ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAnalisi di Assolombarda

Lodi archivia la crisi: pil provinciale quasi due punti oltre il 2019

di Luca Orlando

(IMAGOECONOMICA)

6' di lettura

Oltre i livelli pre Covid, per prodotto interno, fatturato delle imprese, produzione ed export. Chiudere il gap, per la provincia di Lodi, assume un significato particolare, tenendo conto che proprio qui, a Codogno, erano partite nel 2020 le prime zone rosse, primi segnali di quella che poi sarebbe diventata una tragedia nazionale e non solo.

L’analisi di Assolombarda sulle maggiori 200 aziende del territorio offre un quadro mediamente confortante, anche se per il 2023, come accaduto per la recente analisi effettuata su Monza, le prospettive diventano più caute.

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Guardando al Pil locale, dopo il +7,7% nel 2021, la crescita del +2,7% nel 2022 permetterà di recuperare e superare i livelli precedenti la pandemia, con a fine 2022 un Pil provinciale dell’1,7% superiore al 2019. La performance economica della provincia si riflette in un mercato del lavoro resiliente allo shock pandemico: nel 2021 Lodi registra il tasso di occupazione più alto della Lombardia (al 68%) e conta 4.000 occupati in più rispetto al 2019.

Le prime 200 società lodigiane che compongono la classifica Top200 nel 2021 sommano un fatturato di 10,2 miliardi di euro, con una crescita annua del 7,3%. Il 69% delle imprese lodigiane dichiara di chiudere il 2022 con un fatturato in aumento rispetto allo scorso anno.

La ricerca, realizzata dal Centro Studi Assolombarda in collaborazione con PwC Italia e Banco BPM, si basa sull'elaborazione dei bilanci 2021 delle prime 200 imprese ordinate per fatturato e sulla survey riguardo alle prospettive delle imprese lodigiane.

«Il Paese e la Lombardia - spiega Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda - devono fare i conti con una priorità dalla quale non si può prescindere: il lavoro, soprattutto quello giovanile. Infatti, in Italia il problema dei NEET tocca il 20% di ragazze e ragazzi tra i 15 e i 24 anni, in Lombardia la percentuale è più bassa (17%), ma si tratta comunque di 165mila giovani che si trovano nella più totale inattività. Questo tema si lega inevitabilmente all’elevato mismatch di competenze che rende difficile l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto in un momento in cui transizione digitale e verde stanno rinnovando profondamente le professioni. Per colmare questo gap, serve fare di più con progetti tra imprese, università e ITS. E, inoltre, per favorire il lavoro giovanile, occorre pensare a una tassazione specifica e più favorevole: un’aliquota al 5% per 5 anni per chi assume persone under 35».

Nonostante il doppio shock pandemia-guerra che ha influito sui prezzi dell'energia e delle materie prime creando difficoltà nelle catene globali di approvvigionamento e determinando un'accelerazione dell'inflazione, il territorio lodigiano si lascia definitivamente alle spalle la crisi pandemica, mostrando una ripresa che si è consolidata.In particolare, nel 2021 la manifattura lodigiana ha ampliato i volumi della produzione dell’8,7%, portando l'attività a + 5,3%, oltre i livelli antecedenti la pandemia (+4,3% la Lombardia) e realizzando un export da record: 3,9 miliardi di euro, +7,9% rispetto al 2019, superiore al dato della Lombardia (+7,1%).

Questo ha influito sul mercato del lavoro che nel 2021 nel lodigiano ha fatto registrare un aumento di quasi 4 mila occupati rispetto al pre Covid, con un incremento del 4,1% .

Il tasso di occupazione ha così raggiunto quota 68,0%, il livello più alto tra tutte le provincie lombarde, e, in parallelo, il tasso di disoccupazione è diminuito al 5,3% (sotto la media lombarda al 5,9%).

Sul fronte internazionale, le imprese lodigiane nel primo semestre 2022 totalizzano 2,5 miliardi di fatturato estero, grazie in particolare all'elettronica (+66,6% l'incremento su base annua) oltre alla chimica (+22,2%) e all'alimentare (+21,2%).

In discesa la performance della meccanica che nel secondo trimestre 2022 segna un -32,6% rispetto al 2021.Negli ultimi mesi di quest'anno il quadro economico risente della situazione mondiale ed europea di grande incertezza in particolare sulla durata del rallentamento. Tuttavia, quest'anno l'economia lodigiana andrà a colmare la perdita di PIL del 2020: i rimbalzi del valore aggiunto del +7,7% nel 2021 e del +2,7% nel 2022 permetteranno di recuperare il -8,1% del 2020. Alla fine del 2022 il PIL provinciale si attesterà a +1,7% rispetto al 2019, molto vicino a quello regionale (+1,8%).

A realizzare la performance migliore è l'industria lodigiana, che supererà i livelli pre Covid (valore aggiunto in provincia a +3,1% rispetto al 2019 contro -0,2% in regione), mentre i servizi e il commercio riassorbiranno lo shock della pandemia alla fine di quest'anno (valore aggiunto a +0,1% rispetto al 2019, +1,0% il dato lombardo).

Le previsioni sono riviste al ribasso per il 2023, con una contrazione del PIL dello 0,2%, dovuto al calo del valore aggiunto dell'agricoltura (-1,4%) e dei servizi (-0,5%) a fronte di un aumento dell'industria (+0,8%) e delle costruzioni (+0,8%). Le prospettive per il lodigiano sono meno brillanti di quelle per la Lombardia, prevista in crescita del +0,3%. Al contrario, si stima che l'occupazione provinciale possa crescere il prossimo anno del +0,7%.

«Le imprese lodigiane hanno consolidato quest'anno le buone performance raggiunte nel 2021- ha affermato Fulvio Pandini, Presidente della Sede di Lodi di Assolombarda- tanto che, secondo i dati del Centro Studi di Assolombarda, prevedono di chiudere con un aumento di fatturato. Ma per il 2023 la preoccupazione del nostro tessuto economico deriva ancora dai costi dell'energia e dal clima di incertezza a livello internazionale che influisce su tutta la catena del valore. Nonostante questo scenario, le nostre imprese non hanno mai smesso di sostenere il territorio. Lo dimostrano gli oltre 1400 enti e associazioni con I quali dialogano e progettano azioni a vantaggio della collettività».

Nel 2021 il fatturato complessivo delle aziende analizzate (campione di 176 imprese in classifica) registra una crescita del 7,3%, portandosi a +8% rispetto ai livelli pre Covid, anche grazie alla sostanziale tenuta dei fatturati osservata nel 2020. L'85% delle imprese ha un fatturato in aumento mentre il restante 15% registra una diminuzione. In termini di redditività, l'EBIT mediano è in crescita (dal 3,6% al 4,3% sui ricavi) così come il ROE che passa dal 7,2% del 2020 al 9,5% del 2021. L'89% delle imprese è in utile (81% nel 2020).

Le risposte qualitative

Il sondaggio realizzato su un campione di 58 imprese dell'industria e dei servizi del territorio mette in luce gli ostacoli riscontrati nella ripresa e i rischi emergenti.Il 69% delle imprese lodigiane quest'anno prevede un aumento del fatturato rispetto al 2021 (era pari al 63%) e, un quinto di queste prevede una crescita di oltre il 20%. Il 19% delle aziende si aspetta di chiudere il 2022 in linea con lo scorso anno e il 12% degli intervistati si attende una diminuzione del fatturato (stesso dato del 2021). Sul fronte dei margini, il 32% delle aziende lodigiane prevede quest'anno un Ebit in crescita, un altro 32% stabile nonostante la crescita dei costi degli input produttivi, il 37% in erosione.

Quali sono gli ostacoli incontrati dalle imprese nei primi 9 mesi di quest'anno? Per il 93% rappresentano un rischio medio-alto la difficoltà di reperimento e il costo di materie prime e componentistica e per l'86% delle imprese, con la stessa intensità di rischio l'aumento dei costi dell'energia. Rilevante per il 78% delle imprese è anche la difficoltà di reperimento delle figure professionali ricercate, considerato come criticità “medio-alta”. Seguono gli ostacoli legati ad una domanda poco sostenuta (problematici per il 34% delle imprese) o a vincoli di natura finanziaria (26% delle imprese). Per il prossimo anno le imprese che prevedono un aumento di fatturato scendono al 55%, il 22% prevede una stabilità del fatturato e la stessa percentuale prevede una diminuzione a indicare la presenza di cautela e incertezza riguardo la possibile evoluzione dello scenario internazionale e locale. Per il 2023, il 70% è preoccupato sia per l'aumento dei costi dell'energia, fattore considerato ad “alto” rischio da una quota crescente di imprese (57% nel 2022), sia per le difficoltà di reperimento degli input produttivi, giudicate però leggermente meno problematiche in prospettiva (rischio “alto” per il 68% nel 2023 rispetto al 75% nel 2022). Il timore di un indebolimento della domanda è considerato un rischio “medio-alto” dal 65% delle imprese e per il 34% pesano maggiormente i possibili vincoli finanziari. La difficoltà di reperimento di figure professionali adeguate è considerata leggermente meno preoccupante per il 2023, pur rimanendo sostanzialmente stabile la quota di imprese che la indica come elemento ad “alto” rischio.

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