ambiente

Lombardia, l’altra faccia dello smog: inquinamento in calo da 20 anni

Greenpeace avvisa che gli allevamenti intensivi di bestiame sono produttori feroci di polveri fini nell’aria ben più di fabbriche, auto e traffico sulle strade

di Jacopo Giliberto

Restano ancora attive a Milano le misure anti inquinamento

Greenpeace avvisa che gli allevamenti intensivi di bestiame sono produttori feroci di polveri fini nell’aria ben più di fabbriche, auto e traffico sulle strade


3' di lettura

L’inquinamento dell’aria padana è in calo forte e costante da anni, e chi respira oggi ha un’aria meno contaminata rispetto ai respiri di 5 anni fa, di 10 o 30 anni fa, ma non basta: c’è ancora molta strada da fare.

Le cronache dall’aria sporcata dalle polveri fini Pm10 e Pm2,5 (cioè più sottili di 10 e di 2,5 millesimi di millimetro) dicono che in diverse città dell’Alta Italia sono stati confermati i divieti perfino alle auto diesel euro5, come a Torino, ma lo sciopero regionale dei ferrovieri della Trenord ha consigliato di rinunciare ai divieti in Lombardia.

I dati raccolti dalle centinaia di centraline delle a genzie ambientali regionali Arpa confermano che la qualità dell’aria padana è ancora modesta nonostante che da anni migliori di continuo; i dati medi sono sempre sotto il limite di legge ma rilevano brevi superamenti anche assai forti. Gli ecologisti di Greenpeace avvisano che gli allevamenti intensivi di bestiame sono produttori feroci di polveri fini nell’aria (il 15,1% delle Pm10 italiane), ben più di fabbriche, auto e traffico sulle strade. L’assessore lombardo all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, ha reclamato più risorse dal Governo per sostenere l’impegno delle Regioni intossicate dal fenomeno.

In calo da anni
Le centraline che fiutano l’aria del bacino padano e della pianura veneto-friulana confermano che l’inquinamento è in riduzione da molti anni. Ogni anno l’aria del piano padano è sempre meno polverosa. L’emigrazione delle grandi industrie, la «terziarizzazione» e «dematerializzazione» dell’economia, le attività più sostenibili, le tecnologie migliori per produrre e per consumare — dagli impianti di riscaldamento ai motori dei veicoli — hanno tolto inquinanti dal Piemonte fino alla Venezia Giulia, dalla Valtellina fino alla Romagna.

Ormai sono impercettibili gli inquinanti di alta pericolosità che negli anni ’80 impestavano il respiro e per esempio in Lombardia rileva l’Arpa che «non sono stati registrati superamenti degli standard per benzene, monossido di carbonio e biossido di zolfo, ormai tutti su valori ben al di sotto dei limiti di legge». In calo veloce gli inquinanti tipici del diesel, come le polveri o il biossido di azoto.Purtroppo tende a restare costante l’inquinamento da ozono, un composto dell’ossigeno.

IL MONITORAGGIO DELL’ARPA

IL MONITORAGGIO DELL’ARPA

Divieti al traffico
Una ricerca degli scienziati dell’Rse aveva riscontrato tempo fa che nelle grandi città padane il 60-65% delle polveri fini è “importato” dall’hinterland, dalle autostrade esterne al centro abitato e alle campagne. Lo studio aveva rilevato anche che le polveri fini durano molti giorni (in media, le particelle hanno almeno una settimana di permanenza nell’aria), la sporcizia respirata oggi è quella prodotta a partire da Natale, e quindi i divieti al traffico non hanno effetti rilevabili in modo chiaro.

I nemici dell’aria
L’aria dell’Alta Italia è più sporca per due motivi. Primo motivo, è la parte più popolosa, industrializzata, trafficata e con l’agricoltura più intensiva del Paese. Secondo, fra alpi e appennini, il bacino è un accumulatore e non disperde l’aria, soprattutto d’inverno quando, per l’inversione termica padana, l’aria fredda più alta circonda e trattiene una falda di aria calda e sporca.

A ciò pare aggiungersi anche il cambiamento climatico. Va di moda attribuire qualsiasi nefandezza al riscaldamento globale, ma in questo caso il fenomeno del clima sembra un alleato dello smog padano e un nemico dei polmoni: i lunghi periodi di siccità paiono più ricorrenti e più lunghi, e se non piove e non c’è vento la sporcizia non viene ramazzata via.

Dalle Regioni
Torino ha dichiarato guerra ai motori diesel, accusati da tanti all’origine di molti inquinamenti. Alle limitazioni permanenti e al blocco dei diesel euro4, in vigore da giorni, si è sommato il blocco degli euro5. Diversa la scelta della Lombardia: «Escludo che la Regione Lombardia possa decidere di bloccare i diesel euro5», dice l’assessore lombardo Cattaneo. Il Veneto ha censito gli andamento del 2019 e ha rilevato che il valore annuale per il Pm10 è rimasto al di sotto dei limiti ma si registrano numerosi superamenti del limite giornaliero.

Per approfondire:
Ecomondo, inquinamento: le emissioni di gas serra non calano da cinque anni
Un igloo riproduce l’inquinamento delle città

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