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Lombardia, Fontana indagato nell’inchiesta sulla fornitura di camici: spunta bonifico al cognato

L'accusa per il presidente della Regione è di “turbata libertà del contraente”, la stessa contestata al cognato Andrea Dini e al direttore di Aria spa, Filippo Bongiovanni

Caso camici: indagato il cognato del governatore Fontana

L'accusa per il presidente della Regione è di “turbata libertà del contraente”, la stessa contestata al cognato Andrea Dini e al direttore di Aria spa, Filippo Bongiovanni


3' di lettura

Il governatore lombardo Attilio Fontana risulta indagato dalla Procura di Milano nell'inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altro materiale da parte della società Dama spa gestita dal cognato Andrea Dini e di cui la moglie, Roberta Dini, detiene il 10%. Nell'inchiesta sono indagati anche lo stesso Dini e Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria spa, la centrale acquisti regionale.

L'accusa per il presidente della Regione è di “frode in pubbliche forniture”, di “turbata libertà del contraente” quella contestata al cognato Andrea Dini e al direttore di Aria spa, Filippo Bongiovanni. Al presidente della Regione Lombardia verrebbe contestato un tentato versamento alla Dama spa da un proprio conto in Svizzera, sul quale nel 2015 aveva fatto uno “scudo fiscale” per 5,3 milioni.

L’inchiesta

La fornitura di camici era stata commissionata il 16 aprile dalla centrale acquisti regionale alla società Dama di Dini con affidamento diretto, senza gara dunque. In seguito, a maggio, dopo che aveva parlato della vicenda la trasmissione televisiva Report, era arrivata la decisione di Dini di trasformare la vendita in donazione.

«Da pochi minuti ho appreso con voi di essere stato iscritto nel registro degli indagati. Duole conoscere questo evento, con le sue ripercussioni umane, da fonti di stampa». Lo ha scritto su Facebook il governatore Attilio Fontana, dopo la notizia dell'indagine a suo carico. «Sono certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità», ha aggiunto Fontana. «Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni, non vi è nulla di nascosto e non vi è nulla su cui basare falsi scoop mediatici», ha poi spiegato sempre su Facebook il governatore.

La vicenda del bonifico

Ci sarebbe un tentato versamento alla Dama spa da un proprio conto in Svizzera, sul quale nel 2015 aveva fatto uno “scudo fiscale” per 5,3 milioni, dietro l'iscrizione nel registro degli indagati del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, per il caso dei camici.

Il reato ipotizzato, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, è quello di “frode in pubbliche forniture”. Il 19 maggio, quattro giorni dopo una generica intervista di Report, Fontana cercò di fare un bonifico per arginare quello che il quotidiano definisce “il rischio reputazionale” insito nei 75.000 camici e 7.000 set sanitari venduti per 513.000 euro alla Regione il 16 aprile dalla società Dama spa del cognato Andrea Dini e (per il 10%) della moglie Roberta.

La ricostruzione

Secondo la ricostruzione, il governatore lombardo tentò di bonificare alla Dama 250.000 euro, cioè gran parte del mancato profitto al quale il cognato sarebbe andato incontro facendo l'unilaterale gesto di tramutare in donazione alla Regione l'iniziale vendita dei 75.000 camici e di rinunciare a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati. La milanese Unione Fiduciaria, incaricata il 19 maggio da Fontana del bonifico, secondo Il Corriere bloccò il pagamento perché in base alla normativa antiriciclaggio non vedeva una causale o una prestazione coerenti con il bonifico, disposto da soggetto “sensibile” come Fontana per l'incarico politico. E così la fiduciaria fece una “Sos-Segnalazione di operazione sospetta” all'Unità di informazione finanziaria di Banca d'Italia, che la girò a guardia di finanza e Procura.

La difesa di Fontana

«Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a are un gesto risarcitorio»: lo ha spiegato all’Ansa Jacopo Pensa, legale di Attilio Fontana, indagato per frode in pubblica fornitura nell'inchiesta relativa ai camici alla Regione Lombardia. Questo risarcimento, ha spiegato Pensa, «è rimasto lettera morta». «Non sono in grado di capire dove sia il reato ma i pm sanno quello che devono fare ed evidentemente sono state fatte indagini che hanno implicato l'iscrizione a garanzia dell'indagato», ha concluso.

La difesa di Salvini

«Attilio Fontana “indagato” perché un'azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara”, non se ne può più». Lo scrive Matteo Salvini su Twitter a proposito dell'iscrizione nel Registro degli indagati della Procura di Milano del governatore lombardo per la vicenda dei camici forniti alla Regione dall'azienda del cognato.

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