ECONOMIA LOCALE

Lodi trainata dall’export

di Luca Orlando


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3' di lettura

Adominare la classifica, come a Monza, è ancora una volta l’industria. Anche l’analisi delle maggiori aziende di Lodi, realizzata da Assolombarda in collaborazione con PwC e Banco BPM, evidenzia il ruolo preminente della manifattura locale: delle 200 realtà monitorate ben 117 sono industriali. Aziende che sviluppano i due terzi dei ricavi totali del campione, attestati a poco meno di sette miliardi di euro.

L'analisi, basata sull'elaborazione dei bilanci 2017 delle imprese attive con sede legale o operativa nella provincia di Lodi, prende in esame aziende con ricavi compresa da un minimo di 6 milioni a un massimo di 629 milioni.

Le prime 50 imprese, da sole, rappresentano oltre il 70% del fatturato dell'intera classifica e appartengono in generale al settore dell'industria. Un comparto estremamente dinamico sui mercati esteri come certificato dalla crescita a doppia cifra dell'export della manifattura lodigiana nel 2017, pari a 3,1 miliardi di euro (+11,9% sul 2016) e largamente al di sopra del livello precrisi (+82%).

Nel confronto con il 2016, le top200 mostrano nel 2017 una crescita di fatturato complessivo dell’1,4%: da 6,8 miliardi a 6,9 miliardi di euro. Il reddito d'esercizio complessivo (calcolato come somma algebrica di utili e perdite) registra un aumento più consistente (+10,1%), passando da 272 a 300 milioni di euro.

Anche se Ebitda e Roe sono in lieve frenata (rispettivamente da 6,8% a 6,4% e da 10,7% a 10,6%), il territorio è evidentemente in salute, come evidenziato dalla percentuale di aziende con bilancio in utile, pari all'88% sia nel 2016 sia nel 2017.

«I numeri - spiega il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi - confermano la vocazione produttiva del territorio di Lodi e delle sue imprese che nel 2017 migliorano, sia nel fatturato sia nel reddito d'esercizio, in linea con la fase estremamente espansiva dell'economia lombarda nell'anno scorso. Si tratta inoltre di imprese estremamente dinamiche sui mercati esteri, come certificato dalla crescita a doppia cifra dell'export. Qualità che hanno sempre trainato lo sviluppo della Lombardia e dell'Italia intera. Ma per quanto grandi siano la passione e la dedizione degli imprenditori lodigiani, esse non possono continuare a fiorire ignorando la condizione del nostro Paese. Il lodigiano, come la Brianza, come Milano, come la Lombardia, chiedono di poter operare in un ecosistema favorevole, fatto di fattori abilitanti quali l'apertura ai mercati mondiali, il fisco, l'accesso al credito, l'Industria 4.0, le infrastrutture e l'Europa. Il governo cambi dunque il segno della sua legge di bilancio. Punti sugli investimenti e non sulla spesa corrente e trovi il modo di lasciarci più liberi di poter fare, ancor meglio, ciò che sappiamo già fare tanto bene».

A guidare la classifica per ricavi è il gruppo Sodalis (personal beauty e home care), con 628 milioni, seguito da Zucchetti (informatica) con 455 e Aperam (prodotti in metallo) con 267 milioni.

«Il 2017 - sottolinea Francesco Monteverdi, Presidente del Presidio Territoriale di Lodi e Vicepresidente di Assolombarda - è stato un anno brillante anche per le imprese del lodigiano, grazie alla forte vocazione industriale e alla spiccata internazionalizzazione del nostro territorio. Purtroppo, in Italia la crescita è in forte rallentamento. In questo quadro, penso a Industria 4.0, fortemente depotenziato, alle modifiche introdotte dal decreto dignità di cui già vediamo i primi effetti, alla nuova Legge di Bilancio che sembrerebbe orientata a sminuire lo strumento dell'alternanza, riducendo il numero delle ore e i finanziamenti alle scuole. Al contrario occorre potenziare lo strumento dell'apprendistato, rendendolo più semplice e agevolato, e promuovere le occasioni di contatto tra i giovani e il mondo delle imprese. In questa direzione, sul territorio siamo da tempo impegnati a promuovere esperienze di orientamento e collaborazione didattica tra aziende e scuole proprio per guidare i giovani nella conoscenza delle dinamiche del mondo del lavoro, in prospettiva di un futuro impiego, e al tempo stesso colmare il divario tra le competenze degli studenti e quelle richieste dalle imprese».

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