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Lombardia prima in Italia per spesa in Ricerca e Sviluppo

Nel 2019, prima del Covid, secondo Istat gli investimenti in questo campo superavano 5,3 miliardi di euro, oltre un quinto del totale di quelli nazionali

di Andrea Gianotti

(Adobe Stock)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Ricerca e Sviluppo, innovazione e introduzione di tecnologie 4.0: sembrano essere questi i driver di sviluppo per il futuro delle imprese. Già nel 2019, prima della crisi del Covid, secondo Istat la Lombardia era la prima regione italiana per spese in R&D. Una cifra che superava i 5,3 miliardi di euro, di cui 4,1 delle sole aziende, e la restante parte delle università (quasi 800 milioni) e altri 400milioni tra istituzioni pubbliche e no profit. La sola Lombardia, inoltre, contribuiva a oltre un quinto del totale degli investimenti nazionali in ricerca e sviluppo e nell'ultimo triennio considerato aveva visto aumentare le spese di circa l'8%. Il totale degli addetti equivalenti assegnati ad attività di R&D interna a tempo pieno (cioè considerando quante persone sarebbero impiegate se tutte fossero full time), in Lombardia era di 75mila unità, di cui 32mila ricercatori “puri”. Tra questi, tre su quattro lavorano in imprese.

Presenza femminile in linea con la media nazionale

La Lombardia si inserisce nei parametri di genere al livello della media nazionale, con una presenza femminile del 31% del totale, tuttavia ancora lontana da una parità effettiva. Nelle sole imprese, inoltre, questa percentuale è ancora più bassa, non arrivando a un'addetta su 4 nella regione e ancora meno, solo poco più di 1 su 5, considerando l'intero Paese. Sempre nella media nazionale è la presenza in Lombardia di ricercatori sul totale degli addetti, parametro che è un indizio dell'intensità e della specializzazione delle azioni di R&D: nella regione la percentuale è complessivamente del 44%, ma scende al 35% considerando le sole imprese.Una recente ricerca dell'ufficio studi di Banca Ifis traccia un quadro incoraggiante dell'innovazione nella manifattura. In Lombardia le imprese complessivamente considerate investono principalmente in sicurezza informatica, integrazione orizzontale, cloud e crm.

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Cybersecurty una priorità ma non per tutti

Quattro imprese su dieci hanno già adottato soluzioni per la cybersecurity, e altre due hanno dichiarato di volerle adottare nel prossimo biennio. Ma non è una priorità per tutti i settori: la meccanica e la chimica/farmaceutica sono quelli dove questa esigenza è più sentita, mentre la logistica e la food Industry ritengono meno prioritari questi investimenti.
Il cloud e l'integrazione orizzontale dei sistemi (cioè tra le diverse fasi produttive e i reparti aziendali) conquisteranno oltre una impresa su due, mentre nel crm (ossia quell'insieme di tecnologie e processi che riguardano già oggi un terzo delle aziende lombarde.
Fanno fatica invece ad inserirsi le tecnologie “di moda”, ma di cui evidentemente non viene vista una pratica implementazione a breve. Oltre alle nanotecnologie e materiali intelligenti, anche la realtà aumentata e i processi di prototipazione e simulazione digitale non salgono nelle agende degli amministratori delegati: solo il 16% dichiara che avrà adottato questa tecnologia entro il 2024. Poco meglio fanno le stampanti 3d (25%) e le tecnologie relative a big data, analytics e intelligenza artificiale: solo una impresa su dieci ne fa attualmente uso e non si raggiungerà il 30% nei prossimi due anni.

L’ADOZIONE DI TECNOLOGIE INNOVATIVE DELLE IMPRESE LOMBARDE
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I motivi che spingono le aziende? In cima c'è l'aumento dell'efficienza e della produttività per oltre il 50% di queste. A seguire, tra i driver si trovano il miglioramento della qualità della produzione e la gestione del magazzino. La gestione del personale (anche legata allo smart working) così come l'internazionalizzazione, invece, non fanno molta presa sulle imprese, visto che solo il 5% li cita come motivi dell'adozione di nuove tecnologie. Questo però nell'attesa di capire se gli sviluppi nello scenario globale, con la crisi derivante dall'invasione dell'Ucraina che da un lato ha alzato i costi di approvvigionamento delle materie prime e dell'energia e dall'altro ha chiuso il mercato russo, porteranno ad un ripensamento delle scelte nelle priorità delle imprese.

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