La stretta

Nuovo Dpcm in vigore, la differenza tra lockdown di marzo e zone rosse di oggi

Le soluzioni adottate in occasione dell’ultimo Dpcm sono meno restrittive rispetto a quelle messe in campo, sulla base di una lunga serie di provvedimenti, in occasione della prima ondata di contagi

di Andrea Carli

L’Italia chiude regioni e attività. Rosso, arancione, giallo: ecco cosa si può fare

Le soluzioni adottate in occasione dell’ultimo Dpcm sono meno restrittive rispetto a quelle messe in campo, sulla base di una lunga serie di provvedimenti, in occasione della prima ondata di contagi


6' di lettura

Scuola, spostamenti, attività commerciali lasciate aperte, ma anche attività motoria all’aperto e modalità di lavoro. Sono alcuni degli elementi che, se si confrontano le soluzioni adottate dal governo in occasione della prima ondata di contagi Coronavirus con l’ultimo Dpcm che intende fronteggiare la corsa del Covid-19 in autunno e inverno, mettono in evidenza un approccio diverso: l’adozione da parte dell’esecutivo di misure più restrittive nel “primo tempo” della partita, più “soft” in questa seconda fase.

IL CONFRONTO
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Se nel secondo caso il termine di paragone è l’ultimo Dpcm, quello del 3 novembre (in vigore da venerdì 6), la strategia di contenimento dell’epidemia nella prima fase si è sviluppata attraverso tutta una serie di provvedimenti, a partire dai primi di marzo, in un crescendo di misure restrittive che hanno condotto il paese a un sostanziale lockdown.

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I Dpcm dei primi mesi di gestione dell’emergenza sanitaria

È il caso del decreto del Presidente del Consiglio del 9 marzo, che estende le misure previste dal Dpcm del giorno precedente nei confronti della Lombardia e di altre 14 province (cinque dell'Emilia-Romagna, cinque del Piemonte, tre del Veneto e una delle Marche) a tutto il territorio nazionale (in più vieta ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico); del Dpcm dell’11 marzo, che dispone la chiusura di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, a eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle farmacie e delle parafarmacie; del decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo, che chiude le attività produttive non essenziali o strategiche (ancora aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e servizi essenziali). E poi, passando ad aprile, il nuovo Dpcm del 10, che proroga fino al 3 maggio le misure restrittive adottate fino ad allora ma consente dal 14 di quel mese l'apertura delle cartolerie, delle librerie e dei negozi di vestiti per bambini e neonati (vengono inserite tra le attività produttive consentite la silvicoltura e l'industria del legno).

Infine, si va verso un graduale allentamento della stretta, con un nuovo Dpcm datato 26 aprile - in vigore a partire dal 4 maggio e per le due settimane successive - che riapre le attività manifatturiere, di costruzioni, di intermediazione immobiliare e il commercio all'ingrosso; consente la ristorazione con asporto fermo restando l'obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all'interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi. Infine, un nuovo passo verso la riapertura: il Dpcm dell’11 giugno, che riapre centri estivi per i bambini, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, così come le attività di centri benessere, centri termali, culturali e centri sociali. Riprendono, inoltre, gli spettacoli aperti al pubblico, le sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto ma con alcune cautele/precauzioni. Restano invece sospese tutte le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche, locali assimilati sia all'aperto che al chiuso.

I DATI DEL CONTAGIO
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Il confronto con le misure previste dal nuovo Dpcm

Fin qui le soluzioni adottate per gestire la prima ondata di contagi. Ora un nuovo Dpcm mette sul piatto nuove misure. Venerdì 6 novembre l’Italia si è risvegliata suddivisa in tre fasce di rischio: gialla, arancione e rossa. E le misure previste, se confrontate con la prima tranche di provvedimenti, saranno in qualche caso meno stringenti rispetto ai decreti del Presidenti del consiglio precedenti. Un lockdown totale avrebbe avuto infatti conseguenze negative su un’economia che già ora, secondo le stime del governo indicate nella Nota di aggiornamento al Def, quest’anno registrerà un arretramento del Pil del 9 per cento. Ecco alcune differenze d’approccio.

Spostamenti

Nelle zone gialle, tranne che nella fascia del coprifuoco dalle 22 alle 5 del giorno successivo, saranno consentiti gli spostamenti. In occasione della stretta che ha preso forma nei primi mesi dell’anno, erano consentiti solo quelli da casa motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità (per esempio, dover fare la spesa o comprare beni necessari) o per motivi di salute (era comunque necessaria l’autocertificazione). Da domani, 6 novembre, questi paletti per le zone gialle non ci saranno. Ci saranno invece per quelle rosse, con il ritorno dell’autocertificazione (è online sul sito del Viminale il modulo di autodichiarazione per gli spostamenti). Serve la autocertificazione per andare in ufficio, a fare la spesa, dal medico o nei negozi rimasti aperti come il parrucchiere o il vivaio oppure per andare ad assistere una persona in difficoltà. Non serve invece per accompagnare o riprendere i bambini che frequentano le scuole in presenza o per passeggiare, anche con il cane (ma sempre nei dintorni della propria abitazione) o per fare attività sportiva all'aperto.

Scuole

Un’altra differenza tra le soluzioni adottate nella prima fase e quelle messe in campo per arginare la seconda ondata riguarda la scuola. Il Dpcm del 9 marzo era arrivato a prevedere la chiusura dei servizi educativi per l'infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado. I dirigenti scolastici avrebbero attivato, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, con riguardo anche alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità. Per il Dpcm del 3 novembre, invece, nelle zone gialle è prevista la didattica a distanza solo per gli studenti delle scuole superiori: rimane la didattica in presenza per scuole dell'infanzia, scuole elementari e scuole medie. Soluzioni più stringenti per la zona rossa: la didattica a distanza scatta per la scuola secondaria di secondo grado, per le classi di seconda e terza media. Restano comunque aperte le scuole dell'infanzia, le scuole elementari e la prima media.

Parchi

Le misure restrittive a cui l’esecutivo è ricorso nel primo lockdown hanno riguardato anche i luoghi di aggregazione come parchi e giardini pubblici, che sono stati chiusi al pubblico nel tentativo di ridurre le occasioni di contatto con le persone. In base al Dpcm del 3 novembre, invece, è consentito svolgere attività sportiva o attività motoria all'aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva
e di almeno un metro per ogni altra attività, salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti. Nella zona rossa, invece, è consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché nel rispetto della distanza di almeno un metro da un’altra persona e con l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie.

Negozi

Con la stretta più forte dei primi mesi dell’anno sono stati chiusi tutti gli esercizi commerciali ad eccezione degli alimentari e di quelli di prima necessità. Il Dpcm che entrerà in vigore il 6 novembre lascia aperti negozi e mercati (sulla base delle regole già in vigore) nelle zone gialle e in quelle arancioni, mentre in quelle rosse - ovvero quelle con scenario di massima gravità e livello di rischio alto - non chiude parrucchieri, barbieri, estetisti, edicole e tabaccai. E il commercio ambulante di alimenti, biancheria, vestiti per bambini, fiori e profumi.

Trasporti

Sui mezzi pubblici, invece, l’ultimo Dpcm prevede una soluzione più restrittiva rispetto alle soluzioni adottate nella prima fase di contenimento dell’epidemia. I mezzi pubblici e i treni regionali, indipendentemente dal colore della zona, potranno viaggiare con un’occupazione al 50% (fanno eccezione gli scuolabus). In primavera la soglia era all’80%. Se le crociere in occasione della prima stretta erano state sospese, l’ultimo Dpcm consente i servizi di crociera da parte delle navi passeggeri di bandiera italiana.

Smart working

L'emergenza sanitaria già in corrispondenza della prima ondata di contagi ha rappresentato un potente propulsore per la sperimentazione di massa del lavoro da remoto. Tutte le attività d'ufficio che potevano svolgersi a distanza, comprese quelle commerciali, nel periodo del lockdown sono state gestite in questa modalità. La proroga dello stato di emergenza al 31 gennaio, continua la procedura semplificata che consente ai datori di lavoro di decidere unilateralmente sul ricorso al lavoro agile. L’ultimo Dpcm prevede un ampio ricorso al lavoro agile per tutte le attività professionali e per il pubblico impiego un analogo ampiamento a eccezione delle attività considerate indifferibili e che richiedono una presenza in ufficio.

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