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Lombardia a passo d’uomo: la crescita è un decimo rispetto al 2018

di Luca Orlando


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(Imagoeconomica)

4' di lettura

Avanti adagio, in modo inatteso. Nel terzo trimestre 2019 in Lombardia cresce la produzione industriale, sia su base congiunturale (+1,1%) che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,9%).

La variazione media dei primi tre trimestri dell'anno resta positiva di tre decimali, intensità di crescita pari a un decimo di quella dello scorso anno.

L'indice della produzione industriale sale a quota 111,8 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), recuperando il livello di inizio anno, ma ancora sotto il massimo pre crisi (pari a 113,3 registrato nel 2007).
Da un punto di vista settoriale registrano ancora una riduzione dei livelli produttivi 3 settori su 13: la siderurgia (-2,5% la variazione tendenziale) colpita dalla guerra dei dazi; il legno-mobilio (-0,5%); il tessile (-0,1%).

Tra gli altri settori, si registrano incrementi anche consistenti dopo il rallentamento dello scorso trimestre: abbigliamento (+6,0%); alimentari (+5,7%); pelli-calzature (+3,8%); carta-stampa (+3,1%); gomma-plastica (+2,0%); mezzi di trasporto (+1,8%). Registrano incrementi minimi i settori delle manifatturiere varie (+0,5%), della meccanica (+0,2%), della chimica (+0,1%) e dei minerali non metalliferi (+0,1%).

In termini geografici è evidente l’impatto del rallentamento dell’auto sulla filiera allargata della meccanica e dei beni strumentali. E non a caso sono proprio le province più specializzate in questi ambiti a presentare i risultati peggiori.

Nella media dei primi tre trimestri Monza, Bergamo, Brescia, Lecco e Varese sono le aree in arretramento, nel solo terzo trimestre Brescia cede l’1,8%, Monza l’1,7%, Bergamo lo 0,8%.

A prezzi correnti il fatturato per l'industria cresce ancora su base annua (+2,4%) riuscendo così a portare la crescita media dei primi tre trimestri al +2,0%. Come segnalato per la produzione, anche la crescita media del fatturato si attesta su un valore molto inferiore rispetto alla media del 2018 (+4,7%).

Gli ordinativi esteri dell'industria, dopo le difficoltà segnalate gli scorsi trimestri, registrano un incremento congiunturale dell'1,4% ma un dato tendenziale ancora vicino alla variazione nulla (+0,4%). La crescita media dei tre trimestri del 2019 rimane così ben lontana dal dato medio dello scorso anno (+4,9%). Gli ordini interni mantengono tassi di crescita minimi intorno allo 0,3% sia in ottica tendenziale che congiunturale, che non riescono a compensare i risultati negativi di inizio anno portando a una variazione media dei primi tre trimestri 2019 negativa (-0,2%), contro il +2,7% del 2018.

L'occupazione per l'industria presenta un saldo nullo. In questo trimestre tasso d'ingresso (2,4%) e tasso d'uscita (2,4%), entrambi in aumento, si compensano perfettamente. In calo il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 5,9% e la quota sul monte ore allo 0,6%.
Nell'artigianato il saldo occupazionale è negativo (-0,4%), in questo caso per via di un calo del tasso d'ingresso (2,2%) e un contestuale aumento del tasso d'uscita (2,6%). Stabile il ricorso alla CIG con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 2,6% e la quota sul monte ore allo 0,5%.

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione, dopo il miglioramento dello scorso trimestre, tornano negative riallineandosi alle aspettative sull'occupazione in progressivo deterioramento da alcuni trimestri. Peggiorano anche le aspettative per la domanda che si trovano in area negativa sia per quanto riguarda il mercato estero che per quello interno.

L'impressione - si legge nel rapporto di Unioncamere e Confindustria Lombardia - è che una leggera ripresa della domanda estera, oltre che ad un aggiustamento delle scorte, sia alla base di questi risultati che vanno però collocati in una prospettiva temporale più ampia.

Rispetto al passato, prendendo in considerazione la media dei dati tendenziali relativi ai primi tre trimestri dell'anno anche per contenere le anomalie insite nei dati relativi ai trimestri estivi, si evidenzia una forte caduta della velocità di crociera della produzione industriale che si colloca vicina allo 0,3% contro una media annuale del 2018 pari al 3,0%.

I commenti
«Questi risultati - commenta il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio - delineano un quadro congiunturale positivo ed in controtendenza rispetto all'ultimo trimestre ma mostrano anche qualche segnale di incertezza rispetto ai prossimi mesi. Incertezza che sembra mostrarsi anche sull'economia mondiale a causa dei rischi che incombono sul commercio internazionale, del rallentamento dell'economia tedesca e di altri elementi geo-politici ed economici come la Brexit e la crisi di alcuni Paesi.

«Il 2019 - spiega il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti - sarà un anno di stagnazione. L'economia regionale cresce infatti a ritmi molto inferiori rispetto agli ultimi 2 anni. Spero di essere smentito, ma si sta fermando il cuore manifatturiero della nostra Regione. Se non si faranno interventi straordinari per il rilancio dell'industria, rischiamo la deindustrializzazione del nostro paese. A livello nazionale i casi Ilva e Plastic tax sono l'emblema della totale mancanza di visione industriale da parte della politica. Sono tre gli ambiti nei quali si potrebbero sviluppare da subito progetti di politica industriale: economia circolare, infrastrutture/acciaio e automotive. Dalla Lombardia si alza un grido di allarme per la produzione industriale in continua caduta».

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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

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    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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