Rivelazione del «Guardian»

Londra, Casa Reale esentata dalle leggi anti-razziste

Le rivelazioni pubblicate da un quotidiano britannico hanno riacceso il dibattito sul presunto razzismo della famiglia reale

di Nicol Degli Innocenti

(AFP)

2' di lettura

La Casa Reale britannica per decenni ha bandito “immigrati di colore e stranieri” dal lavorare per la Regina, se non come addetti alle pulizie. Le rivelazioni pubblicate oggi da un quotidiano britannico hanno riacceso il dibattito sul presunto razzismo endemico della famiglia reale. La polemica era stata scatenata dalle lamentele del principe Harry e della moglie Meghan, che in un'intervista televisiva avevano parlato apertamente di discriminazione.

Mentre la Bbc e gran parte dei media britannici oggi dedicano grande spazio all'annuncio dei dettagli del Giubileo di platino del prossimo anno, le celebrazioni per i 70 anni di regno di Elisabetta II, The Guardian ha pubblicato documenti inediti che rivelano l'atteggiamento discriminatorio della Casa Reale in passato.Nel mirino non c'è mai la Regina ma i suoi consiglieri e segretari, responsabili della scelta degli impiegati della Casa Reale, che almeno fino al 1970 hanno escluso minoranze etniche.

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Secondo i documenti pubblicati dal Guardian, che i giornalisti hanno trovato negli Archivi di Stato, nel 1968 Lord Tryon, responsabile della gestione finanziaria della Casa Reale, aveva scritto esplicitamente che “non è nostra pratica impiegare immigrati di colore o stranieri” per impieghi in ufficio o amministrazione, ma aveva aggiunto che era loro concesso lavorare come personale di servizio, addetti alle pulizie e collaboratori domestici.Buckingham Palace non ha voluto fare commenti o rivelare se e quando il divieto è stato revocato, ma ha detto che rappresentanti di minoranze etniche hanno lavorato per la Casa Reale negli anni Novanta.

The Guardian sottolinea anche come la Regina e la Casa Reale siano tuttora esentati dal rispettare le leggi britanniche contro la discriminazione sessuale o razziale. L'esenzione è iniziata negli anni Settanta e resta tuttora in vigore. Questo vuol dire che dipendenti della Casa Reale non possono fare ricorso per discriminazione utilizzando le norme in vigore.I consiglieri della Casa Reale avrebbero anche interferito nella formulazione delle leggi anti-discriminazione, appellandosi all'antica consuetudine del “consenso della Regina”. Secondo Buckingham Palace è solo una formalità ma in realtà, secondo il Guardian, il consenso reale è stato utilizzato per modificare il testo di alcune leggi, come quella contro la discriminazione nei posti di lavoro anche domestici, per tutelare Elisabetta II da eventuali ripercussioni negative.Nel 1997 Buckingham Palace aveva ammesso di essere esente dall'obbligo di monitorare sesso e provenienza etnica dei dipendenti per rispettare la legge sulle pari opportunità.

Oggi un portavoce ha dichiarato che “sia la Sovrana che la Casa Reale rispettano gli obblighi imposti dalla Legge sull'uguaglianza sia in principio che in pratica e questo si può vedere nelle pratiche di diversità, inclusività e dignità sul lavoro nella Casa Reale”.Buckingham Palace ha mantenuto il riserbo sulle accuse di razzismo lanciate dal principe Harry e dalla moglie, ma il principe William, fratello di Harry e numero due nella linea di successione al trono dopo il padre Carlo, ha dichiarato categoricamente che “la famiglia reale non è razzista”.

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