Congiuntura

Lombardia spinta dai nuovi ordini

Boom di commesse nel primo trimestre. Produzione avanti adagio rispetto a fine 2020 ma le stime migliorano. Bonometti: «Vaccini anche ai lavoratori».

di Luca Orlando

(Ridvan - stock.adobe.com)

3' di lettura

Settantaquattro giorni, quasi due mesi e mezzo contando anche sabati e domeniche. Lo scatto in avanti del periodo di produzione assicurata, arrivato anche ben oltre la media del 2019, periodo pre-Covid, è la nota più lieta dell'ultima rilevazione sull'economia lombarda. L'analisi di Unioncamere Lombardia è in realtà fatta di luci ma anche ombre, con la produzione del primo trimestre in grado di lievitare solo di qualche decimale (+0,2%) rispetto al periodo precedente. Se il rimbalzo tendenziale (+8,7%) era statisticamente atteso, la sua ampiezza non basta comunque a chiudere il gap con i livelli precedenti, dopo il tonfo di oltre dieci punti del periodo gennaio-marzo 2020.

Se però in termini produttivi la ripresa è ancora in parte di là da venire, indicazioni più confortanti arrivano in termini prospettici, guardando anzitutto agli ordini. In crescita a doppia cifra su base annua tanto in Italia che all'estero ma in progresso di oltre un punto anche rispetto al periodo precedente. Commesse superiori ai livelli medi anche del 2019 e che vanno appunto a saturare la produzione per molte settimane, alimentando inoltre l'ottimismo delle imprese. Le attese degli imprenditori sull'andamento della domanda mostrano un deciso miglioramento, così come accade per le previsioni sulla produzione del secondo trimestre, dove gli ottimisti superano ampiamente coloro che invece esprimono riserve e stime negative.

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Se è vero che la velocità di crociera in termini di confronto congiunturale non pare eccelsa, è evidente tuttavia il progressivo ritorno alla normalità in termini produttivi: l'utilizzo della capacità degli impianti sale infatti a ridosso del 74%, un paio di punti abbondanti oltre i livelli di fine 2020 e non distante da quanto accadeva nel 2019.

Più ampio rispetto alla produzione è il recupero del fatturato, legato anche al decumulo delle scorte immagazzinate nei periodi precedenti e rimaste in parte invendute: il balzo annuo è dell'11,1%. Rispetto al livello medio del 2019, tuttavia, l’industria sconta ancora un gap vicino ai cinque punti. .

Livelli ancora non raggiunti anche in termini di output.

«Nonostante i consistenti rimbalzi tendenziali della produzione - spiega il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio - la ripresa è insufficiente per tornare ai livelli produttivi pre-crisi. Per raggiungerli l'industria deve ancora recuperare 2,3 punti percentuali rispetto alla media del 2019 e l'artigianato ben 11,3 punti».

Una ripresa, peraltro, che non è ancora corale, come si evince dalla lettura più fine dei dati settoriali. Che a fronte di crescite a doppia cifra per comparti chiave come meccanica, siderurgia e mezzi di trasporto, presentano ancora segni meno per tessile e abbigliamento, così come accade anche per l'alimentare.

I migliori risultati sono per chimica, mezzi di trasporto e gomma-plastica, in grado di aumentare la produzione non solo rispetto al primo trimestre 2020 ma anche rispetto alla media del 2019.

Tra i nodi da affrontare, il più rilevante riguarda le forniture, con la quota di aziende che segnala problemi di approvvigionamento quadruplicata (23,7%) rispetto a metà 2020. La giacenza di materie prime è inoltre considerata insufficiente, con i giudizi negativi a superare le situazioni di tranquillità (saldo a -6,9, dal quasi livello zero di fine 2020)

«E' una delle principali preoccupazioni - spiega il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti - perché i rincari delle materie prime rischiano di compromettere fortemente la ripartenza della produzione oltre a rendere meno competitivi i prodotti». Altro tema su cui, al contrario di quello legato alle supply chain, un intervento risolutivo è possibile a livello politico, è quello dei vaccini. «Dopo l'inversione di tendenza nell'erogazione regionale - aggiunge Bonometti - anche il sistema produttivo deve avere la possibilità di dare un ulteriore impulso per ritornare alla normalità. Le imprese hanno dato da subito la disponibilità a vaccinare i propri dipendenti a proprie spese presso le loro sedi. Dopo le categorie fragili anche i lavoratori hanno il diritto di essere vaccinati velocemente. Occorre una risposta chiara e precisa di Governo e Regione su quando avranno questa possibilità».

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