire dall'istituzione di zone rosse locali - per scongiurare la chiusura del Paese; dall’altra i governatori che spingono sull'esecutivo affinché prenda provvedimenti più drastici validi per tutta Italia e, come nel caso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, attaccano: «Ci sono fortissimi ritardi nelle decisioni, la logica del mezzo mezzo scontenta tutti e non risolve i problemi. Si sta perdendo tempo prezioso». Prima di prendere ulteriori provvedimenti, l’esecutivo vorrebbe attendere di capire se le misure messe in campo la settimana scorsa con il Dpcm che ha chiuso bar e ristoranti produrranno gli effetti sperati. Risultati che potrebbero essere già visibili a metà della settimana prossima. Conte sarà mercoledì 4 novembre in aula alla Camera per comunicazioni sulle misure per fronteggiare la pandemia Covid-19. Non si esclude che se la crescita dei contagi dovesse continuare, l’esecutivo possa valutare la carta lockdown anche nel fine settimana.

Il caso Lombardia e il rischio di un’impasse politica

Si prenda ad esempio il caso della Lombardia, una delle quattro aree già nello scenario 4, ovvero l'ultimo e il più grave previsto nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19” redatto dall'Istituto superiore di sanità. Al momento, ha spiegato nelle ultime ore il sindaco di Milano Giuseppe Sala, sul suo tavolo il progetto di un lockdown non c'è, ma il rischio non è escluso. È atteso un incontro nel fine settimana tra il primo cittadino del capoluogo lombardo e il presidente della Regione Attilio Fontana, il quale a sua volta ha scritto al premier Conte per chiedere la massima flessibilità possibile nell'utilizzo delle risorse da parte delle amministrazioni pubbliche, a partire dalle Regioni, per garantire i ristori alle categorie più colpite delle misure anticovid. Il tema è stato anche affrontato dalla Conferenza unificata e Conferenza Stato-Regioni straordinarie, che si sono tenute nelle ultime ore. Fontana ha spiegato che lunedì farà il punto della situazione con l'Anci e con i sindaci dei capoluoghi di Provincia «sulla base di un “pacchetto” di dati che, secondo quanto ci dicono i nostri esperti, può essere un indicatore “credibile” per capire come evolve il quadro sanitario ed epidemiologico». In base a quelli si deciderà se, dove e come chiudere per arginare il contagio. Una decisione che, se confermata con questa tempistica, potrebbe arrivare prima di quella del Governo.

Rischio stallo nella gestione dell’emergenza

Ma che cosa potrebbe accadere nel caso in cui né lo Stato né la Regione (a guida Lega, forza politica all’opposizione del Conte due) decidessero di intervenire, nella speranza che sia l’altra parte a fare la prima mossa? Probabilmente il rischio di assistere a uno “scaricabarile”, con l’uno ad addossare la responsabilità del mancato intervento all’altro, sarebbe reale. E non sarebbe la prima volta: dai distinguo sulla scuola, con le chiusure di elementari e medie disposte a livello regionale, ma anche comunale; all'imposizione del coprifuoco in diverse regioni e in alcune singole città, le chiusure delle piazze, disposte dai primi cittadini: i casi in cui si è assistito alla sovrapposizione tra i due piano di governo non sono mancati.

Cosa prevede il decreto legge 125 e il coprifuoco in Valle d’Aosta

Ma quali sono le regole a cui si potrebbe fare riferimento in questa situazione, per evitare uno stallo e un ulteriore aggravarsi della situazione? La norma più recente è il decreto legge 125 del 2020 (“Misure urgenti connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 e per la continuità operativa del sistema di allerta COVID, nonché per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020”), entrato in vigore l’8 ottobre. In base a questo provvedimento, la Regione per contrastare la maggiore diffusione del contagio, può introdurre misure ulteriori rispetto a quelle disposte a livello nazionale dai Dpcm, in conformità ai criteri previsti dai provvedimenti del Governo e comunque d'intesa con il Ministro della Salute. Sulla base di questa norma la Valle d'Aosta - la regione più “contagiata” di Italia in base ai principali parametri (decessi, ricoveri, terapie intensive, contagiati), ha disposto il coprifuoco per contenere la diffusione del virus. Il divieto di circolare sarà in vigore dalle 21 alle 5 in tutta la regione.

La Corte costituzionale: leale collaborazione tra Stato e Regioni

Il professor Andrea Patroni Griffi, ordinario di diritto costituzionale all'Università della Campania Luigi Vanvitelli, ricorda che in Italia «non abbiamo, a differenza che in altri Paesi, una costituzionalizzazione dello stato di emergenza. Unica ipotesi è l'articolo 78, che fa riferimento allo stato di guerra», spiega il docente. Tanto che il governo ha proceduto con la delibera, più volte prorogata, dell'emergenza. La Corte costituzionale è invece chiara nell'affermare «il principio di leale collaborazione» tra lo Stato e le Regioni. È in questa cornice che si è andato costruendo l'attuale quadro delle regole anti-Covid, con i Dpcm e le diverse ordinanze locali.

I paletti costituzionali nell’ipotesi di misure più stringenti

Fino a che punto i presidenti di regione possono adottare misure più restrittive rispetto a quelle previste a livello centrale? Fino a quanto si possano spingere? Al di là del peso politico dei singoli Governatori, il docente spiega che un limite indiscutibile viene posto dall'articolo 120 della Costituzione che «al primo comma vieta alle Regioni di adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose con le altre Regioni».

Sia l’esecutivo sia le Regioni possono imporre le zone rosse

D'altro lato, continua Patroni Griffi, «spesso si tende a dimenticare il comma successivo che prevede che il governo possa esercitare i poteri sostitutivi». Infatti in caso «di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica», e non solo, l'esecutivo può sostituirsi a Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni. Quanto all'imposizione delle zone rosse, «la chiusura dei territori, a proposito della quale si è parlato per i casi di Alzano e Nembro a marzo scorso, si può fare tanto al livello governativo che delle Regioni».

Scontro sulle scuole, parola al Tar

Nei confronti dei governatori che intendono chiudere le scuole, spiega ancora il docente, «è possibile un'impugnativa davanti al Tar. Nel caso dell'ordinanza campana il Tar ha chiesto integrazione istruttoria, ma non ha sospeso il provvedimento in via cautelare». Anche i sindaci hanno uno spazio per potere incidere con le “ordinanze contingibili e urgenti”, spiega il professore, “ma la Regione potrebbe intervenire anche all'interno dei singoli Comuni». Per le competenze delle Regioni a statuto speciale? «Il riferimento è nello statuto regionale approvato con legge costituzionale. E le competenze possono variare da Regione a Regione».

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