ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista.

«Logistica, trasporti e risorse umane penalizzano le imprese»

di Nino Amadore

La fabbrica. Lo stabilimento della Irritec a Rocca di Caprileone (Messina)

3' di lettura

«Sicuramente i problemi sono tanti: dalla logistica alla formazione dei ragazzi». Carmelo Giuffré, imprenditore nominato qualche mese fa Cavaliere del Lavoro dal Capo dello Stato, patron della Irritec, una multinazionale tascabile con sede principale tra Capo d’Orlando e Rocca di Caprileone (Messina) ma stabilimenti e sedi commerciali in tutto il mondo, lo ripete più volte: «Ci sono tanti problemi».

In un’area come i Nebrodi con tante difficoltà come fa un imprenditore ad affrontare il mercato mondiale? Manca del tutto il sistema logistico.
Negli anni Novanta mandavamo i vagoni ferroviari in giro per l’Italia, l’Europa e qualcuno anche in Russia. Era più facile allora: avevamo la grande opportunità della ferrovia, mentre ora questa è sparita. In Sicilia, poi, manca il porto oceanico: il più vicino è a Gioia Tauro. Diciamo che questa distanza comporta un costo di oltre 500 euro in più per container. La mancanza del Ponte sullo Stretto o il fatto di non avere un porto oceanico in Sicilia fa aumentare i costi rispetto a un’azienda di Gioia Tauro o di Reggio Calabria che va dal 5% al 20% visto che dipende da cosa mettiamo nel contenitore. La carenza di infrastrutture di logistica è un grandissimo scoglio. Ecco perché abbiamo dovuto trovare soluzioni alternative.

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Come?
Oltre a rafforzare i siti produttivi in Sicilia, visto che era impossibile poter produrre un prodotto qui e trasportarlo a costi ragionevoli, abbiamo aperto prima uno stabilimento in Spagna, poi negli Stati Uniti e poi in Messico e in Brasile dove completiamo la linea dei prodotti che sono migliaia. Quindi riusciamo a completare la gamma dei prodotti e posso dire che siamo l’azienda nel settore dell’irrigazione che al mondo ha la gamma di prodotti più ampia.

Ma io immagino che lei abbia avuto contatti anche con altri imprenditori, con persone che magari avrebbero pure investito da queste parti. Qual è la difficoltà maggiore che le hanno posto davanti?
Gli investitori esteri disposti a investire nel Sud e in particolare in Sicilia sono pochi. Qui l’ostacolo più grave è la burocrazia ma non solo. C’è un’altra problematica: i giovani sono sempre di meno e questo per chi deve fare un investimento è un problema perché non può certo prenderli a Milano e portarli qua. Come sta succedendo. Noi in questo momento abbiamo portato uomini dagli Stati Uniti, dl Nord Italia perché purtroppo il territorio oggi non esprime quel tipo di competenze. Ci sono ragazzi veramente bravi ma è necessario creare maggiori opportunità di formazione per loro, per creare gli esperti e i professionisti del domani. Se ho bisogno di un finanziario forse riesco a trovarlo. Ma se ho bisogno di un controller, che stiamo cercando in questo momento, non lo troviamo. L’azienda è diventata molto complessa e quindi ha bisogno di figure moderne: siamo diventati mille come impresa siamo chiamati a fare la nostra parte, come ci impegniamo a farlo da sempre. Io ho investito nella formazione degli uomini dando loro la capacità tecnica di costruire un’attrezzatura, non solo di fare un pezzo di plastica. Oggi le persone mi vengono rubate perché il nostro è diventato un laboratorio di qualità, è diventato un master sul campo. Certamente il nostro è un grande laboratorio.

Ma collaborate con le università?
Abbiamo rapporti con molte università e all’estero: facciamo anche progetti di ricerca. Ne abbiamo attivi molti in questo momento perché oltre a fare ricerca sulle macchine la facciamo sui sistemi e metodi di irrigazione. L’azienda si è evoluta: ci occupiamo di irrigazione e di territorio. Nel senso che progettiamo gli impianti irrigazione e siamo in grado di fabbricare anche le piccole macchine capaci di fare preparare la miscela dei fertilizzanti per avere una migliore resa. Ma non c’è solo questo.

Mi dica.
La formazione oggi è diventata un problema.

Ma perché?
Abbiamo ragazzi che fuggono all'estero. E le famiglie che possono permetterselo mandano i ragazzi all’università a Milano. Le istituzioni locali hanno il dovere di investire nella formazione.

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